Lunedì 27 Gennaio 2020

Politica: la stretta via della piazza

  • -
  • 17 Ottobre 2018

Le due manifestazioni di piazza per il ponte di Genova e i cortei studenteschi dei liceali della scorsa settimana segnano un nuovo fronte della battaglia politica in atto per bloccare il “governo del cambiamento” di Movimento 5 Stelle e Lega.
Una battaglia certamente comprensibile da parte di finanzieri e banchieri che temono il tramonto di 20 anni di potere assoluto, ma molto meno spiegabile da parte di chi in questi 20 anni ne ha subite di tutti i colori e oggi si sveglia e va in piazza contro chi vuole aiutarlo.
In realtà oggi il mondo della politica vive un profondo stato di confusione, sotto la spinta di una opinione pubblica che ha ripreso in mano le redini del proprio futuro. Ho almeno dà l’impressione di averlo fatto.Quello che in termini dispregiativi viene detto “populismo”, ma che sarebbe la democrazia, perché in democrazia (e non nelle banche) si deve fare quello che decidono (di fare) i più.
Il punto di partenza della situazione attuale è stata la crescita delle disuguaglianze sociali, vale a dire l’aumento spropositato del numero delle persone in difficoltà rispetto all’enorme arricchimento di pochissimi. Una voragine che poteva essere ridotta con scelte ragionevoli di programmazione economica – finanziaria e che invece è stata sempre più allargata da governi sedicenti liberali di tutto il mondo, da Obama alla Merkel, fino a Berlusconi e a Renzi. 
Politiche di oppressione dei cittadini che venivano poi consacrate con giravolte pre elettorali che portavano consenso da parte dei poveracci a chi li aveva resi tali.
I poteri forti della finanza hanno per 20 anni messo in piedi una enorme macchina propagandistica per sostenere il loro mondo dorato. Basterebbe pensare al premio Nobel per la pace assegnato a Obama pochi mesi dopo la sua elezione a presidente degli Stati Uniti, quando non aveva fatto niente di niente. E se poi guardiamo il bilancio del suo mandato si fa fatica a pensarlo come pacifista.
Oppure pensiamo ai finti contratti con gli italiani firmati da Berlusconi in televisione, mentre quelli veri li firmava nel suo ufficio, oppure alla mitica Leopolda di Matteo Renzi, il pensatoio aperto a tutti dove non si è mai deciso niente. Ma proprio niente.
Ma non poteva andare avanti sempre così. 
E così mentre in America giornaloni, televisioni, banche, lobby, attori, e compagnia cantante inneggiavano a un Obama 2.0 con la Hilary Clinton, è stato eletto tale Trump. E così mentre in Italia  giornaloni, televisioni, banche, lobby, attori, e compagnia cantante inneggiavano a Renzusconi (che differenza c’è tra i due?) hanno vinto i 5Stelle e la Lega. 
Ed è iniziata la guerra dei soliti poteri forti. Con in testa una Unione europea dove comanda il Lussemburgo che è uno staterello in mano alle banche, grosso come Velezzo, oppure la Banca centrale europea di Mario Draghi, che non si finirà mai di ricordare che è una banca privata, privata, cioè che ha come unico obiettivo fare soldi. Alla facciazza nostra.
Il governo Movimento 5 Stelle e Lega non a caso ha messo come primo obiettivo la diminuzione delle disparità sociali e il sostegno delle fasce più deboli, obiettivo che i giornaloni dei finanzieri (tutti) cercano di nascondere ad ogni costo, in cronache di fantasia della politica italiana. Cronache intrise di “scontri”, “guerre”, “fratture”, “polemiche”, comprese le speculazioni indegne sulla pelle delle vittime del ponte di Genova. 
Ed eccoci arrivarti alla manifestazioni di piazza della scorsa settimana.
Manifestazioni promosse da una sinistra che è del tutto assente, da un Partito democratico che si è sbracciato per anni per raccogliere i consensi a destra, rincorrendo Berlusconi, proprio mentre Forza Italia arriva a rischiare l’estinzione per raggiunti limiti di età.
E la domanda ovvia è: perché la sinistra invece di mantenere fede alle sue basi fondanti di espressione politica delle classi più deboli scende in piazza contro che vuole fare esattamente questo? Perché ridicolizzare i cortei studenteschi che non sanno neppure che cosa chiedere e finiscono per scimmiottare le manifestazioni mediorientali bruciando manichini? Cose che non appartengono alla nostra cultura. 
Il problema è che la sinistra è andata in cortocircuito sul tema dell’immigrazione e non riesce ad uscirne. In una Italia che si è impoverita ogni giorno di più, la sinistra convenzionale è rimasta aggrappata a un tema immigrazione che rappresenta il più colossale affare di tutti i tempi per le organizzazioni malavitose e per i grandi interessi dei più spregiudicati gruppi economici. Quelli che evidentemente si sono impadroniti di una sinistra miope e rimasta del tutto assente dal dibattito politico reale.
Perché una sinistra reale non può che plaudire al fatto che i pensionati possano avere pensioni dignitose, non quelle attuali, che siano tagliate pensioni d’oro di cui mai si sono pagati contributi, che i disoccupati siano aiutati a trovare lavoro, che sonio tutti obiettivi del governo attuale. La sinistra non dovrebbe difendere gli interessi dei finanzieri che gestiscono autostrade e dovrebbe dare suggerimenti per Genova e non portare in piazza le vittime della sua pessima gestione politica. Perché Genova è stata “rossa” da sempre.
Ma forse il più grande pericolo per il governo del cambiamento di Movimento 5 Stelle e Lega non è una sinistra in stato confusionale o la destra geriatrica di Berlusconi, bensì uno strano immobilismo che a livello periferico si è impadronito, specie in Lomellina, dei due partiti di governo. 
Che Pd, Forza Italia, banchieri tedeschi, giornaloni e televisioni di proprietà dei finanzieri, studenti in cerca di svago, mafie, siano pronte a fare battaglia a chi vuole cambiare le cose è del tutto normale. In Italia è normale anche che arrivi il boato delle bombe, perché qui bombe e politica sono la norma. 
Ma non è normale che alla periferia della politica romana i due partiti di governo restino muti e non diano alcun segnale di vita. 
Ci pensino i vari segretari, sindaci, attivisti, forse in attesa silente di un treno per Roma che sembrano proprio non meritare.

Giovanni Rossi © Riproduzione riservata