Giovedì 21 Novembre 2019

Parona, il tribunale boccia la madre: il licenziamento Ikea era corretto

Il licenziamento della dipendente dell’Ikea era legittimo e lei avrebbe commesso “insubordinazione”. 
Lo ha deciso il giudice del lavoro, che ha respinto la richiesta di reintegro della 39enne paronese. Un altro giudice, ad aprile, si era già espresso allo stesso modo. La Cgil Milano, nella persona del segretario generale della Filcams Marco Beretta, ha già annunciato che ricorrerà in appello perchè ritiene il licenziamento “sproporzionato e ingiusto”. 
La vicenda risale allo scorso novembre: Marica Ricutti, vigevanese, residente a Parona, 39 anni, separata, ha due figli piccoli di cui uno affetto da disabilità. Ha lavorato per 17 anni all’Ikea di Corsico. Dopo un cambiamento dei turni deciso dall’azienda con annessa nuova mansione, che lei non riusciva a rispettare per via della distanza da casa e del traffico, uniti gli impegni per i figli, aveva deciso di autodeterminarsi gli orari. Una scelta presa dopo (è la sua versione) numerosi tentativi infruttuosi di avere un colloquio coi superiori. 
Per essere arrivata in due occasioni in un orario diverso rispetto a quello della nuova turnazione, è stata licenziata in tronco. 
I sindacati e molti colleghi hanno reagito in modo deciso, chiedendo alla multinazionale svedese di tornare sui propri passi anche con scioperi e presìdi davanti allo stabilimento. Marica Ricutti ha poi confidato di non essere riuscita a trovare più un altro lavoro. Ma il tribunale, per adesso, le ha dato torto. La sentenza di aprile scriveva che “i comportamenti dell’ex dipendente sono stati di gravità tali da ledere il rapporto fiduciario tra datore di lavoro e lavoratrice”. 
Adesso è stato ribadito che la donna avrebbe “commesso insubordinazione verso i superiori, accompagnata da comportamenti oltraggiosi”.
Come esempio è stata usata la frase “mi avete rotto i c...” rivolta a uno dei suoi superiori. Da parte di Ikea, tramite il suo legale Luca Failla, è stata espressa soddisfazione “perché la sentenza, per la seconda volta, smentisce le speculazioni e le ricostruzioni di parte dei mesi scorsi. Ikea ha avuto un comportamento corretto e a norma di legge”. Marica Ricutti invece si era rivolta al tribunale perchè riteneva che il comportamento di Ikea fosse “discriminatorio” e oltre al reintegro sul posto di lavoro chiedeva anche il risarcimento del danno. Il caso era arrivato anche in parlamento, con interrogazioni a firma di deputati Pd e 5Stelle. 

Davide Maniaci © Riproduzione riservata