Venerdì 05 Giugno 2020

Non solo sporcaccioni! I volontari hanno sistemato il dog park di via Dellatorre. Il sindaco Facchinotti applaude

Il dog park di via Carlo Dellatorre ora ha un aspetto completamente diverso rispetto ad alcuni mesi fa. Se n’è accorta anche l’amministrazione comunale che sabato ha voluto ringraziare il gruppo di volontari che dallo scorso autunno ha messo mano al badile (e soprattutto al portafoglio) e ha rimesso a nuovo uno dei più estesi parchi per gli amici a quattro zampe della Lomellina. Sabato mattina il sindaco Marco Facchinotti ha rivolto il grazie della città al gruppo di frequentatori, circa una decina su oltre cento fruitori abituali, che si sono messi in gioco in prima persona per sistemare l’intera area, con un lavoro di manutenzione iniziato a ottobre. “Non dobbiamo chiederci cosa il Paese possa fare per noi – ha detto Marco Facchinotti parafrasando la celebre frase di J.F. Kennedy – ma piuttosto cosa noi possiamo fare per il nostro Paese o, in questo caso, per la città. Questo gruppo di volontari merita il grazie da parte di tutta la città, perché hanno messo a disposizione risorse, tempo libero e tanta fatica per migliorare le condizioni di un dog park che è di tutti i cittadini. Mi auguro che anche altri seguano il loro esempio, perché le risorse pubbliche sono spesso limitate e tanti lavori e interventi che andrebbero fatti, purtroppo, a volte sono irrealizzabili se non grazie all’intervento dei volontari. Ricordo che il Comune ha predisposto un Albo apposito, dove i cittadini che desiderano dare una mano possono iscriversi per fare volontariato con le necessarie coperture assicurative”. Intanto, il dog park di via Dellatorre attende nuovi lavori e interventi. E in questo senso il programma dei volontari è già scandito. “Fino ad ora – racconta uno di loro – ci siamo occupati della manutenzione del verde. I lavori sono iniziati a ottobre. Tutto è partito tra una chiacchiera e l’altra mentre i nostri cani giocavano nel parco. Ci siamo confrontati e abbiamo deciso di metterci in gioco in prima persona per migliorare un luogo che frequentiamo abitualmente”. Così via libera all’ingegno e a un’autotassazione volontaria per coprire le spese, anche se gran parte delle opere è interamente costituita con materiale di recupero. “Per evitare i danni al trattore tosaerba – preseguono i volontari – abbiamo segnalato le radici che fuoriuscivano dal terreno con degli pneumatici di recupero che poi abbiamo verniciato e ora sono anche carini da vedere. Inoltre abbiamo abbattuto una pianta ormai morta e pericolosa, dalla quale sono stati ricavati dei ceppi per sedersi”. L’area, che fino a pochi mesi fa sembrava un intricato bosco difficilmente accessibile, ora è interamente fruibile dagli amici a quattro zampe, con l’erba tagliata e gli alberi adeguatamente manutenuti che offrono riparo dal sole. Altri volontari hanno anche lavorato sulla fontanella dell’acqua, completamente riverniciata e decorata. Ma non solo. Qua e là spuntano vasi di fiori e addirittura un’altalena. “L’obiettivo – spiegano i dieci volonterosi – è che il parco sia al servizio di tutti, anche di chi non possiede un cane. E’ piacevole passeggiare ora nell’area, ci si può sedere e godere la natura”. Ma c’è ancora molto da fare. “Realizzeremo un memoriale – proseguono – per ricordare i nostri cagnolini che non ci sono più. Appenderemo a un ceppo delle targhette in legno con i nomi di tutti loro, perché questo era soprattutto il loro parco”. Frequentato da “Fido” non solo mortaresi, ma di tutta la Lomellina. Così come eterogeneo è il gruppo di volontari, provenienti da diversi centri lomellini. Ma c’è ancora molto da fare. Il lato del parco che costeggia l’Arbogna non è recintato e quindi potenzialmente è pericoloso per alcuni cani poco sensibili ai richiami dei loro padroni. “Stiamo cercando di trovare una soluzione a questo problema – promette Marco Facchinotti – non tanto per piazzare una recinzione ma piuttosto per mantenere comunque un’apertura sul torrente in caso di ispezione del cavo civico. In tal caso ci deve essere il passaggio per calare un’imbarcazione. Stiamo studiando la possibilità di realizzare una sorta di cancello che si apra sull’argine”. E poi ci sono i grandi progetti, tra il sogno e l’utopia, di realizzare un collegamento tra la ciclabile di strada Pavese e quella che porta a Sant’Albino e che coinvolga proprio l’area del dog park. Per il momento però, la manutenzione del verde era di certo la priorità. “Tagliare il prato è fondamentale – racconta un altro fruitore del parco – ma ancora di più è eliminare i cosiddetti “forasacchi” secchi. Quest’erba, infatti, è pericolosissima per i cani, perché se penetra nelle narici è impossibile da estrarre se non attraverso un costoso intervento sotto anestesia. Se penetra nella loro pelle, inoltre, può essere letale perché percorre i vasi sanguigni e arriva al cuore, uccidendoli”.  