Venerdì 29 Maggio 2020

Se vogliamo parlar d’amore...

In questi giorni pre natalizi tutti siamo  impegnati nel consumismo  più sfrenato, cerchiamo regali  costosi per le persone amate, o che pensiamo, in questo momento di amare, giocattoli meravigliosi per i nostri figli amatissimi magari per farci perdonare la nostra poca attenzione verso di loro.  

Parlare  dell’amore universale sarebbe un problema troppo importante da affrontare,   non mi sembra il caso,  ma  parliamo dell’amore di tutti i giorni, l’ amore materno,  figliale, coniugale, dell’amore   fraterno e quello  verso il nostro prossimo.

Quando ero  piccola l’ infanzia, per problemi nella mia famiglia,  l’ho trascorsa interamente con i miei nonni circondata da un  grande  affetto e ho imparato  a conoscere cosa e’ veramente  l’amore.  I miei nonni si erano sposati nei primi del 900, vissero insieme per 62 anni esclusi gli anni in cui nonno combatte’ la prima guerra mondiale. Ebbero 5 figli nipoti e pronipoti.

La loro fu una  vita  durissima, da contadini, una lotta continua alla povertà,  nonna raccontava che il loro viaggio di nozze l’avevano fatto andando a piedi in un solo giorno   dal  paese fino a Novara, per vedere come era una città.

 Conservo ancora le lettere che si scrivevano quando nonno era prima al fronte, poi in prigionia, lettere dolcissime, si davano del VOI con grande rispetto, nonostante la lontananza durata   molti anni,  nonna lo aspetto’  fiduciosa anche quando lo davano disperso.   Nelle loro vecchiaia  lavoravano ancora  insieme nei loro campi, anche quando discutevano non c ‘erano  mai tra loro parole offensive,  spesso, verso sera  passeggiavano per la stradina vicino a casa dandosi la mano, ricordo ancora  l’affetto con cui nonno  accarezzava i capelli bianchissimi di nonna.

Negli anni 50, io ero una bambina, vicino a casa passavano spesso mendicanti i cosi’ detti “batusu”, io mi  spaventavo, ma nonna mi rassicurava, c’era sempre un piatto di riso e un posto per dormire nel fienile, “povra gent sensa gnent” diceva nonna .

La mattina di Natale trovavo  vicino al camino uno dei  miei scarponcini con noci, mandarini, caramelle, un pezzo di cioccolato e qualche moneta da spendere parsimoniosamente. Sono piccoli ricordi che oggi forse  non hanno importanza, non possiamo certo pretendere di tornare a vivere nel passato, ma rivalutare  certi valori non farebbe male.

Valori  di rispetto verso noi donne, in questi anni sempre piu’  spesso  prese di mira dalla violenza sia fisica che mentale degli uomini, valori di rispetto verso i meno fortunati, i deboli affetti da terribili malattie, gli emarginati, i diversamente abili, gli anziani sempre più soli.

Troviamo qualche minuto da dedicare a loro, basta  un  abbraccio, un gesto  gentile,  un sorriso,   scaldiamo  il cuore a noi e chi lo riceve. 

BUON NATALE



Pinuccia Buttè © Riproduzione riservata