Mercoledì 11 Dicembre 2019

Viviamo su una bomba ecologica

Emergenza Bertè: Futuro sostenibile accusa

Un bomba ecologica che potrebbe “esplodere” da un momento all’altro. Sono passati 17 mesi da quando il cielo della Lomellina venne oscurato dall’enorme nuvola nera sprigionatasi dall’incendio scoppiato nel maxi deposito di rifiuti della ditta “Fratelli Bertè”. Nel frattempo, tra il sequestro dell’area e le indagini delle autorità competenti, c’è stato spazio anche per un secondo rogo. E pericoli ambientali restano elevatissimi. Il bilancio della situazione recita: due enormi incendi e nessuna bonifica, nessuna spiegazione e nessuna soluzione. Eppure è difficile “dimenticare” o fingere di non vedere l’immensa montagna di oltre 17mila metri cubi di materiale combusto. E a suonare un campanello d’allarme, ancora una volta, ci pensa l’Associazione Futuro sostenibile in Lomellina che richiama al dovere Arpa e tutti gli enti pubblici con il grido: fate qualcosa, e in fretta! “Tutti ricordiamo il grande clamore suscitato dalla vicenda- ripercorre la storia Alda La Rosa - con articoli riportati su tutti i giornali locali e nazionali, riprese televisive trasmesse per giorni, la visita di autorità politiche ed amministrative concordi nel ritenere gravissima la situazione e conseguentemente la necessità di un pronto e risolutivo intervento, l’azione della magistratura che diede il via a un’indagine sulle cause del rogo e le responsabilità pregresse. Ebbene a tutto questo clamore e a tutte queste calde promesse volte a rassicurare i cittadini di Mortara e dei paesi limitrofi non si è ancora data una risposta adeguata. Ci sembra giusto quindi, proprio per la funzione che ci compete come libera associazione di cittadini attenti alle problematiche ambientali e sanitarie del nostro territorio, risollevare questo problema che, in modo consapevole o meno, si tende a mettere nel dimenticatoio procrastinandone la risoluzione a tempi indefiniti”. 

Esiste un “monumento” ingombrante di 17mila metri cubi che dovrebbe allarmare tutti. La massa di ciò che resta dell’incendio del 6 settembre 2017 e del secondo incendio del 22 giugno 2018 è ancora lì, intatta ed incombente dietro i cancelli di via Fermi, soggetta alle intemperie, senza alcun tentativo non diciamo di sgombero definitivo ma almeno di messa in sicurezza temporanea. “Da tale cumulo  - presegue Alda La Rosa - esce sicuramente percolato che si infiltra nel terreno e poi nella falda freatica sottostante così come siamo altrettanto certi che, soprattutto nelle giornate ventose, il pulviscolo si stacchi dai rifiuti combusti e impregni l’aria circostante. Di che natura sono le componenti del percolato e del pulviscolo?  Sono presenti elementi chimici che possano danneggiare l’ambiente circostante e la salute soprattutto di chi vive e lavora in prossimità? Esiste una seppur remota possibilità che tali fenomeni rappresentino un reale pericolo per i cittadini? Che cosa si sta facendo per monitorare ed intervenire su questo problema? Queste domande non dovrebbero lasciar dormire sonni tranquilli a coloro che dovrebbero vigilare ed intervenire al fine di evitare che danni irreparabili siano poi portati alla luce con colpevole ritardo”. 

Le autorità preposte a livello regionale attraverso le strutture competenti, Arpa in primis, provinciali, locali, sindaco e assessori per primi, sanitarie e giudiziarie non possano consentire che questa situazione continui indefinitamente. L’esperienza insegna che questa molteplicità di soggetti, a cui competono aspetti settoriali della risoluzione del problema, si cullano in una sostanziale deresponsabilizzazione individuale. Ognuno, chiamato a giustificarsi, sostiene di aver svolto quanto di propria competenza e rimanda ad altri la palla circa la non realizzazione dei passaggi successivi. Questo gioco non può valere quando si tratta della vita delle persone e dell’habitat di oggi e di domani. “Noi chiediamo con forza  - conclude l’Associazione - che ognuno si assuma in pieno la propria responsabilità e agisca di conseguenza, che solleciti le diverse controparti denunciando eventualmente ritardi e difficoltà prodotte nell’iter di risoluzione del problema e che la cittadinanza sia sempre informata di ciò che è stato fatto e di ciò che non si è riusciti a fare. Un ultimo appello lo rivolgiamo all’autorità giudiziaria competente. Pur conoscendo le problematicità che caratterizzano la struttura preposta a garantire la legalità e la giustizia a tutti i cittadini, convinti che la garanzia della salute di un consistente numero di persone rappresenti il primo fondamentale obiettivo di tutto l’apparato pubblico, tra cui la Magistratura, chiediamo che venga accelerata, con tutte le garanzie processuali possibili, l’azione investigativa e giudiziaria individuando le eventuali responsabilità personali e mettendo definitivamente  in sicurezza l’area, anche attraverso un’azione coattiva. Futuro sostenibile in Lomellina ritornerà a scadenze prestabilite sull’argomento dando atto delle azioni che i vari soggetti realizzeranno e indicando carenze e ritardi ingiustificati”.

Luca Degrandi © Riproduzione riservata