Martedì 10 Dicembre 2019

Una bella gatta da pelare per la giunta: spunta la gabola del contratto con la ditta Colombo

Vorrebbero impallinarla ma rischiano di rimanere fregati. Così il braccio di ferro tra l’amministrazione comunale e la ditta Colombo, che si occupa della riscossione delle tasse non pagate dai cittadini, si è trasformata in una trappola dall’esito incerto. 

Tanto da richiedere l’intervento di un avvocato che, per conto del Comune, chiederà la ridefinizione del contratto. L’obiettivo è quello di ottenere una riduzione della percentuale incassata dalla ditta stessa. 

Ma se da una parte c’è l’ente pubblico che vorrebbe ridurre l’aggio a favore della Colombo, dall’altro la ditta è in cerca di un proroga del contratto di servizio. E lo fa con il coltello dalla parte del manico. Infatti la Colombo ha per le mani le cartelle esattoriali non pagate fino al 2018. 

Una “bomba” che rischia di far saltare i conti del palazzo. Basterebbe emettere le cartelle tutte in una volta per mandare sul lastrico l’ente pubblico con una fattura di un milione e mezzo di euro. Infatti in questo caso l’amministrazione dovrebbe pagare una somma esorbitante, pur senza nessuna sicurezza di recuperare i crediti, per rispettare l’aggio concesso alla ditta Colombo. 

“Il contratto in essere, rinnovato nel 2009 e in scadenza il prossimo luglio, - spiega il sindaco Marco Facchinotti – contiene delle condizioni ormai non più sostenibili per nessun ente pubblico. Attraverso il nostro avvocato chiediamo che la percentuale incassata dalla Colombo sia ridotta di almeno cinque punti percentuali rispetto al 25 per cento attuale. Inoltre la somma dovrebbe essere calcolata non più sulle tasse accertate, ma sull’importo definitivo. A queste condizioni potremo ragionare su una proroga della concessione del servizio”. In altre parole non è detto la contestazione di una vecchia tassa non pagata sia necessariamente corretta. Alla ditta Colombo andrebbe comunque il 25 per  cento dell’importo accertato anche nel caso in cui, dopo delle verifiche successive, la somma dovesse essere corretta al ribasso. 

Ancora peggiore il caso in cui la somma non viene riscossa per nulla. Anche in questa situazione, molto frequente, l’ente pubblico, pur non avendo visto il becco di un quattrino, è tenuto a versare la percentuale alla ditta. 

“La cosa migliore – continua Marco Facchinotti  - sarebbe quella di corrispondere all’impresa che si occupa del recupero crediti una percentuale calcolata solo sull’effettivo incassato. Siamo anche consapevoli che è quasi impossibile raggiungere questo traguardo. Attraverso la trattativa portata avanti dal nostro avvocato vogliamo arrivare ad un compromesso vantaggioso per tutti.  La cosa certa è che non possiamo continuare a versare il 25 per cento su somme che non incassiamo. Ricordo infine il problema di fondo è legato a quelli che non pagano le tasse”. 

Luca Degrandi © Riproduzione riservata