Sabato mattina il sindaco Marco Facchinotti ha rivolto il grazie della città al gruppo di frequentatori, circa una decina su oltre cento fruitori abituali, che si sono messi in gioco in prima persona per sistemare l’intera area, con un lavoro di manutenzione iniziato a ottobre. “Non dobbiamo chiederci cosa il Paese possa fare per noi – ha detto Marco Facchinotti parafrasando la celebre frase di J.F. Kennedy – ma piuttosto cosa noi possiamo fare per il nostro Paese o, in questo caso, per la città. Questo gruppo di volontari merita il grazie da parte di tutta la città, perché hanno messo a disposizione risorse, tempo libero e tanta fatica per migliorare le condizioni di un dog park che è di tutti i cittadini. Mi auguro che anche altri seguano il loro esempio, perché le risorse pubbliche sono spesso limitate e tanti lavori e interventi che andrebbero fatti, purtroppo, a volte sono irrealizzabili se non grazie all’intervento dei volontari. Ricordo che il Comune ha predisposto un Albo apposito, dove i cittadini che desiderano dare una mano possono iscriversi per fare volontariato con le necessarie coperture assicurative”. Intanto, il dog park di via Dellatorre attende nuovi lavori e interventi. E in questo senso il programma dei volontari è già scandito. “Fino ad ora – racconta uno di loro – ci siamo occupati della manutenzione del verde. I lavori sono iniziati a ottobre. Tutto è partito tra una chiacchiera e l’altra mentre i nostri cani giocavano nel parco. Ci siamo confrontati e abbiamo deciso di metterci in gioco in prima persona per migliorare un luogo che frequentiamo abitualmente”. Così via libera all’ingegno e a un’autotassazione volontaria per coprire le spese, anche se gran parte delle opere è interamente costituita con materiale di recupero. “Per evitare i danni al trattore tosaerba – preseguono i volontari – abbiamo segnalato le radici che fuoriuscivano dal terreno con degli pneumatici di recupero che poi abbiamo verniciato e ora sono anche carini da vedere. Inoltre abbiamo abbattuto una pianta ormai morta e pericolosa, dalla quale sono stati ricavati dei ceppi per sedersi”. L’area, che fino a pochi mesi fa sembrava un intricato bosco difficilmente accessibile, ora è interamente fruibile dagli amici a quattro zampe, con l’erba tagliata e gli alberi adeguatamente manutenuti che offrono riparo dal sole. Altri volontari hanno anche lavorato sulla fontanella dell’acqua, completamente riverniciata e decorata. Ma non solo. Qua e là spuntano vasi di fiori e addirittura un’altalena. “L’obiettivo – spiegano i dieci volonterosi – è che il parco sia al servizio di tutti, anche di chi non possiede un cane. E’ piacevole passeggiare ora nell’area, ci si può sedere e godere la natura”. Ma c’è ancora molto da fare. “Realizzeremo un memoriale – proseguono – per ricordare i nostri cagnolini che non ci sono più. Appenderemo a un ceppo delle targhette in legno con i nomi di tutti loro, perché questo era soprattutto il loro parco”. Frequentato da “Fido” non solo mortaresi, ma di tutta la Lomellina. Così come eterogeneo è il gruppo di volontari, provenienti da diversi centri lomellini. Ma c’è ancora molto da fare. Il lato del parco che costeggia l’Arbogna non è recintato e quindi potenzialmente è pericoloso per alcuni cani poco sensibili ai richiami dei loro padroni. “Stiamo cercando di trovare una soluzione a questo problema – promette Marco Facchinotti – non tanto per piazzare una recinzione ma piuttosto per mantenere comunque un’apertura sul torrente in caso di ispezione del cavo civico. In tal caso ci deve essere il passaggio per calare un’imbarcazione. Stiamo studiando la possibilità di realizzare una sorta di cancello che si apra sull’argine”. E poi ci sono i grandi progetti, tra il sogno e l’utopia, di realizzare un collegamento tra la ciclabile di strada Pavese e quella che porta a Sant’Albino e che coinvolga proprio l’area del dog park. Per il momento però, la manutenzione del verde era di certo la priorità. “Tagliare il prato è fondamentale – racconta un altro fruitore del parco – ma ancora di più è eliminare i cosiddetti “forasacchi” secchi. Quest’erba, infatti, è pericolosissima per i cani, perché se penetra nelle narici è impossibile da estrarre se non attraverso un costoso intervento sotto anestesia. Se penetra nella loro pelle, inoltre, può essere letale perché percorre i vasi sanguigni e arriva al cuore, uccidendoli”. 

Riccardo Carena © Riproduzione riservata