Martedì 21 Settembre 2021

Vigevano: alla Moreschi 39 operaie in mobilità “Non penalizzate le madri di famiglia”. Licenziamenti alla Silvy

Si conoscerà dopo lunedì 22 il destino delle 39 operaie in mobilità al calzaturificio Moreschi, mentre un’altra industria legata alla scarpa vigevanese, il suolificio Silvy, ha licenziato 13 dipendenti rimanendo quasi senza personale. 
Una nuova assemblea sindacale nell’azienda nata nel 1946 e di proprietà di Gianbeppe Moreschi, uno dei simboli della città, che segue quella di giovedì scorso, vedrà i sindacati chiedere la cassa integrazione straordinaria. Sarebbe l’unico modo per salvare i posti di lavoro in un reparto-cardine dell’azienda, che sarebbe fortemente ridotto. 
I dipendenti totali di Moreschi sono 266. Tra questi la mobilità sarebbe per 36 orlatrici e 3 scarnitrici, per una ristrutturazione del reparto. 
“Noi ovviamente lottiamo per conservare i posti di lavoro – dichiara il sindacalista della Cgil, Michele Fucci – e sappiamo che l’azienda avrebbe in corso un piano di risanamento. Con la cassa integrazione straordinaria ci sarebbe spazio per un ricollocamento. Ma solo dopo l’assemblea del 22 si saprà qualcosa di certo”.  Un annuncio, quello della mobilità, che ha sorpreso molti, proprio perché Moreschi è uno dei marchi più noti dell’industria calzaturiera vigevanese, oltre che uno degli ultimi rimasti e un prodotto di eccellenza del “Made in Italy” riconosciuto da tutti per la qualità delle sue calzature. Intanto l’umore delle operaie è cupo e non mancano rabbia e scetticismo. “La sensazione – dichiarano alcune di loro – è che sia stato penalizzato un solo reparto dell’azienda, totalmente femminile. Noi però vediamo che il lavoro non manca, viene esternalizzato a giunterie indipendenti sia in Italia sia all’estero. Non vorremmo che sia un tentativo di abbattere i costi senza considerare le persone, gente che è stata sempre fedele all’azienda a volte da decenni. Abbiamo chiesto di incentivare nell’ambito dei tagli chi era più vicino al pensionamento, in modo da non penalizzare le madri con figli in età scolastica, e spalmare i restanti lavoratori negli altri reparti dell’azienda pur cambiando mansione. Ma per adesso tutto questo non è stato accolto”.

Davide Maniaci © Riproduzione riservata