Sabato 14 Dicembre 2019

Sul caso Bertè non si fa nulla. Facchinotti: “Scopro solo ora che l’area è ancora sequestrata”

Mancano solo le fiamme. Poi, per il resto, presso il deposito della Eredi Bertè l’orologio sembra essersi fermato al 6 settembre 2017. Non solo la colossale montagna di immondizia bruciata è ancora lì dal giorno del rogo, ma non sarà nemmeno rimossa in tempi certi. Tanto meno brevi.  La magistratura è ancora al lavoro. 

L’area è ancora sotto sequestro. E’ quasi scontato che, alla fine, toccherà ad un ente pubblico (probabilmente la Regione)  sborsare il fiume denaro necessario a ripulire l’area di via Fermi. In altre parole la bonifica sarà pagata dei cittadini che pagano le tasse. Oltre il danno anche la beffa.  Quando accadrà, però, nessuno sembra ancora saperlo. Eppure sul “problema Bertè” le domande scritte nell’interrogazione presentata da Giuseppe Abbà, esponente dell’opposizione, erano chiare e circostanziate. Tuttavia giovedì scorso, durante l’ultima seduta del consiglio comunale prima delle ferie estive,  le risposte sono state vaghe. Nessuna certezza sui tempi e sui modi della bonifica. Aleatoria anche la speranza che a pagare le operazione sia la società proprietaria della discarica. Infatti la ditta è stata dichiarata fallita. Come potrebbe pagare una bonifica costosissima? Ci crede solo la politica. Inoltre la fideiussione di 371mila euro in mano alla Provincia è evidentemente del tutto insufficiente. Sembra una barzelletta. In aula, però, il sindaco Marco Facchinotti è stato molto serio. Ha cercato di essere il più esaustivo possibile. 

“Dopo aver appreso del fallimento della ditta Bertè – così il primo cittadino spiega i passi compiuti - ho contattato il vice prefetto per chiedere un tavolo di lavoro permanente per capire i passi da compiere e non perdere tempo. Lunedì 22 c’è stato l’incontro in prefettura. Tutti quanti eravamo convinti che l’area fosse stata dissequestrata, in realtà gli uffici e il sedime è ancora sotto sequestro. Solo il cumulo di rifiuti è stato dissequestrato. Nel momento in cui il materiale combusto viene rimosso è necessario la presenza delle forze dell’ordine. E’ vero che nei mesi scorsi sono stati creati dei passaggi, come mi hanno verbalmente detto i vigili del fuoco, ma nulla di più. La permanenza del sequestro della magistratura rende oggi impossibile ogni azione. Il principio resta però che le bonifiche restano in capo ai soggetti responsabili dell’inquinamento”. Dal punto di vista ambientale ci sono altre rassicurazioni. Arpa assicura che non sussistono rischi. Anche in caso di pioggia. “L’acqua finisce direttamente nel sistema fognario – precisa il sindaco – e da lì al depuratore. L’impianto è già stato capace di gestire per una settimana le acque usate dai pompieri per spegnere il rogo del settembre 2017”. Ma le grane non sono finite. Infatti il consigliere del Pd Marco Barbieri ha scovato delle sospette relazioni tra la Eredi Bertè e la ditta Eco Delphi, che attualmente gestisce la piazzola ecologica dietro il cimitero. 

“Ci sono due società – scrive nella sua interpellanza Marco Barbieri -  la Eredi Bertè srl e la Eredi Bertè Ecology, un’immobiliare attualmente inattiva. Nella prima il titolare è Vincenzo Bertè e nella seconda Andrea Biani. Successivamente a due anni circa dal rogo la Eredi Bertè fallisce lasciando l’area da bonificare. Intanto la Eco Delphi di Binasco acquisisce la concessione del servizio di smaltimento dei rifiuti. Amministratore di quest’ultima è Andrea Carlo Biani, lo stesso della Eredi Bertè Ecology. Inoltre figurava sino a novembre 2018 anche in una terza società la Gi since srl nella quale possiede la proprietà delle quote attraverso un pegno in garanzia la figlia di Bertè”.

Luca Degrandi © Riproduzione riservata