Martedì 19 Novembre 2019

Parona, dubbi e prospettive: il futuro degli edifici traballanti

Il magazzino di via Papa Giovanni XXIII è transennato perché pericolante, ma gli addetti Caritas e Pro loco, che ne usufruiscono, continuano a usarlo con cautela. 
“Entriamo – hanno spiegato i volontari – per il minimo indispensabile, tenendo sempre d’occhio il tetto. Questo deposito è il nostro magazzino, non possiamo fermare le attività, cerchiamo di stare al suo interno il meno possibile quando dobbiamo prendere il materiale che ci serve”. 
Sul retro si trova anche il magazzino della Pro loco. Intanto l’idea, ammesso che si riescano a trovare i fondi regionali a cui il Comune sta cercando di accedere per fare i lavori, è quella di abbattere il porticato al secondo piano dismesso, che è l’area che presenta più problemi di stabilità (lo ha certificato un ingegnere), e lasciare attivo soltanto il piano terra coi due depositi. 
Intanto si ragiona anche su cosa fare dopo l’abbattimento di un altro edificio pericolante, quello di via Lorenzo Toma 58.  Dopo il crollo di qualche calcinaccio la casa era stata prima transennata e poi demolita. L’obiettivo ora è quello di costruire un posteggio. 
“Il Piano di Governo del Territorio – prosegue Lorena – lo prevede, lo realizzeremo il prossimo anno. Le spese di demolizione avrebbe dovuto pagarle l’intestataria, una romena di 32 anni che si è resa irreperibile. Dopo lunghe ricerche siamo riusciti a trovare il suo indirizzo. Ma ovviamente lei non ha mai risposto”. Infine prosegue il monitoraggio anche della chiesa di San Siro, uno dei simboli del paese e anch’essa traballante. I sensori sono presenti da tempo nelle crepe, in modo da segnalare eventuali movimenti pericolosi. 

Davide Maniaci © Riproduzione riservata