Giovedì 22 Agosto 2019

Quello sbarco, tra Bartali e la Lollò

Caro  direttore, chiedo il permesso di salire col tuo equipaggio sull’ultima corsa prima della sospirata pausa rigenerativa del periodo estivo.

Proverei a dover rimarcare le scelte delle persone in merito ad avvenimenti, fatti e o cronache.  La maggior parte di noi al cospetto di un evento o notizia assume dopo aver pensato un attimo una posizione, che nella sua soggettività è una gran bella cosa, perché è la sintesi di una analisi più o meno approfondita. Allora, o di qua o di là. La settimana scorsa, anniversario dello sbarco sulla Luna, mi son sentito domandare “Ma lei ci crede o no? Io son poco convinta che siano andati”.

La missione Apollo 11 del 1969 è stata l’ apripista di altre missioni Apollo che han portato altri 10 uomini a calpestare il suolo lunare, solo la missione Apollo 13 per un guasto al modulo di servizio non ha potuto effettuare l’allunaggio. Io ci credo. 

Neil Armstrong primo uomo e Buzz Aldrin sono degli eroi come pure in tempi addietro lo è stato il russo Gagarin. Va ricordato come l’allora presidente Nixon avesse già pronto un messaggio da leggere al mondo qualora le cose non avessero preso la piega desiderata, oltretutto va ricordato che Michael Collins aveva l’ordine di rientrare se nell’arco di finestra temporale le cose non collimavano, eppoi perché non ricordare che Aldrin al rientro del modulo lunare al cospetto di un interruttore rotto parzialmente con ingegno ha infilato un pennarello per prolungare la leva del medesimo.

Sono rientrati, onori, la nostra Lollobrigida in America ha incontrato gli astronauti e li ha invitati nella sua villa a Roma, i quali han ribadito che con il salvacondotto della Nasa sarebbero andati... andarono. La “Lollò” come la chiamavano i francesi, gli stessi che non amo definire cugini ma distinti e distanti anche perché non usano il bidet, mi danno occasione per ricordare e siamo in tema di tour, come nel 1948 Bartali, il giorno dopo l’attentato a Palmiro Togliatti leader del PCI  secondo qualcuno ha scongiurato la guerra civile, secondo altri sono state le dichiarazioni dello stesso dal letto dell’ospedale a riportare la calma. Ma restiamo alla gran Boucle, tanto per indispettire i “galletti”.  Correva l’anno 1952 quando il 17 luglio il campionissimo vinse al Più de - Dome la sua nona e ultima tappa al tour, una corsa indimenticabile per il ciclismo nazionale e per quella foto che è un simbolo per li sport di un secolo, li scambio di borraccia, Ginettaccio l’ha ceduta o Fostò (come era chiamato dai transalpini) gliela sottratta?   Le tragedie poi, pagine amare che però han visto la popolazione prendere posizione, si discuteva in bottega, al bar, al mercato... 1990 delitto Cesaroni, via  A Roma quell’estate calda ha fatto rumoreggiare, rimaniamo in provincia era un torrido agosto del 2007 esattamente il 13, la piccola cittadina di Garlasco suo malgrado è salita agli onori della cronaca per l’ efferato omicidio della giovane Chiara Poggi impiegata ventiseienne laureata in Economia. Il delitto di Cogne commesso nel gennaio 2002, in una villetta di Montro 2 frazione appunti di Cogne in Val d’Aosta un bimbo di tre anni Samuele Lorenzi è stato privato della sua legittima vita terrena, questi episodi ha visto dividersi su colpevolisti o innocentisti, io mi astengo visto l’assenza di verbo salis in diritto penale.  

La cosa che comunque procura piacere è il confronto sulle convinzioni maturate, il dialogo o la discussione più o meno accesa, ma non è certo la dipendenza a giochi o a smartphone che ti annullano isolandoti dal mondo intero. Ora a tutti i lettori del nostro settimanale, buone vacanze a chi sopporta e a chi conforta la mia incursione, a presto ma solo sull’Informatore Lomellino.


Caro Livio, ti immagino su una collina delle Langhe a saltellare con la mente tranquilla tra quegli eventi che sono rimasti nella memoria e che qui simpaticamente riproponi nell’attualità. Oggi tanto diversa.

Ti dico subito che a chi cerca di fare un buon giornalismo l’accettazione dei fatti narrati sta stretta. Direi che un giornalista deve andare a vedere la criticità di ogni racconto che il “potere”, sotto ogni sembianza o travestimento, cerca di rendere verità.

Già, la verità esiste eccome, solo che la sua interpretazione diventa verità a seconda delle opinioni, spesso degli interessi, delle voglie o delle sensazioni del momento. 

Parlo di giornali e sedicenti giornalisti.

Spesso, soprattutto in Lomellina, se un giornalista è amico del sindaco prende ordini dal sindaco, non scrive o scrive a comando. Certo una buffonata, ma succede, eccome, te ne potrei raccontare talmente tante da stupirti. 

E poi come sai nel mondo vince sempre il male e dunque non possiamo che stare a guardare in attesa del peggio. E ti dirò caro amico Destro, che il male ancora più vincente è quello che sa meglio travestirsi da bene, quello che riesce a muovere i nostri sentimenti migliori per... fotterci.

Pensa (ti faccio un esempio) a quegli assistenti sociali di Reggio Emilia che erano pagati alla grandissima per aiutare le famiglie e invece portavano via i bambini ai genitori in difficoltà. O a quei personaggi che travestiti da un abito religioso sfogavano i loro istinti animali sui bambini: una cosa successa anche in Lomellina, sotto i nostri occhi. 

Vedi, il vizio di guardare dietro le cose non mi abbandona. 

Io nel 1969 quando l’uomo sbarcò sulla luna ero a Bibione in vacanza con mia sorella, la mia prima vacanza “da solo”, diciamo. Lì erano quasi tutti stranieri e nel mio albergo, il “Corallo”, si formò un pubblico variegato di ospiti europei che guardavano in televisione quel momento destinato a diventare leggenda. 

I tedeschi facevano grandi brindisi, ridendo forte, gli inglesi erano silenti, i francesi storcevano il naso. Io, a 15 anni, ero a occhi spalancati, inebriato da quelle cronache spaziali, nel vero senso della parola. Era tutto vero? Sinceramente non so, io non riesco a non fare il giornalista...

Buone vacanze Destro, ti aspetto poi.

Giovanni Rossi 



Il destro (Livio Antonelli) © Riproduzione riservata