Lunedì 06 Aprile 2020

Olevano, il museo contadino è tornato alla vecchia sede

Per generazioni di piccoli studenti è stata la prima gita scolastica. Fiumi di inchiostro ne hanno raccontato i cimeli e le iniziative tra la nostalgia e lo spettacolo. Ora promette di essere solo un lontano ricordo. 
È finito lo sgombero del Museo di arte e tradizione contadina, che doveva essere completato entro il 30 giugno. Non saranno più gli spazi della tenuta San Giovanni ad ospitare la collezione, come accadeva dal 2003, bensì la sala museale “Nicola Ansaldi” del circolo ricreativo-aggregativo di via Battisti, già interamente adibito a museo prima del trasferimento nella proprietà della famiglia Sartori - Galbarini. Il trasloco è iniziato l’11 giugno a cura della ditta Beltrame, ed è costato 3.000 euro all’amministrazione.
Ma non tutte le macchine agricole troveranno posto nei nuovi spazi, che si trovano al primo piano e misurano 10 metri per 5. L’allestimento si preannuncia essenziale ed il grosso degli arnesi è (forse provvisoriamente) custodito nel “locale meccanici” dell’ex area Gabutti, un capannone in via Garibaldi che fu officina meccanica. 
Il comune pagherà 900 euro forfettari all’anno per il magazzino, non più i 600 euro al mese per la San Giovanni. Ma per adesso non si prospettano ritorni economici di nessun tipo.
La famiglia Sartori – Galbarini, nel frattempo, è tornata a celebrare i matrimoni civili nella sua tenuta, seppur con rito “umanistico”. Cioè una cerimonia puramente scenica senza alcun valore legale. 
“Ne abbiamo già svolti 4 – commenta Alessandra Sartori– e il Comune ha perso, per un dispetto, i 2000 euro che avrebbe guadagnato dai matrimoni al museo. Io ho perso un museo, non certo la dignità e ritengo in questa storia di essere stata l’unica parte disposta al dialogo. Un’apertura che non ho affatto trovato nell’amministrazione comunale, che non ha mai voluto incontrarmi fin da quando, nello scorso ottobre, era stato chiuso il museo”.

Davide Maniaci © Riproduzione riservata