Giovedì 22 Aprile 2021

Parona: rifiuti radioattivi, si aspetta la Prefettura. Lorena chiede garanzie

Il trambusto è grande, ma c’è un’unica cosa certa: dopo sette anni dal loro arrivo le schiumature radioattive sono ancora a Parona, in un capannone di proprietà della Intals (che le ospita suo malgrado), aspettando il trasferimento in quello nuovo costruito nell’area della ex Ecoplast.
Il materiale contaminato si troverà a poche centinaia di metri rispetto a dov’era prima, all’interno di container custoditi nel capannone. Sarà poi costruito un muro interno, dopo lo spostamento, per non ostacolare le manovre. Il muro dividerà in due il capannone, l’altra metà sarà adibita a magazzino. Tutto è pronto per il trasferimento, sia il sito sia le autorizzazioni al trasporto del ministero dell’ambiente e si aspetta l’ok della Prefettura. “Dal canto mio – ha aggiunto il sindaco Marco Lorena – valuto la possibilità di obbligare la ditta ad una garanzia finanziaria, una vera e propria fideiussione, che garantisca in futuro, in caso di fallimento dell’azienda, che tutto non ricada sul groppone del Comune”. Ma la Prefettura, nonostante sia stata contattata a febbraio non ha ancora approfondito questa richiesta di fideiussione, e quindi ha sospeso l’iter per chiedere lumi al ministero. Altrimenti il materiale sarebbe già stato spostato. Invece dipende da quanto il ministero sarà celere a rispondere alla Prefettura in merito alla possibilità di imporre la fideiussione.
Intanto la faccenda del muro preoccupa molto gli ambientalisti, preoccupati del fatto che alcuni operai lavoreranno a pochi metri da materiale considerato radioattivo, ancorché non pericoloso. Intanto le schiumature rimangono senza una adeguata protezione e tutti, fuori da Parona, sembrano felici che la loro destinazione finale, e forse definitiva, sia stata il Paese dell’offella. Un paese che, per più di quattro anni, ignorava di avere in casa del materiale contaminato. 
Tutti stanno aspettando il deposito nazionale promesso dalla politica da quando l’Italia (nel secolo scorso) ha iniziato il programma di energia nucleare. Ma non c’era traccia di questo progetto nemmeno nelle promesse elettorali delle scorse elezioni, in cui erano stati assicurati mari e monti. Questi scarti di lavorazione, ritenuti  non pericolosi per la salute, erano arrivati nel 2011 dalla Somet di Ambivere, fonderia “gemella” dell’ex Vedani Metalli, ma erano stati rivelati alla gente soltanto quattro anni dopo. Nessuno li ha mai voluti, tantomeno la stessa Intals. Ma la patata bollente era stata poi passata a Parona dopo che la Somet aveva chiesto e ottenuto dalla Prefettura di poter lasciare lì le schiumature, senza che il Comune venisse avvisato. per tempo. 

Davide Maniaci © Riproduzione riservata