Domenica 09 Agosto 2020

Psicosi Coronavirus, l’appello di Navone: “Restiamo umani”

Guardando con un po’ di attenzione le vetrine che si affacciano su contrada San Dionigi, a due passi da piazza Silvabella, si può notare con facilità un bellimbusto (anzi un mezzo busto, quello di un manichino) affacciato alla vetrina del negozio di biciclette di Donato Navone. Il tipo non è per nulla amichevole: indossando una maschera antigas e trattenuto a stento da una camicia di forza, scruta i passanti minaccioso dall’alto del tavolo su cui è appoggiato, quasi li volesse ammonire che, a lasciarsi trasportare dalla psicosi collettiva “anti” Coronavirus si finisce proprio come lui, ad ammattire collerici dietro una mascherona del 1936 per proteggersi dai fumi della Seconda Guerra Mondiale.

Certamente una provocazione quella del titolare del negozio, ma che fa riflettere sulle notizie che in questi giorni stanno bombardando i mass media, riportando informazioni che si accavallano tra loro e non sono mai le stesse, in un susseguirsi di contraddizioni e smentite. “Il messaggio che vorrei trasmettere è sottile – spiega Donato Navone – e vorrebbe essere quello di evitare la psicosi collettiva. Per questo ho simulato una camicia di forza addosso al manichino, perché mi sembra che se continuiamo a seguire questa isteria di massa diventeremo tutti matti! La maschera anti-gas, invece, vuole simboleggiare questo eccessivo bisogno di protezione, questa crescente paura del contagio che spinge tantissime persone a comportarsi in maniera irrazionale. La mia impressione è che questo argomento stia venendo sfruttato al massimo dalle televisioni e dai giornali, senza pensare che questo è un argomento sensibile da trattare con i piedi di piombo, per dare informazioni corrette ed evitare allarmismi inutili, che degenerano poi in psicosi. Queste corrono più veloci del contagio del virus e fanno “ammalare” i rapporti tra le persone umane”. 

Sempre più spesso infatti nelle ultime settimane politici e personaggi noti del mondo dello spettacolo stanno cercando di calmare le reazioni irrazionali del popolo, magari godendosi una gustosa cena al ristorante cinese senza dimenticarsi di postare una foto di “propaganda” per lanciare un messaggio ai propri seguaci sui social network. È davvero incredibile però pensare che siano necessarie queste specie di campagne sociali come tentativo di mantenere la calma, quando logicamente, trattandosi di un virus che colpisce le vie respiratorie (come una comune influenza quindi), l’etnia delle persone non c’entri proprio nulla. Come quando si viene contagiati dal virus dell’influenza stagionale, infatti, il potenziale pericolo sta nel condividere uno scambio con persone infette, di qualunque nazionalità esse siano. “Al momento la mortalità per il virus è scesa al 2,1% - continua Donato Navone – e le probabilità di contagio sembrano essere minori di quelle che ognuno ha di vincere al superenalotto. Non si tratta certo di una pandemia come quella dell’influenza spagnola, che tra il 1918 e il 1920 ha ucciso più persone che la successiva Seconda Guerra Mondiale. Con questo non voglio dire che non sia una situazione da tenere sotto controllo: è una malattia che sta avendo una diffusione mondiale e occorre stare attenti, così come ci dicono in molti programmi televisivi in cui vengono invitati a dare il loro parere degli esperti seri, invece che canali mandano in onda con leggerezza servizi dalle immagini che non sappiamo da dove provengono e che mostrano scenari apocalittici i quali non fanno altro che aumentare il terrore. Ci sono delle misure di sicurezza maggiorate che sono in atto e vengono prese nei confronti dei soggetti sospetti malati o per esempio negli aeroporti, per controllare ed isolare immediatamente eventuali nuovi casi. Ma questo non deve portare ad allarmarsi ulteriormente e soprattutto ci deve portare ad essere solidali con il popolo cinese”. Un’ultima riflessione porta poi a spostare l’attenzione sulle “fake news”, le “notizie false” che sono sempre in costante aumento soprattutto nei meandri del web e che riguardano con maggior frequenza argomenti sensibili, come quello che oggi può essere il coronavirus. 

“C’è la necessità di riflettere sulle notizie che ci arrivano – conclude Donato Navone – il messaggio che vorrei mandare a tutti con il manichino che ho esposto in vetrina è anche questo. Tra i passanti che vedo sfilare davanti al mio negozio, mi accorgo che arriva il legame tra il manichino esposto e il coronavirus. Mi è stato anche detto che la vetrina è un’immagine forte da vedere. Io vorrei però che portasse a pensare anche a come ci arrivano le notizie e al forte legame che c’è soprattutto tra le informazioni false e i social che le veicolano. Una volta si credeva ad una notizia perchè “l’ha detto la Tv”, ma oggi questo non può più avvenire né con la televisione e né con la rete internet, bisogna stare attenti”. 


Beatrice Mirimin © Riproduzione riservata