Mercoledì 12 Dicembre 2018

Uso dei cellulari e (i soliti) allarmi “Attenzione usarli, non abusarli”

Si chiama “Quality time” ed è la nuova forma di allarme per una dipendenza che si sta sviluppando negli ultimi anni. Smartphone sempre in mano, facebook, instagram e youtube, le persone stanno perdendo di vista la realtà in cui vivono a favore di un mondo tutto virtuale. 
“Quality time” è un’applicazione lanciata per Android e iOs che permette di calcolare le ore passate al cellulare. Il risultato è strabiliante e spaventoso allo stesso tempo. Si calcola in media che una persona trascorra dalle 4 alle 5 ore, andando a salire, davanti allo schermo del proprio smartphone. Un dato che inorridisce, sembra quasi che il cellulare sia diventato per alcuni un rifugio dalla realtà. La psicologa Maurizia Mantelli cerca di capire questo fenomeno. 
“L’uso del cellulare, così come del computer e del tablet, rischia di sfociare in abuso. – spiega la psicologa mortarese – Questi strumenti hanno infatti il potere di ipnotizzare le persone, giovani adulti ma anche bambini e adolescenti, soprattutto se sono caratterizzate da una personalità meno strutturata. Campanello di allarme è l’incapacità di queste persone ipnotizzate di stabilire relazioni concrete nella vita quotidiana. Il mondo virtuale diventa il loro modo di fuggire alla realtà, una consolazione di fronte agli aspetti negativi della componente emotiva nelle relazioni umane. Mi sembra si possa parlare di incapacità di tollerare la frustrazione. Le relazioni umane sono impegnative e mettono in gioco anche componenti emotive negative, in primis la frustrazione ma anche per esempio la tristezza. Le persone più fragili sviluppano una scarsa capacità di canalizzare le componenti emotive e l’uso del cellulare, e del web più in generale, diventa una via di fuga”. 
Capita spesso, camminando per strada, di doversi spostare all’ultimo per schivare qualcuno che sta guardando il cellulare. Si perde il senso della realtà e ci si nasconde in un mondo fantastico. Eppure il famoso proverbio l’aveva detto: “il gioco è bello finché dura poco”. L’eccessivo uso dello smartphone non permette di cogliere tutti i dettagli della vita reale. Ed è proprio l’attenzione a risentirne maggiormente. 
“Le neuroscienze ci dicono molto a riguardo – continua la psicologa Maurizia Mantelli – sostenendo che a un abuso del cellulare e del web corrisponda una diminuzione dello studio e dell’apprendimento. Il rischio è poi quello di sfociare in una vera e propria patologia di dipendenza, allo stesso livello delle dipendenze da alcol e sostanze stupefacenti. Colui che è soggetto da questa patologia non ne è minimamente consapevole per questo saranno le persone a lui vicine a dover interpretare i primi campanelli di allarme. Nel caso si tratti di un giovane interverranno per primi i genitori in collaborazione con la scuola. Ultimamente, infatti, moltissime associazioni nazionali si stanno attivando per analizzare e prevenire la dipendenze tecnologica e anche il Miur ha elaborato nuove linee guida che saranno applicate nei confronti degli studenti”. Ma come capire se si tratti di dipendenza? Staccarsi per un attimo dal cellulare e valutarne il livello di sofferenza. Perché a volte la medicina migliore è la realtà. “Nel mio percorso – commenta la psicologa Maurizia Mantelli – ho avuto a che fare con diversi ragazzi che mostravano i primi segnali di dipendenza. Ma allo stesso tempo mi sono anche resa conto di come moltissimi nativi digitali abbiano imparato a scindere i due piani, quello virtuale e quello reale. Dal campione della mia esperienza potrei dire che soprattutto le ragazze sono in grado di separarsi dallo smartphone e di non considerarlo come un pedissequo compagno di vita”. 
Il cellulare può essere uno straordinario alleato, ma anche un nemico. Fidarsi è bene, ma serve attenzione.

Michela Poni © Riproduzione riservata