Sabato 16 Novembre 2019

“Quando hai finito col disabile lascia libero il posto”: ecco il frutto dell’intolleranza

“Questo non è il tuo parcheggio privato. Quando hai finito le operazioni con il disabile sei pregata di lasciare libero il posto”. C’era scritto così, con un tono secco che non ammette repliche, nel biglietto che una giovane mamma di Cilavegna ha trovato nei giorni scorsi sul parabrezza della sua auto. Era posteggiata nel parcheggio riservato agli invalidi nella zona di viale dei Mille, tranquille vie residenziali alla periferia del paese.

 La donna, infermiera, ha infatti un figlio di cinque anni affetto da autismo, una patologia dalla quale non si può guarire e che rende fondamentale questo posteggio a due passi da casa. Uno spazio che nessun altro usa. La donna ha segnalato il caso alla polizia locale. 

“La disabilità non è solo fisica – spiega la giovane mamma – e non è solo la carrozzella. Voi non avete idea di quanto io vorrei non aver bisogno di questo pass, di quanto vorrei tutti i santi giorni posteggiare in fondo alla via e farmi tutta la strada con mio figlio che saltella e corre felice accanto a me. Eppure non è così. Avere modo di lasciare l’auto di fronte a casa è una necessità, mio figlio non può rimanere solo neanche un secondo e io devo portare su anche i suoi strumenti”.Dopo la tristezza per aver trovato un biglietto del genere sul vetro della macchina è arrivata la rabbia, e la notizia si è diffusa sui social. Fortunatamente gran parte dei messaggi erano di solidarietà. 

Intanto su quel posteggio emerge un passato inquietante. Fu richiesto al Comune qualche anno fa da una signora in sedia a rotelle. Dopo la sua morte venne usato da un’altra ragazza, anche lei dotata di pass per i disabili. Secondo le testimonianze anche lei aveva ricevuto un messaggio dello stesso tenore, uno sputo sull’auto e la portiera bollata. Per questo adesso parcheggia altrove. Quel parcheggio, dove può sostare solo chi è munito di tesserino, adesso è usato soltanto da questa madre. Ma se ci fossero altre necessità il Comune sarebbe pronto a realizzarne un altro. Nei quartieri residenziali dei paesi spesso basta chiedere un posteggio per disabili, e se ci sono le condizioni le amministrazioni provvedono in poco tempo. 

“Così come se ci fossero stati dei problemi da parte di qualche vicino di casa – prosegue la donna – bastava parlarne, si sarebbe trovata una soluzione. Invece non sono riusciti a fare di meglio che lasciarmi un foglio in cui chiamano il mio bambino “il disabile”. Adesso spero che non mi succeda di peggio, di non essere vittima dell’intolleranza della gente. Chi è in grado di lasciare un messaggio del genere è una persona che non credo proprio mi darebbe una mano, se avessi bisogno. Io tutte le mie energie le uso per il lavoro e per mio figlio, per portarlo all’asilo, per le terapie costose e lunghe, ogni giorno. Non posso anche sprecarne per combattere l’odio assurdo degli altri”.


Il Nuovo Lomellino © Riproduzione riservata