Martedì 12 Novembre 2019

Violenze in casa, bimbi da difendere. Ma la madre minaccia di uccidersi

Sindaco disperato: “Qui si rischia di fallire”

Quando le assistenti sociali si sono presentate alla sua porta per prendere 5 dei suoi 6 figli, la donna ha minacciato di tagliarsi la gola con un coccio di vetro. Solo l’intervento dei carabinieri di Sartirana e di Zeme, della polizia locale e del sindaco Franco Berzero l’ha riportata alla calma, evitando che commettesse qualche sciocchezza. L’episodio di venerdì mattina rappresenta il culmine di una situazione di degrado e violenza domestica che andava avanti da tempo. Le assistenti sociali erano lì per prendere in carico i 5 minorenni, dall’età compresa tra i 5 e i 12 anni. Il primogenito di 14 è rimasto a casa coi genitori. Il figlio minore era in casa, gli altri a scuola a Candia dove sono stati prelevati. La coppia è di origine romena, lei ha 39 anni. Sembra che negli ultimi mesi la situazione in famiglia fosse precipitata a causa dell’alcolismo dell’uomo e delle sue violenze continue contro la moglie. Molti raccontano delle urla e dei rumori che chi passava in via Trinità sentiva provenire dalla casa, così come dell’arrivo periodico delle ambulanze e dei carabinieri. La moglie chiamava i militari, ma poi aveva paura di firmare la denuncia. Proprio per questo le assistenti sociali avevano informato il Comune e il pubblico ministero. Venerdì mattina era arrivata la disposizione del tribunale dei minori per portare i bambini in una comunità protetta. Un allontanamento immediato. 

“Questa famiglia – aggiunge il sindaco Franco Berzero (nella foto) – non è residente a Breme. Fino a qualche mese fa lui lavorava a Mortara e si erano insediati nella casa del datore di lavoro, che poi è morto in un incidente. Sono rimasti senza casa e hanno di fatto occupato questo alloggio a Breme. La residenza è in un altro Comune. Di fatto nessuno lavora, sarebbe impossibile per loro trovare un affitto anche se lui percepisce il reddito di cittadinanza. L’uomo beve, beve forte, è un padre padrone che decide tutto lui. La mia speranza è che non abbia mai alzato le mani sui figli”. Nei mesi scorsi i bambini erano già stati allontanati, ma il padre aveva promesso di disintossicarsi e di recarsi al Sert di Vigevano. Promesse da marinaio. Anzichè recarsi al centro di cura per le dipendenze, era già ubriaco dal mattino (come riferiscono Berzero e altri testimoni) e quando andava trattava male tutti. Il culmine è stato venerdì. 

“Quando la signora – continua Berzero – aveva capito che le assistenti sociali erano lì per prendere il bambino di 5 anni, ha rotto una bottiglia di vetro minacciando di farsi del male col collo della bottiglia, gridando come una pazza. Tutto è durato un’ora e mezza. I carabinieri sono stati pazienti. Sono riusciti ad aprire il cancello ed entrare”. 

La donna è stata poi sottoposta al trattamento sanitario obbligatorio, venendo  dimessa poco dopo. I bambini si trovano in una comunità protetta.

Adesso il Comune di Breme, 700 abitanti, ha sul groppone cinque minorenni a cui pagare le spese nella comunità protetta dove si trovano. Una situazione che rappresenta uno spauracchio per ogni sindaco, in questi tempi di bilanci a quota zero. Talmente risicati da far storcere il naso anche quando si tratta di assicurare un futuro a dei bambini incolpevoli provenienti da famiglie disagiate.

“Adesso Breme rischia il dissesto finanziario – protesta il sindaco Franco Berzero – perché non abbiamo in nessun modo la possibilità di poter pagare queste spese. Oltretutto questa famiglia non ha neanche la residenza a Breme. Ma anche se facessimo a metà con l’altro Comune sarebbe comunque un problema. Lo stato prima taglia i fondi ai Comuni, negli ultimi anni quasi del 50 per cento, poi pretende che si facciano carico di tutto. Non è sostenibile”. 

La spesa è superiore ai 50 mila euro considerando il contributo dei piani di zona (che comunque, come sottolinea il primo cittadino, arrivano in ritardo). Qualche settimana fa il Comune di Breme approvò una delibera votata all’unanimità in cui chiede al governo che venga cambiata la normativa, e che siano lo Stato o le Regioni a farsi carico delle rette dei minori istituzionalizzati, lasciando agli enti locali solo le mansioni di segnalazione dei casi e di monitoraggio degli stessi. “Ci sono Comuni che hanno sul groppone anche un milione di euro di spese all’anno – conclude Berzero – e adesso sono costretto ad alzare al massimo le tasse comunali. Ma presto neanche questo sarà più sufficiente”.


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