Mercoledì 12 Dicembre 2018

Trascinata dal turco, Busto Arsizio rifila venti punti tondi all’Expo Inox

Del sibillino match di Busto, resta una sola, granitica certezza. Il neoaggregato Atsur è un signor giocatore, esattamente come era stato descritto, uno di quei personaggi che non noti per il gesto atletico eclatante, ma che si muove con misurata eleganza e incide, caspita se incide, portandosi a spasso il difensore e segnando da ogni mattonella del campo. Turco a parte, Busto è una squadra costruita con il giusto mix di esperienza e gioventù, ma non fa paura. Mortara, contravvenendo alla regola aurea che prevede che, se sei in difficoltà (causa infortuni) devi partire forte, ha il freno a mano tirato, solo Ferretti sembra tener fede al proprio ruolino di marcia (il più costante, fra i lomellini). Con rimbalzo offensivo e canestro di Pierleoni e contropiede di Grabauskas, l’Expo sale a +4 (6-10 al 7’), poi ripiomba in un’inspiegabile apatia e Busto chiude la frazione a +5 (17-12). Nel secondo quarto i due lituani, che pure nel primo tempo non si erano resi protagonisti, spariscono dal campo, tanto che al 14’, esasperato, Zanellati sostituisce Grabauskas con il baby Mattia Sacchi. Se il match fosse un fumetto, a quel punto, dal volto del coach uscirebbe la classica nuvoletta, con su scritto: “Anche un bambino può far meglio di te!” e Sacchi lo prende sul serio con un canestro, una bomba, due liberi, e, infine, procurando il terzo fallo di Atsur e segnando due dei tre liberi a disposizione. Peccato che, sempre lui, si renda protagonista, parzialmente involontario, dell’infortunio occorso a Ferretti. Intorno al 15’, l’ala lomellina lotta vicino a canestro con un avversario e Sacchi, pronto a fiondarsi su ogni palla sporca, si infila, senza ragionarci sopra, tra i due, causando il crac. Da quel momento Mortara entra in modalità ‘non ci resta che piangere’, la presenza dei due lituani, che a quel punto avrebbero dovuto prendere in mano le redini del gioco,  è sempre più inconsistente e rarefatta, e nell’ultimo quarto ci si mettono pure gli (incolpevoli, nel complesso) arbitri, che, con le loro decisioni estemporanee, rendono, se possibile, ancora più brutto il match. I venti punti di scarto maturano così, per inerzia. “Per giocare a basket, in una squadra occorrono dei riferimenti – spiega, asciutto e conciso, Alfonso Zanellati – se, in campo, non esistono riferimenti, giocare diventa un problema. A questo aspetto fortemente negativo, aggiungiamo gli infortuni, Vorzillo non è ancora recuperato, Baiardo non si è allenato in settimana per una distorsione alla caviglia, a inizio gara abbiamo perso pure Ferretti… Nel frattempo, abbiamo dovuto fare a meno anche di Bruno Invernizzi, che si è fatto male nell’allenamento di martedì e ora gira con le stampelle. Dei famosi ‘riferimenti’, ne sono rimasti pochi, i due lituani e Pontisso. Se questi giocano una partita molto scadente, non c’è nient’altro da spiegare. Nel corso dell’intervallo ho cercato di sollecitare i nostri ‘riferimenti’, che non hanno risposto come avrebbero dovuto. Archiviamo questa partita, e concentriamoci sul prossimo impegno, auspicando che quelli che dovrebbero fare i giocatori di pallacanestro, iniziano a fare i giocatori di pallacanestro, comportandosi da professionisti per la squadra, per la società, per onorare il loro contratto. Quest’anno il quadro sembra già ben delineato, ci sono nove squadre che lottano per otto posti, Saronno e Gazzada sembrano avere quel quid in più, ma le altre sono tutte lì a giocarsi le restanti posizioni”.

Nevina Andreta © Riproduzione riservata