
Il tonno in scatola fa male: ecco la marca che fa male al cuore, al fegato e alla memoria
Il tonno conservato può rappresentare un rischio per la salute se scelto senza attenzione. Alcune marche di tonno in scatola, per via dei metodi di lavorazione o della provenienza della materia prima, possono contenere livelli più elevati di mercurio e additivi discutibili. Questi elementi, se assunti con regolarità, hanno effetti negativi soprattutto su cuore, fegato e memoria. Scoprire quali rischi comporta il consumo abituale e quali marche sarebbe meglio evitare permette di tutelare il benessere personale e della famiglia.
Quali sono i rischi per la salute associati al tonno in scatola?
Il tonno in lattina è pratico, economico e molto consumato in Italia. Tuttavia, rappresenta una delle principali fonti di esposizione alimentare al mercurio, soprattutto nelle varietà di tonno più grandi, che accumulano questo metallo pesante nella carne. Il mercurio può danneggiare il sistema nervoso e aumentare il rischio di malattie cardiovascolari. Inoltre, alcune marche utilizzano additivi come esaltatori di sapidità, zuccheri o oli di bassa qualità, che possono appesantire il fegato e contribuire a disturbi metabolici.
Il rischio non riguarda solo il mercurio: la presenza di elevate quantità di sale può favorire l’ipertensione, mentre l’uso di lattine non prive di bisfenolo A (BPA) può esporre a sostanze potenzialmente nocive per il sistema endocrino. In Italia, il consumo pro capite di prodotti ittici in scatola ha superato i 2 kg annui per persona, con il tonno al primo posto tra le preferenze. Una tale diffusione rende ancor più importante fare attenzione alla qualità e alla provenienza di ciò che si porta in tavola.
Quali marche di tonno in scatola sono sconsigliate dai nutrizionisti?
Gli esperti di nutrizione mettono in guardia dalle marche che non specificano chiaramente la provenienza del pesce o che impiegano olio di semi raffinato, spesso ricco di grassi trans. Sono inoltre da evitare quei brand che presentano valori di sodio superiori a 1,2 grammi per 100 grammi di prodotto o che, in etichetta, includono additivi come glutammato monosodico o zuccheri aggiunti.
- Evita le confezioni che non riportano con chiarezza la zona di pesca (ad esempio, solo la dicitura “oceano Atlantico” senza area FAO specifica).
- Scegli solo prodotti che indicano “tonno a pinne gialle” o “tonnetto striato”, più piccoli e meno esposti all’accumulo di mercurio.
- Diffida delle lattine che riportano una lista ingredienti troppo lunga: il tonno di qualità ne ha solo due o tre.
I nutrizionisti suggeriscono di preferire le aziende che certificano metodi di pesca sostenibili e lavorazione senza aggiunta di conservanti o aromi artificiali. Il tonno in scatola di bassa qualità, oltre a essere meno gustoso, può risultare più dannoso per il cuore e il fegato.
Come il mercurio nel tonno influisce sul cuore e sul fegato?
Il mercurio è un metallo pesante che si accumula nei tessuti dei pesci predatori, come il tonno. Secondo analisi di laboratorio, il tonno in scatola può contenere fino a 0,3 ppm (parti per milione) di mercurio, una quantità che, se assunta regolarmente, può superare i limiti di sicurezza alimentare raccomandati dalle autorità sanitarie.
L’assunzione cronica di mercurio è stata collegata a un maggiore rischio di malattie cardiovascolari, poiché interferisce con il metabolismo lipidico e favorisce processi infiammatori nelle arterie. Anche il fegato, organo deputato alla detossificazione, subisce un carico maggiore, che può trasformarsi in steatosi o alterazioni delle funzionalità epatiche. Non solo: il mercurio è neurotossico e può ridurre le capacità cognitive, in particolare memoria e concentrazione, soprattutto nei bambini e negli anziani.
Dati e raccomandazioni sul consumo di tonno in scatola
L’Organizzazione Mondiale della Sanità suggerisce di non superare 1-2 porzioni di tonno in scatola a settimana per gli adulti, quantità che scende a una sola porzione per bambini e donne in gravidanza. Un consumo più elevato espone a un accumulo progressivo di mercurio nell’organismo, con possibili danni a lungo termine.
Quali alternative salutari al tonno in scatola esistono?
Non devi rinunciare al piacere del pesce: esistono valide alternative ai prodotti ittici in scatola di dubbia qualità. Puoi optare per tonno fresco pescato in aree certificate, sgombro in scatola (generalmente meno contaminato da mercurio), sardine o acciughe, tutte fonti eccellenti di omega 3 e proteine, ma con un profilo di rischio molto più basso.
- Scegli pesce azzurro locale, fresco o surgelato, per limitare l’esposizione a contaminanti ambientali.
- Prova alternative vegetali ricche di proteine, come ceci, lenticchie e tofu, soprattutto se segui una dieta varia.
- Alterna il consumo di tonno in lattina con altre fonti di omega 3: noci, semi di lino e olio extravergine d’oliva.
Variare le fonti di proteine consente di ridurre drasticamente il rischio derivante dall’accumulo di mercurio e migliora la qualità della dieta.
Come leggere le etichette del tonno in scatola per una scelta consapevole?
Saper leggere l’etichetta è il primo passo per un acquisto sicuro. Controlla sempre che sia indicata la specie di tonno: evita i prodotti generici e preferisci quelli che riportano “tonnetto” o “skipjack”. La zona FAO di pesca è fondamentale: alcune aree sono più controllate e meno inquinate di altre.
- Verifica la presenza di sale: scegli prodotti con meno di 1 grammo di sale per 100 grammi.
- Evita ingredienti aggiuntivi come zuccheri, aromi o esaltatori di sapidità.
- Scegli confezioni che dichiarano “senza BPA” per ridurre l’esposizione a sostanze dannose.
- Controlla che l’olio utilizzato sia extravergine d’oliva, non oli raffinati o di semi.
Se segui questi consigli, puoi ridurre notevolmente i rischi del consumo di tonno in scatola e continuare a gustarlo in sicurezza, senza compromettere la salute di cuore, fegato e memoria. Ricorda: la chiave sta nella scelta informata e nella moderazione.
Valentina Greco
Psicologa Clinica, Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
Psicologa iscritta all'Albo della Regione Lombardia e Psicoterapeuta ad orientamento Cognitivo-Comportamentale. Lavora da 8 anni con pazienti affetti da disturbi d'ansia, stress lavoro-correlato e disturbi del comportamento alimentare. Conduce gruppi di mindfulness e collabora con strutture sanitarie pubbliche per progetti di prevenzione del disagio psicologico.