Sabato 04 Luglio 2020

Non solo risotto, a Cergnago è nato un allevamento di lumache. Ecco come funziona

Ad alcuni cergnaghesi la voglia di fare e di mettersi in gioco non manca proprio. Ne è prova la buona riuscita dell’allevamento di lumache di Antonietta Paolillo, una realtà avviata a inizio 2017 e inaugurata nel luglio dello stesso anno. Grandissima appassionata di animali e natura ed ex studentessa di medicina veterinaria, Antonietta non ha esitato a mettere in pratica la sua intraprendenza, dando così avvio a questa avventura che è nuova anche per lei e per la sua famiglia. 

“Questa attività è, propriamente parlando, un’azienda agricola a ciclo biologico completo – spiega Antonietta Paolillo  – e ciò significa che ogni singola lumaca prodotta dall’azienda è stata allevata e cresciuta nello stesso luogo in cui è nata, senza importazioni dall’esterno. È stato infatti necessario immettere riproduttori solo all’inizio, e da allora le lumache si riproducono tra di loro”. Allevare lumache (elicicoltura in termini precisi) è un lavoro tutt’altro che semplice, soprattutto perché, oltre a richiedere un lavoro continuo e attento, esige determinati parametri climatici e ambientali. Requisiti, questi ultimi, che qualora venissero a mancare impedirebbero la sopravvivenza e la proliferazione delle lumache. 

“Prima di iniziare infatti è stato necessario effettuare una serie di analisi al terreno – precisa Antonietta – e da queste è emerso che le sostanze presenti nel terreno di questa zona specifica sono ottimali per l’elicicoltura. Ciò è dovuto soprattutto al fatto che la superficie del sottosuolo è prevalentemente di tipo sabbioso, l’habitat migliore per le lumache”. È stato a partire da questo inizio dalle circostanze favorevoli che nell’azienda cergnaghese sono stati costruiti recinti di vario tipo. 

“Dal recinto iniziale al cui interno erano presenti i primi esemplari riproduttori – continua – abbiamo poi costruito un secondo recinto, destinato non più alla sola riproduzione ma anche all’ingrasso. È qui che le lumache destinate alla vendita si nutrono e, appunto, crescono fino a raggiungere le dimensioni adeguate”. Appositi teloni e reti, inoltre, tengono lontani gli storni e altri uccelli che altrimenti mangerebbero le chiocciole. 

Nell’azienda Paolillo, che ad oggi conta ben diciannove recinti di lumache (di cui otto riservati alla riproduzione e undici all’ingrasso), tutto si attiene a una precisione e a una cura dalle connotazioni decisamente professionali. L’azienda infatti è in contatto con il rinomato Istituto Internazionale di Elicicoltura di Cherasco. La stessa alimentazione delle lumache, ad esempio, è studiata e selezionata con molta cura. Spiega infatti Antonietta Paolillo: “Per la nutrizione delle lumache vengono coltivati girasoli nel periodo estivo e colza nei mesi più freddi. Queste erbe vengono quindi seminate, sia dentro che fuori dai recinti, per poi venire regolarmente tagliate e riseminate ogni anno. Quando infatti una lumaca si ciba delle parti di una determinata pianta, lascia su di esse una secrezione e le lumache che percepiscono questa sostanza non si nutrono più dello stesso vegetale almeno fino a quando non scompare la parte interessata. Ecco perché è importante che le operazioni di taglio abbiano una certa frequenza”. 

Le lumache in sé non necessitano di cure particolari. Il grosso del lavoro è dovuto al mantenimento dei recinti e della vegetazione. Questi animali infatti vanno in letargo a metà dicembre interrandosi da soli, per poi spuntare a fine febbraio non appena scompare il gelo. 

“A maggio e giugno – spiega l’esperta – si hanno le uova dalle quali nasceranno i piccoli già da agosto”. 

La riproduzione non richiede l’intervento umano. La chiocciola è infatti un animale ermafrodito, e ciò significa che ogni individuo è sia maschio che femmina. Nonostante ciò la riproduzione avviene sempre tra due membri ed entrambi poi depongono le uova fecondate. L’intero ciclo di allevamento richiede un anno, al termine del quale le lumache precedentemente selezionate per l’ingrasso vengono raccolte e fatte spurgare in apposite gabbie. La lavorazione delle lumache a scopo alimentare avviene poi presso aziende specializzate. Da qui poi il prodotto finito e pronto per essere venduto direttamente dall’azienda Paolillo a privati e ristoranti. La varietà di preparati a base di lumache è davvero grande: si passa dalle lumache al naturale a sughi con pomodoro, dalle lumache trifolate e in salsa di verdure al paté. 

“Abbiamo provato ad ottenere anche la bava di lumaca ad uso cosmetico – spiega la titolare – una sostanza che viene prodotta continuamente dalle lumache, e l’estrazione può avvenire più volte durante il loro ciclo vitale”.

Nicholas Scotti © Riproduzione riservata