Giovedì 05 Dicembre 2019

Simone Campana, 84enne di Cilavegna, stroncato dalla “Febbre del Nilo”

La “Febbre del Nilo” ha fatto la sua prima vittima in Lomellina. Lo sfortunato è Pietro Simone Campana un cilavegnese di 84 anni già afflitto da svariati problemi di salute. Proprio questa sua debolezza fisica ha certamente aggravato i sintomi del virus “West Nile” della famiglia Flaviviridae, trasmesso all’uomo dal morso di una zanzara che lo sta diffondendo in tutta Europa. Sono già una decina le vittime italiane accertate nella Penisola, quasi tutte anziane e già malate. I contagi sono poco meno di 300. Non esistono ancora né una profilassi né un vaccino, ma nella maggior parte delle volte la puntura dell’insetto si risolve spontaneamente dopo problemi di poco conto, come la febbre. Ma non è così, purtroppo, per alcune persone deboli o molto anziane. Campana dopo essersi sentito male è stato ricoverato nel reparto di pneumologia dell’ospedale di Mortara, nel pomeriggio di lunedì 6 agosto, con febbre molto alta e stato confusionale.  Non si è mai più ripreso. Il suo decesso è stato constatato nel pomeriggio di sabato 11. Sono stati i medici dell’ospedale mortarese a diagnosticargli la “Febbre del Nilo”, contro cui non esiste una cura, dopo altre ipotesi. Ma era troppo tardi. L’uomo aveva da tempo una ciste a un polmone e soffriva di una disfunzione renale. Condizioni precarie, alle quali la zanzara killer ha dato il colpo di grazia. Pietro Simone Campana, conosciuto da tutti solo col suo secondo nome, Simone, viveva da solo nella sua casa di Cilavegna. Non si era mai sposato e non aveva figli. È stata la donna delle pulizie ad accorgersi del suo malore e a chiamare aiuto. Il suo parente più prossimo era Gianpiero Campana, il presidente del ConPac, il consorzio dei produttori dell’asparago rosa cilavegnese. Proprio lui ha ricevuto la telefonata dall’Asilo Vittoria di Mortara, che lo ha informato della disgrazia e delle sue cause. 
“Fino a venti giorni prima – racconta – Simone era sempre in campagna, l’unico posto che davvero amava. Prima della pensione faceva l’autotrasportatore. Quando è stato male si trovava in casa da solo, come sempre. Era l’ultimo figlio in vita di quel Giuseppe Campana a cui era stata dedicata l’omonima via a Cilavegna, un patriota ucciso durante la Seconda guerra mondiale dai tedeschi. Io ero suo primo cugino, ci frequentavamo spesso, lui non aveva più altri familiari”.  I focolai di questo virus, diffuso più delle altre estati dalle zanzare per colpa del clima delle settimane scorse, che ha alternato caldo umido e temporali, sono stati isolati dall’Istituto superiore della sanità nelle scorse settimane nelle campagne di Parona e Tromello. Anche l’Avis aveva attivato i protocolli per evitare che il virus si diffondesse attraverso le donazioni di sangue. Il “West Nile” torna ogni estate nel Nord Italia da almeno sei anni, portato dalle zanzare culex pipiens, quelle comuni, quelle che da sempre pizzicano e infastidiscono tutti durante i mesi caldi italiani. Da ottobre il pericolo dovrebbe essere scongiurato. Il virus arriva con gli uccelli migratori, seguendo il corso del Po. Alcune zanzare mordono questi uccelli, come poi mordono l’uomo. 
Il “West Nile” è nato in Africa ed è giunto in Europa tra gli anni Novanta e il nuovo millennio, prima in Romania e Ungheria e dal 2012 in Italia, o forse quattro anni prima. Adesso il nostro Paese è quello europeo con più casi diagnosticati. Non si trasmette da persona a persona, ma solo con la puntura delle zanzare, e nella maggioranza assoluta dei casi non lascia tracce. Ma non è così se gli individui sono già debolissimi o malati, come Pietro Simone Campana. 
Davide Maniaci © Riproduzione riservata