Sabato 14 Dicembre 2019

Parona: addio vecchio termovalorizatore, dal 2020 sarà realizzata la nuova linea 3, con meno emissioni dannose per l’ambiente

La linea 1 del termovalorizzatore sarà dismessa e sostituita da una nuova, la 3, con annessa nuova caldaia. 
L’impianto di Parona manterrà complessivamente lo stesso tonnellaggio di rifiuti trattati e gli stessi materiali, proprio in un periodo in cui torna di attualità, prepotente, il tema “inceneritori” anche su scala nazionale. 
Ma i cambiamenti saranno tanti, decisi dalla nuova proprietà, il colosso dell’energia A2A. 
I lavori dovrebbero terminare nel 2021 e la linea attivata l’anno successivo. A differenza di quanto inizialmente previsto, non ci saranno tre linee parallele funzionanti contemporaneamente. La vecchia linea 1 verrà subito spenta all’accessione della linea 3 e sarà definitivamente messa fuori servizio al termine della taratura della nuova caldaia. Sembra confermata, almeno per il momento, l’intenzione a non bruciare i fanghi da depurazione civile e industriali, oggetto di polemiche nei mesi scorsi..
Il piano dell’opera è stato illustrato dal direttore dell’impianto Paolo Angeloni e l’amministratore delegato di Linea Ambiente (che detiene l’80 per cento di Lomellina Energia, mentre il restante 20 fa capo ad Asm Isa di Vigevano) Roberto Venuti, in una riunione sabato mattina alla presenza della Commissione per l’inceneritore e della consulta comunale per l’ambiente del Comune di Parona.
La vecchia linea è obsoleta, ha superato l’età media di questo tipo di impianti. 
Progettata 25 anni fa ed entrata in funzione nel 1999, soffre di un’evidente decadimento delle prestazioni, sia come produzione di energia sia come efficienza dell’abbattimento delle emissioni.
“Per questo – è stato spiegato all’assemblea dal responsabile tecnico, l’ingegner Michelangelo Colombo – serve una riorganizzazione logistica, che ridurrà anche gli incidenti. Verranno smantellati 200 metri di nastro trasportatore che convoglia i rifiuti alla caldaia. Il percorso si accorcerà di 35 metri, rendendo tutto più gestibile. L’energia prodotta aumenterà da 44 megawatt a 52. Inoltre la nuova caldaia, già autorizzata nel 2013, andrà a sostituire l’attuale linea 1 da cui si differenzia per la tecnologia di combustione (griglia mobile anziché letto fluido) e di combustibile (rifiuto tale e quale anziché rifiuto pre-trattato). La quantità di rifiuti autorizzata al trattamento non cambierà, ammonta a 380mila tonnellate all’anno”. 
I rifiuti proverrebbero soprattutto da fuori Provincia. I lavori per la prima parte del progetto sono già in corso, e prevedono la riqualificazione e il recupero degli immobili rimasti inutilizzati a causa di incendi, come il vecchio capannone di pre-trattamento e gli altri edifici connessi. Questi interventi saranno terminati entro il 2019. L’attuale capannone di pretrattamento verrà spostato nei capannoni ripristinati e smantellato, per lasciare il posto alla nuova linea 3. Il pretrattamento continuerà solo per la linea 2, che funziona ancora con tecnologia a letto fluido. Il nuovo edificio della linea 3 sarà completamente chiuso e autosufficiente. I rifiuti verranno stoccati nella parte iniziale della linea, chiamata “fossa” e andranno ad alimentare direttamente la caldaia senza trattamento preliminare. 
A valle della caldaia ci saranno due impianti sequenziali di trattamento polveri (doppio filtraggio) e un denox per abbattere gli Nox (ossidi di azoto, precursori del Pm10, le cosiddette “polveri sottili”). Le linee attuali hanno un solo filtro e sono prive di denox. Sulla nuova linea verranno applicati limiti emissivi più bassi della vecchia linea 1. I Nox passeranno da 200 a 80 milligrammi per metro cubo, gli Sox (ossidi di zolfo) da 50 a 15, l’ammoniaca da 10 a 3. La linea 2 continuerà a mantenere i vecchi limiti.
“Entro l’autunno del 2019 – ha continuato l’ingegner Colombo – il vecchio capannone di pre-trattamento sarà smantellato. La costruzione della nuova linea 3 avverrà tra il 2020 e il 2021. In questo momento è già in corso una gara tra fornitori internazionali per la redazione del progetto e del piano esecutivo. La selezione avverrà nei prossimi mesi. La nuova linea sarà accesa nel 2022. 
Il ricorso all’incenerimento rientra nelle logiche di gestione del ciclo dei rifiuti prevista dall’Unione Europea e va visto come il modo più efficiente per smaltire la frazione residuale del rifiuto urbano, non altrimenti riutilizzabile o recuperabile, producendo energia elettrica che dovrebbe altrimenti essere ricavata da fonti fossili ormai in via di esaurimento”.A differenza di quanto autorizzato, la direzione ha deciso di non usufruire della possibilità di far andare in parallelo la vecchia linea 1 e la nuova linea 3 fino al termine della messa a punto di quest’ultima. Si sono resi conto che sarebbe complicato e antieconomico. Quindi non ci sarà funzionamento in parallelo di tre linee. Da tutta l’operazione non deriverà ulteriore consumo di suolo. 
“Anche se attualmente non vedo un piano di smantellamento della linea 1 – è il commento di Riccardo Orlandi, presidente della Consulta comunale per l’ambiente – è certo che la corrente verrà comunque tolta e il camino abbattuto. Quindi la vecchia caldaia non potrà più materialmente funzionare. 
Nel medio periodo la proprietà non prevede e non ha intenzione di diminuire la capacità autorizzata dell’impianto, rinunciando ad esempio alla linea 2. 
Dal mio punto di vista sarebbe invece una prospettiva auspicabile, magari accompagnata dalla riconversione di parte dell’impianto in linee di trattamento alternative simili a quella per il recupero della plastica che la stessa A2A ha recentemente inaugurato in Piemonte. Ma al momento il piano è di sfruttare appieno la capacità autorizzata. La ditta non prevede che nei prossimi 10 anni ci sarà diminuzione di produzione di rifiuti, nonostante l’aumento della raccolta differenziata”.
Infine dall’assemblea è emerso che il teleriscaldamento, più volte considerato, non verrà attuato. Questo sistema, che consiste nella distribuzione, attraverso una rete di tubazioni isolate e interrate, di acqua calda, acqua surriscaldata o vapore proveniente da una grossa centrale di produzione, è irrealizzabile (anche se tecnicamente fattibile) sia per i costi proibitivi sia perché Vigevano, Mortara e tantomeno Parona non si prestano come struttura urbanistica.

Davide Maniaci © Riproduzione riservata