Lunedì 22 Aprile 2019

Zucchero “griffato” Caritas per i bar senza macchinette

Un bar senza le slot ha più spazio per le persone. E può ricevere anche un “premio” particolarmente dolce da parte della Fondazione Caritas. Infatti nei prossimi giorni i volontari della Fondazione distribuiranno nei locali cittadini privi di macchinette “mangia soldi” un rifornimento di bustine di zucchero e di tovagliolini griffati “no slot”. Un premio che lunedì scorso è stato consegnato direttamente da Riccardo Tacconi, presidente della Fondazione, alle bariste di Palazzo del Moro. Un modo per premiare chi non ha scelto di non scommettere sulle debolezze di chi sa resistere a tutto, tranne che alle tentazioni. Inoltre lo zucchero e i tovaglioli riportano il numero di telefono del centro d’ascolto della Fondazione Caritas di Vigevano composto da un’equipe di psicologi giovani, preparati e perennemente in guerra contro questa nuova e sottovalutata dipendenza. In trincea contro la ludopatia ci sono Simone Vullo, Laura Saino, Silvia Trainini e Ivan Giacomel. Davanti ai loro occhi sono passati casi di ogni genere, accomunati ca un unico denominatore comune: la febbre del gioco non perdona ed è in grado di distruggere intere famiglie. “Il lavoro della Fondazione per limitare i tragici effetti del gioco patologico – spiega il presidente Riccardo Tacconi - è iniziato sin dalla sua nascita, nel 2012. Da allora siamo in prima linea e nel corso di questi dodici mesi abbiamo anche potuto usufruire di un finanziamento regionale che ci ha consentito di portate a termine numerosi progetti che hanno coinvolto oltre 50 Comuni e una popolazione di circa 150mila abitanti. Il servizio di ascolto e supporto psicologico è assolutamente gratuito e offerto con totale rispetto dell’anonimato”. Poi c’è il lavoro di prevenzione svolto nelle scuole. Gli studenti delle medie e delle superiori sono tra i soggetti “sensibili” e considerati più a rischio. Le difficoltà che i giocatori patologici dovono superare sono principalmente due. In primo luogo devono ammettere la presenza della loro dipendenza. Un passaggio indispensabile e complicato. In secondo luogo c’è la difficoltà di vincere il senso di vergogna. Senza una presa di coscienza non si arriverà mai ad una richiesta di aiuto. “Agli incontri individuali spiega Simione Vullo – in quest’ultimo anno hanno partecipato solo 11 persone, sicuramente una minima parte rispetto ai soggetti affetti da ludopatia che ci possono essere in una città di oltre 15mila abitanti. Proprio per questo è fondamentale l’auto di parenti e amici che possono spingere chi ne ha bisogno verso il nostro centro”.  La posta in palio è altissima. Le principali conseguenze del gioco patologico sono di natura economica (quasi tutti i giocatori accumulano debiti) e di natura sociale (i giocatori perdono le amicizie e disgregano la famiglia). 

Luca Degrandi © Riproduzione riservata