Giovedì 18 Luglio 2019

Pendolari bloccati fino alle 4 di notte. Poi a piedi lungo i binari con la luce dei telefonini

Mentre la politica è impegnata a inneggiare ai treni ad alta velocità, la Tav, per andare in tre ore tra Torino e Lione, nella vita reale c’è chi sta quattro ore nella notte, isolato dal mondo, tra Mortara e Parona. 
Quattro ore sui vagoni di un treno fermo, in aperta campagna nel buio, senza nessun soccorso. Il lunedì nero dei pendolari ha assunto contorni drammatici e quasi grotteschi sulla corsa partita alle 22 e 42 dalla stazione di Porta Genova a Milano, in direzione Mortara. Il convoglio intorno alle 23 e 20 si è fermato nel nulla tra Vigevano e Parona, forse per la rottura del pantografo, il dispositivo che si attacca alla linea dell’energia elettrica. Proprio un pendolare mortarese, che lavora in un call center a Milano e stava rientrando dal turno serale, racconta l’odissea. 
“Abbiamo sentito un rumore – è la testimonianza del 34enne – e il treno si è fermato subito. Siamo rimasti bloccati tra le stazioni di Vigevano e Parona, ma il capotreno è arrivato e ci ha detto di non scendere. Mancava meno di un quarto d’ora per arrivare a Mortara. Ma siamo stati quattro ore su quel treno, che non ha i servizi igienici, senza che nessuno ci dicesse niente. Non si è visto nessuno: nessun medico, nessun operaio per sistemare, nessuno che potesse offrirci una via alternativa per tornare a casa. C’erano soltanto gli addetti di Trenord, che ci consigliavano di restare a bordo e che annunciavano di aver chiamato una squadra di operai da Milano. Perché da Milano? Non c’era qualcuno più vicino?”. Alle 3 e 20, dopo quattro ore di noia e di rabbia, cinque passeggeri sulla quindicina presenti nel convoglio hanno deciso di scendere dal treno. Le porte, prima chiuse, erano state nel frattempo aperte. Gli altri sono rimasti a bordo ancora, fino all’arrivo dei pompieri che li hanno accompagnati alla stazione di Parona illuminando i binari. Illuminati solo dalle luci dei cellulari e camminando lungo le rotaie (per fortuna a quell’ora i treni non passano più) i cinque “coraggiosi” hanno percorso a piedi i due chilometri che li separavano dalla stazione di Parona. Un luogo isolato, lontano dal centro abitato. Non c’era nessun autobus sostitutivo ad aspettarli, nessun addetto inviato da Trenord (che gestisce la linea Milano – Mortara) per offrire assistenza, nessuno che si interessasse di loro. Sembra che qualcuno abbia chiamato la Polfer, la polizia ferroviaria, ma invano. La mattinata di martedì è proseguita con ritardi spaventosi, superiori alle 2 ore, e cancellazioni su tutta la linea che sarebbero dovuti al maltempo. Forse proprio un ramo sui cavi elettrici è stato la causa della rottura del treno. 
“Ma io domani, al lavoro – conclude il 34enne – andrò in auto. Non posso rischiare un altro ritardo o un’altra odissea”.  

Davide Maniaci © Riproduzione riservata