Giovedì 20 Giugno 2019

“Venerdì per il futuro”, tra i giovani qualcosa si muove...

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  • 12 Giugno 2019

Rivoluzione o cagata pazzesca? È lecito porsi domande del genere quando si parla di “Fridays for future”. 

Ma cos’è questo benedetto “Venerdì per il futuro?”. Si tratta sostanzialmente di un movimento di protesta formato da studenti che, tramite pacifiche manifestazioni, chiedono a gran voce una manovra attua a prevenire il surriscaldamento globale. 

A capitanare le centinaia di migliaia di giovani provenienti da tutto il mondo, c’è la ormai celeberrima Greta Thunberg, attivista svedese di appena 16 anni. La piccola Greta è un po’ il simbolo della contestazione: ad agosto 2018 decide di non andare più a scuola fino alle elezioni legislative di settembre, e passa i suoi giorni fuori dal parlamento di Stoccolma con il suo cartellino che recita “Skolstrejk for klimatet” (sciopero della scuola per il clima). Terminate le elezioni sceglie di continuare l’astensione ma in modo diverso, e ogni venerdì (da qui “Fridays for future”) manifesta il suo malcontento con il supporto di migliaia di ragazzi. Anche in Italia il movimento ha raggiunto un consenso pazzesco, numerosi cortei hanno animato le piazze di Roma, Milano, Taranto, Firenze e Bologna. 

Da troppo tempo nel Belpaese mancava questo attivismo giovanile e solo il fatto che si stia mobilitando qualcosa è un bene. Siamo storicamente un popolo di ribelli: sempre riguardo rivoluzioni di scolari, ricordiamo il Sessantotto con la battaglia per i diritti umani e civili, i movimenti femministi dei primi anni ‘80 e, nel 2012, le più recenti contestazioni contro i tagli all’istruzione del governo Monti. Il lato positivo della vicenda è proprio l’attivismo in sé, sarebbe egoista appellarsi a problemi come economia, tasse e spread, andando a sminuire il lavoro dei “Millennials”, etichettati come generazione social e nullafacente. 

Un giovane tenderà sempre a pensare al proprio futuro, “Fridays for future” non è altro che una rivoluzione che campa grazie al senso di ribellione frutto di anni di astensionismo. 

Ognuno di noi, nel suo piccolo, dovrebbe portare avanti la sua personale battaglia, perché dal guadagno del singolo trae vantaggio la collettività. Ma l’intraprendenza in questo momento storico è fondamentale, e ne abbiamo terribilmente bisogno.


Caro Mattia, è emozionante leggere una lettera di un nostro collaboratore di 19 anni che sente la voglia di scrivere su un tema così importante, e che il nostro giornale ha fatto sua bandiera: l’ambiente.

E’ emozionante leggere che un giovane auspica che ci sia un risveglio delle coscienze giovanili, per un impegno su importanti temi di attualità, primo fra tutti, appunto, l’ambiente. E’ emozionante perché la tua generazione cresciuta all’ombra del “Grande Fratello”, in quella che una volta si chiamava “telecrazia berlusconiana” è stata addestrata a evitare ogni analisi critica della realtà. Direi ad accettare che siano altri a decidere per voi. Con i risultati che si possono verificare: giovani che affrontano una istituzione scolastica dagli aspetti sconcertanti, famiglie che non si formano più, fino allo sfruttamento palese di una generazione nata con il “due” nel millennio.

Questo però non significa che possa tornare il cosiddetto ‘68, che in Italia capitò dopo il 1970.

No, allora ci furono delle vere e proprie “congiunzioni astrali” che videro in contemporanea l’affacciarsi di personalità straordinarie in ogni campo. Pensa solo alla musica, alla politica, alla scienza, allo sport persino. No, oggi non ci sono persone come allora. Ma sarebbe assurdo ripercorrere un cambiamento sul modello di allora, che oggi sarebbe solo un patetico scimmiottare. 

E se si vuole un cambiamento, che oggi è assolutamente indispensabile per non vedere il pianeta sprofondare nell’ignoranza e nell’ingordigia, non si può scimmiottare un passato vecchio di mezzo secolo!

Io credo che oggi il mondo abbia estremo bisogno di recuperare una visione critica della realtà, la capacità e la voglia di giudicare, di analizzare, di rifiutare, se è il caso. 

“Non sono d’accordo con quello che dici, ma lotterò perché tu possa dirlo”,  era lo slogan scritto sulle magliette. 

Dopo mezzo secolo qualcuno dovrà pure riprovarci.

gr


Mattia Spitale © Riproduzione riservata