Venerdì 07 Agosto 2020

Valle: da Marco Feccia lettera aperta sul Don Ventura

Egregio Direttore,

Ritorno sul caso annoso della fondazione Don Ventura e mi rivolgo prima a lei, ai lettori e infine alla vicepresidente. A quest'ultima non perché abbia più colpe di altri, ma perché è mia compaesana, di Valle, e perché non ho mai avuto la soddisfazione di una risposta in anni di tentativi.

C’è il fetore nauseabondo che narra la storia del debito della Fondazione attestato in qualche centinaia di migliaia di euro, un rosso da far paura; un altro di pari virulenza mi informa delle spettacolari vicissitudini intercorse tra la Fondazione e la Cooperativa subentrata nella gestione - ma il debito non subisce variazioni; poi è la volta del soccorso portato dal nostro sindaco. Due anni fa Pier Roberto Carabelli chiama al capezzale del comatoso Don Ventura l’architetto Guido Bertassi, stimato professionista di Mede, che per seguire meglio le vicende entra a far parte del C.D.A.. E cosa fa? Dopo riflessioni tecnico – giuridiche, avanza serie e motivate proposte che coinvolgono la Fondazione, la Cooperativa, il comune di Valle proprietario dell’immobile casa di riposo e al termine di queste travagliate vicende – ascolta bene caro e paziente lettore - la Fondazione resterebbe sì, priva di beni propri, ma al contempo senza debiti e andrebbe serenamente incontro ad una chiusura indolore. Una eutanasia.

Succede nulla di tutto questo: il protocollo dell’architetto non si concretizza e lui nella scorsa primavera si dimette.

Pertanto chiedo al presidente dott. Davide Carelli:

1) A quanto ammonta attualmente la situazione debitoria del Don Ventura?

2) Perché si è giunti a tal punto, ergo, qual è il lascito ereditato dal suo predecessore?

3) Chi sono i creditori?

4) Qual è la situazione dei mini-alloggi?

5) Qual è il rapporto in essere con la cooperativa dopo averle offerto la conduzione dell’immobile?

6) Sarebbe interessante visionare i bilanci, almeno quelli della gestione Carelli – Vaccarone, è possibile?

7) Nel suo perdurare ancora alla guida dell’Ente, quali rimedi propone?

8) E’ intenzionato a confrontarsi in un pubblico dibattito su questi argomenti?

Caro amico Pier Roberto Carabelli, invece di lasciar dimettere l’architetto Guido Bertassi non era forse meglio esonerare il presidente, dottor Carelli e l’ingegner Vaccarone?


E veniamo a Maria Teresa Vaccarone, una cara persona sulla quale nulla da eccepire; come pubblico amministratore invece, una montagna, e forse più, di perplessità.

Mia cara Mitti, le disavventure economiche e finanziarie del Don Ventura le conosci meglio di tanti altri: hai svolto nel C.D.A. tutti i ruoli, ti manca solo più quello dell’ospite.

Tu però non puoi addurre le stesse giustificazioni del dott. Carelli.

A Valle sei molto conosciuta, porti un cognome importante, il tuo studio tecnico è legato alla casa di riposo, sui social intervieni sulle previsioni del tempo, le imminenti avversità metereologiche, informi sulla percorribilità delle strade, annunci le offerte di lavoro, divulghi le iniziative culturali – quelle degli altri comuni, naturalmente -, commenti le fotografie, ti fai, forse inavvertitamente, già portavoce del Comune e tante altre buone opere di misericordia, ma, ne sono certo, ti manca il tempo per informare i nostri concittadini circa le spinose vicende della casa di riposo.

Non la voglio fare troppo lunga, le stesse considerazioni e domande rivolte al dott. Carelli, le indirizzo anche a te.

Cara Maria Teresa Vaccarone, ti chiamo Mitti perché ci conosciamo così: ti invito ancora una volta a spiegare alla popolazione vallese la situazione disastrosa nella quale versa il Don Ventura, dove, si legge anche sui giornali, c’è un “profondo rosso”. A proposito di mancata trasparenza: i bilanci mai resi pubblici e spiegati alla popolazione, e che dire dei rapporti con la cooperativa, e i mini alloggi, e l’esperienza sfumata dell’architetto Guido Bertassi, e la lunga e consistente filiera dei debitori, e l’alienazione dell’immobile più volte annunciata e altrettante volte smentita, mia cara cosa diciamo ai nostri concittadini, che forse anche questo è un refuso? Avete agito indisturbati all’interno della casa di riposo come fosse una cosa vostra, proprietà esclusiva senza rendere conto nemmeno ai nostri concittadini che, reputano “Al Ricovar” il segmento più significativo dal punto di vista sociale del nostro disastrato paese. Non si bistratta così la Storia della nostra comunità. Ma tu e il tuo attuale presidente a chi rispondete del vostro operato? Ho chiesto più volte anche al dottor Davide Carelli (attuale presidente) un atto di chiara trasparenza, però mi è pervenuto solo il silenzio. Perché? Cosa vi trattiene dal confronto sereno con la popolazione?

Marco Feccia © Riproduzione riservata