Giovedì 18 Luglio 2019

Simone Tabarini racconta perché il Cremlino è copiato dal castello

Il castello di Sartirana? E’ molto più vicino alla Russia di quanto si creda. Lo sostiene lo storico locale Simone Tabarini, curatore del blog e della pagina Facebook “Storie di Lomellina”. Il semplice motivo sta nel fatto che l’architetto che ha progettato parte della torre e della struttura del maniero sartiranese, quattrocentesco, è il bolognese Aristotele Fioravanti. Lo zio Bartolomeo si occupò delle strutture difensive.

“Aristotele – racconta Tabarini, da poco residente a Mortara – nacque nel 1415 e nel 1475 si trasferì in Russia, dove grazie allo zar Ivan III iniziò a costruire la cattedrale dell’Assunzione. Edificò questa cattedrale usando una tecnica ultramoderna simile al cemento armato. Questo progetto lo rese celebre, perché inglobava uno scheletro di ferro dentro la costruzione stessa. Si tratta della principale chiesa del Cremlino. Non c’è dubbio che gli “esperimenti” sulla grande torre di Sartirana possano avere influenzato le realizzazioni successive, tra cui il grandioso edificio russo”. 

Anche le mura di Bartolomeo Fioravanti, ad un occhio attento, rivelano il “modello” lomellino, oltre che di altri palazzi bolognesi progettati dai due. 

La scoperta è avvenuta per caso. Tabarini, 31 anni, infermiere di professione ma col pallino della storia locale, stava “spulciando” alcuni documenti riguardanti il castello di Sartirana. Non sapeva ancora come e se li avrebbe usati. La sua era pura curiosità da specialista. Durante queste consultazioni nelle scorse settimane gli balzò all’occhio il nome dei Fioravanti.  “Con la conquista dei Visconti – prosegue Simone Tabarini – Aristotele venne ingaggiato per costruire una torre di osservazione e difesa a Sartirana. Scoprii poi del suo trasferimento alla corte degli zar”. Gli ulteriori approfondimenti hanno portato alla tesi dello storico: alcune torri della cattedrale inglobata nell’enorme palazzo del Cremlino sono pressochè identiche a quelle sartiranesi. Probabilmente la tecnica era così versatile da andare bene sia per edifici di difesa, sia per quelli sacri. 

“Purtroppo quello che rimane un mistero – conclude il 31enne – è la fine di Aristotele Fioravanti. Potrebbe essere caduto in guerra, durante alcune campagne in Oriente dopo il 1492 dove partecipava come ingegnere militare, e il suo cadavere sepolto in una fossa comune o dato alle fiamme”.


Davide Maniaci © Riproduzione riservata