Martedì 25 Giugno 2019

Ruspe! Ma Salvini stavolta non c’entra. Appartamenti e uffici nel buco dove c’era il market di via Piave

Le ruspe sono entrate in azione nella giornata di sabato scorso, quando i primi muri dell’ex market di corso Piave sono stati abbattuti. Un primo passo verso la riqualificazione di un’area che, pur trovandosi in pieno centro, da anni è ridotta ad una sorta di discarica abusiva. Un “buco nero” di circa 900metri quadrati che sembrava un vero manifesto al brutto. 

“Da diverso tempo era stata rilasciata dal Comune l’autorizzazione per l’avvio dei lavori di abbattimento dell’edificio – commenta il sindaco Marco Facchinotti – e mi fa piacere  finalmente vedere le ruspe in azione. Da quanto mi è stato riferito l’impresa che ha acquistato l’area è molto seria e ha già eseguito altre opere in città. Non ho notizie certe sulle tempistiche per la realizzazione di un nuovo edificio, ma sono convinto che vedremo una costruzione moderna e conferme alle caratteristiche architettoniche del resto della zona”. Il primo cittadino non vede quindi rischi. Non teme un esito in stile area Barbé, il cratere che deturpa da anni via Avico. Lì dopo la demolizione dell’edificio storico è rimasto solo un cumulo di macerie e un “buco” che si riempie di erbacce e di acqua putrida in caso di pioggia. Non sarà questo il futuro di via Piave. Parola di sindaco. Anche se la strada ha già passato diverso tempo come discarica abusiva.  Da anni l’immobile si trova in stato di abbandono, da quando l’ultima attività commerciale ha chiuso i battenti. Nel 2011, l’amministrazione allora guidata dall’ex sindaco Robecchi, aveva deciso di cambiare la destinazione d’uso dell’area. 

Da commerciale passò a quello residenziale. In quel periodo era stato anche illustrato un possibile progetto. Il sogno era quello di veder realizzare una palazzina di cinque piani fuori terra, undici box auto e un parcheggio privato ad uso pubblico di 90 metri quadrati. Erano altri tempi. Infatti l’edificio, gestito da un curatore fallimentare, è stato venduto dopo diversi tentativi all’asta solo sette anni dopo. Il suo valore è progressivamente sceso. Dalla prima valutazione iniziale di 210mila euro la base d’asta è poi scesa a 175mila e, nel luglio del 2018, a 131 mila euro.

Luca Degrandi © Riproduzione riservata