Giovedì 20 Giugno 2019

Piuttosto che niente è meglio...

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  • 29 Maggio 2019

La Lomellina si risveglia da questa doppia tornata elettorale all’insegna di un antico adagio dei campi, traducibile in tutti i dialetti: “Putòst che nient l’è mei putòst...”, che significa che piuttosto che niente è meglio... piuttosto. 

Tutti i risultati di un voto sulle amministrazioni locali sono all’insegna della scelta del “piuttosto”. Hanno vinto tutti i sindaci che hanno indossato la maglietta della lista “piuttosto”, rigorosamente civica, con in più qualche foto da mettere sui social di politici in trasferta nella terra delle buche e dei ponti interrotti, dei fuochi e degli ospedali che chiudono. Dunque il nostro presente è anche il nostro futuro. Accontentiamoci del piuttosto, per forza.

Sperando che siano altre le vie della difesa del territorio “piuttosto” che di primi cittadini che hanno ampiamente dimostrato di voler stare a guardare.

E che garantiscono per i prossimi cinque anni la continuità nel restare a guardare...

Ma è giusto anche chiedersi cosa potrebbe pretendere una terra che è stata destinata a discarica lombarda e che almeno ha dimostrato di essere consapevole e coerente. E le poche eccezioni, come quella di Tromello, che invade i giornali, oppure di  Palestro, non servono a smentire niente.

A livello politico tutti i maggiori partiti confermano l’abisso che si è creato tra i vertici nazionali e quelli locali, cioè la bontà della scelta del Movimento 5 Stelle di non puntare a una presenza sul territorio che ha aspetti altalenanti. Per usare un eufemismo.

E così se è vero che proprio i 5 Stelle rimangono del tutto assenti nel panorama dei sindaci lomellini, è altrettanto vero che anche il Partito democratico resta ai margini in Lomellina, non solo con il consueto dato mortarese, dove il Pd non c’è più da molti anni, ma anche nei centri a maggiore tradizione di sinistra, come Cilavegna o Sartirana, dove invece il Pd ci sarebbe, eccome.

Ma è forse la Lega lomellina quella che deve farsi più domande. Anzi deve farsene almeno due. 

La prima è perché un partito con una tale preponderante maggioranza di voti ha così poche, pochissime, liste che portano il suo “marchio” ben in vista nelle liste in corsa. Perché la colpa grave è dei vertici locali del partito di Salvini che non hanno fatto niente, ma proprio niente, per far nascere liste amministrative che fossero espressione del partito. Anzi, in alcune occasioni esponenti importanti del partito si sono lanciati in “selfie” piuttosto sconcertanti che li accomunavano a liste che con la Lega di Salvini ben poco avevano a che fare. Ed in più liste con poche speranze di affermazione: il caso di San Giorgio, con Marco Facchinotti, sindaco di Mortara, che si porta dietro l’assessore regionale Silvia Piani per una foto di gruppo con un candidato con nulle probabilità di vittoria è uno scivolone che un partito che si attesta al 50 per cento dei voti non può permettersi. A meno che qualcuno sognasse uno spot sull’uso dei fanghi in agricoltura che comprendesse anche un assessore regionale.

E proprio l’ambiente è la seconda domanda alla Lega e anche il tema rimasto rigorosamente escluso dalle elezioni amministrative lomelline. Un’assenza inspiegabile se non tornando al punto di partenza, cioè sottolineando che solo in uno stato di crisi generalizzata inquinare per mangiare è una scelta abituale e un prezzo che si paga con entusiasmo. 

Il problema è che con il tasso di degrado ambientale che si vive in Lomellina si stanno pagando prezzi altissimi in termini anche di “mangiare”. Ma le associazioni ambientaliste non sono state in grado (e mai lo saranno) di diventare in Lomellina un riferimento politico e amministrativo, essendo collegate a partiti politici che, in realtà, dell’ambiente se ne sbattono altamente, in una sinistra che non ce la fa a trattare i problemi quotidiani della gente.

Dunque per la difesa dell’ambiente non resta che attendere che il partito di governo, la Lega, si accorga che difendere l’ambiente è il vero affare del futuro e che investa per tutelare un pochino anche la terra delle risaie e dei fuochi. Insomma, che faccia, come sta facendo a Roma, sia da maggioranza che da opposizione: e questo è il capolavoro di Matteo Salvini.

Sul piano europeo dopo un anno di una feroce campagna elettorale e di ogni forma di truffa nella comunicazione da parte dei poteri forti, (finanza, banche, multinazionali, lobby industriali) il risultato vede una vera rivoluzione di una Europa che era diventata una sorta di agenzia d’affari. Non sono bastati gli incendi di cattedrali a Parigi, le bombe a Lione, per mantenere in sella quel Macron sbaciucchiato in Italia da chi lo vedeva come baluardo contro ogni cambiamento. Non è bastato raccontare che in Inghilterra non si voleva più la Brexit (forse la balla più clamorosa del 2019) per sfuggire al responso delle urne, che vedono Macron trombato e il partito della Brexit primo in Gran Bretagna. Come tutti sapevano benissimo, ma fingevano di non sapere. 

Ora ci raccontano che non cambierà nulla, ma non è vero.  Cambierà tutto e soprattutto l’Europa inizierà quel percorso verso una nuova attenzione per il cittadino che è la ricetta vincente di un governo Movimento 5 Stelle - Lega che esce da queste elezioni rafforzato, nonostante Sergio Mattarella, nonostante il Papa, nonostante il festival di Sanremo, nonostante le trombe e i tromboni che dall’alto del loro status di privilegiati  sono scesi in  campagna elettorale indossando i panni (loro sì) di populisti.

La sinistra esce estinta, purtroppo, da questa consultazione, con il Pd che ha fagocitato la sinistra “vera” e inneggia a un bipolarismo che resta solo nei progetti per il passato del vecchio Silvio. Un Pd che sogna l’arrivo di immigrati che possano tornare a far salire il mercato immobiliare, a far esplodere il lavoro sottopagato, a far occupare periferie urbane che sono immondezzai. Insomma, un Pd che sogna che le lancette dell’orologio girino al contrario e in questa logica è finito per occuparsi di immigrazione, sempre di immigrazione, solo di immigrazione. Un po’ poco.


Giovanni Rossi © Riproduzione riservata