Giovedì 12 Dicembre 2019

“Vi racconto la mia vita, in guerra contro il flagello dei bracconieri”

Una vita dedicata all’antibracconaggio. Il suo lavoro è quello di stanare i cacciatori di frodo e denunciarli all’autorità, di rimuovere le trappole e di fare informazione. 
Per queste ragioni hanno tentato di ucciderlo più di una volta, tirandogli pietre dall’alto e sparandogli mentre guidava l’automobile. Sono solo in sei in Europa i professionisti del Cabs, acronimo di “Committee Against Bird Slaughter” (dal tedesco “Komitee gegen den Vogelmord”, traduzione di “Comitato contro il massacro degli uccelli”) e uno di loro vive a Borgolavezzaro, l’unico italiano. È un antropologo che non vuole rivelare la sua identità per salvaguardare anche la sua famiglia, ma racconta la sua storia in uno dei gruppi più attivi, da alcuni definito anche “estremista”, contro la caccia di frodo. Contrariamente a quanto molti credono, gli animali vittime dei bracconieri sono quasi sempre gli uccelli e non i mammiferi, soprattutto in Lombardia. 
“A 18 anni – racconta l’uomo – sono entrato in contatto con la “Lega per l’abolizione della caccia”, mentre nel 2009 sono diventato volontario del Cabs, un gruppo nato in Germania negli anni ’70. L’ufficio è a Bonn. Qualche anno dopo ho iniziato a lavorare per loro. Oltre ai sei impiegati contiamo su un centinaio di volontari e ci finanziamo unicamente con le donazioni. Il continente in cui il fenomeno del bracconaggio è più forte è proprio l’Europa e riguarda quasi solo gli uccelli. I motivi sono tre: mangiarli, impagliarli, semplice divertimento. Durante un lavoro a Malta siamo riusciti a salvare una cicogna, ma è stata l’unica che ce l’ha fatta sulle 18 dello stormo. Le altre sono state uccise tutte”. 
Anche la Lomellina, così come le altre province della pianura lombarda, è terra di passaggio degli uccelli migratori, che poi prendono la via delle Alpi e dell’Europa settentrionale nei mesi caldi. Molti di loro sono protetti da una legge del 1992, la 157, ma a non tutti interessa. L’uomo insieme ai suoi colleghi, mediante un database dettagliatissimo, conosce il territorio, i luoghi di caccia, i cacciatori recidivi e accompagna i carabinieri forestali sul posto. Inoltre, dopo una sentenza della Corte di Cassazione (la 46156 del 2016) possono anche usare droni e fototrappole, oltre al buon vecchio metodo di trovare le varie trappole e rimuoverle. Come gli archetti, strumenti tenuti in tensione da una corda dove l’uccello, attirato da bacche messe apposta, si appoggia e rimane incastrato per le zampe. Sono proibiti da decenni, li usano in tanti.
Le vittime maggiori sono i pettirossi, una specie protetta. E non sempre la politica fa il suo dovere. “Molti politici – continua l’anti-bracconiere – sono anche cacciatori, inoltre c’è una forte pressione da parte dei commercianti di armi. Accade soprattutto nel bresciano, zona di passaggio degli uccelli che convogliano nelle valli. Un giorno a Lumezzane abbiamo trovato una marea di reti su un sentiero del Cai. Ci sono state 7 denunce, ma l’indomani l’allora ministro dell’agricoltura ha richiamato… noi. Bisogna immaginarci come le guide pellerossa, che conoscono il territorio alla perfezione ma non piacciono a tutti”. Alcuni proprio li odiano. Sempre nei dintorni di Brescia l’antropologo ha rischiato di prendersi dei piombini in faccia: stava guidando, qualcuno ha preso la mira e ha sparato sull’auto in corsa, fortunatamente mancando il bersaglio. Un’altra volta una sassaiola lo ha raggiunto dall’altro mentre liberava dei tordi dagli archetti: lui e i suoi compagni sono fuggiti con gli uccelli in mano. Proprio tra Bergamo e Brescia il problema è più urgente, sia per le tante armi e per i tanti cacciatori, sia perché da quelle parti si mangiano “polenta e osei” o lo spiedo, pezzi di carne (soprattutto di pennuto) infilzati e arrostiti sul fuoco. Molti, nonostante tante specie non si possano più cacciare, non vogliono rinunciarvi. 
“Inoltre la Lombardia – prosegue il membro del Cabs – è l’unica regione italiana che permette ai cacciatori di battere un territorio vastissimo, grazie a “permessi aggiuntivi” fuori dalla propria Provincia. Francamente non mi sembra che le autorità siano tutte dalla stessa parte”. Il servizio di “anti-bracconaggio”, protagonista anche del film Emptying the skies diretto dai fratelli Kass, è attivo anche in Lomellina, soprattutto nella zona tra Robbio e Confienza in questo periodo, quello della migrazione autunnale che si trascina fino a novembre, oltre che da marzo a maggio durante lo svezzamento. 
“Chi dà più problemi – conclude – sono proprio i bresciani, che arrivano qui forti del lassismo di Regione Lombardia. Borgolavezzaro è già Piemonte e non accade, ma il confine è vicino. Noi li osserviamo, loro ci conoscono, qui sono meno spavaldi e spesso scappano. E’ una sorta di “guardie e ladri”. 
Noi non possiamo permettere che piccoli uccelli protetti vengano uccisi senza motivo. Ricordo che chi caccia di frodo rischia multe salatissime e se è sprovvisto di licenza anche la denuncia per furto venatorio”.

Davide Maniaci © Riproduzione riservata