Giovedì 27 Febbraio 2020

Nuova caldaia del termo? “Fermiamola con una firma”

C’è un triangolo molto più pericoloso di quello delle Bermuda. A terrorizzare i lomellini è infatti il triangolo dell’inquinamento tra Mortara, Parona e Olevano (dove c’è una centrale elettrica con l’ennesimo camino). Così è nata la petizione, promossa anche dal comitato no fanghi di Mortara, per dire no alla realizzazione di una nuova caldaia presso il termodistruttore di Parona. La raccolta firme, al via da lunedì scorso 18 febbraio, può essere sottoscritta on line attraverso il sito change.org. 

“Riteniamo che perseguire la strada dell’incenerimento dei rifiuti sia un grave errore – sostengono i promotori della raccolta firme, con in prima linea Adriano Arlenghi – dunque diciamo no alla terza caldaia nell’impianto di Lomellina Energia. Attualmente l’impianto di Parona lavora a metà regime e brucia rifiuti da altre regioni. La raccolta differenziata nel pavese sta aumentando e di conseguenza è sempre minore la quantità di rifiuti da bruciare e di conseguenza la necessità di mantenere in vita questo inceneritore. Siamo inoltre convinti della necessità di una pianificazione territoriale virtuosa che diversifichi le attività di selezione e pretrattamento dei rifiuti, volta al recupero dei materiali e ad una riduzione della spesa pro-capite per ogni cittadino nello smaltimento degli stessi”. Numeri alla mano un’inversione di rotta nel campo dello smaltimento rifiuti sembra essere obbligatoria. Il tasso di mortalità della popolazione pavese è stato del 14 per cento superiore rispetto alla media lombarda. Del 10 per cento in più rispetto a quella nazionale. Lo ribadiscono anche membri di RifiutiAMoci, tra i promotori della raccolta firme, un gruppo cittadini stanchi di guardare lo scempio che si consuma quotidianamente su una terra violata da inceneritori inutili, fanghi convulsivi, discariche folli e incendi “spontanei”. L’obiettivo dichiarato è quello di raccogliere entro la fine del mese almeno mille firme da consegnare poi alla presidenza del Consiglio dei Ministri. 

Luca Degrandi © Riproduzione riservata