Giovedì 20 Giugno 2019

Natale nel mondo: dall'Egitto le tradizioni copte

Certamente le festività legate al Natale non trovano nel mondo arabo una particolare “popolarità”, per ovvi motivi religiosi. Ma non sempre è così, ed una eccezione la si scopre in Egitto.
La maggior parte della popolazione egiziana è di religione musulmana, ma in molti amano comunque celebrare il Natale Copto e la maggior parte dei supermercati vendono ogni genere di decorazione o pietanza per la festa.
Le stesse città vengono addobbate per l’occasione e nelle case si allestisce il presente e si addobba l’albero di Natale.
“In Egitto – parla Fauzi Girgis, egiziano residente a Parona da circa quarant’anni  Babbo Natale prende il nome di “Baba Noel”, e come nella tradizione cattolica i bambini lo aspettano per ricevere i suoi doni, lasciando in cambio qualche biscotto o disegno”.
Solo una piccola percentuale della popolazione egiziana è cristiana, appartenente alla Chiesa Copta ortodossa. Tra le sue feste sacre questa minoranza celebra anche il Natale che, a dierenza di quello cattolico, cade il 7 gennaio, così come in Etiopia e per alcune minoranze ortodosse in Russia e Serbia. 
“Durante i 43 giorni che precedono il Natale – continua Fauzi Girgis – cioè dal 25 Novembre al 6 Gennaio, i fedeli osservano un particolare digiuno, una vera e propria dieta vegana in cui non mangiano né carne né derivati. Questa dieta prende il nome di “sacro digiuno della Natività”, ma non è obbligatorio per tutti, chi non vuole è libero di non farlo”.
La vigilia di Natale, il 6 gennaio, i cristiani copti partecipano ad una speciale liturgia, in cui pregano con dei canti caratteristici che animano la messa che inizia al mattino presto e si conclude solo alle 4 del mattino del giorno dopo. Dopo la messa, le famiglie, tornate a casa, celebrano il Natale con tutte le prelibatezze a cui avevano rinunciato nel periodo pre cedente, tra cui carne, uova, burro e cibi comunque molto speziati e saporiti, serviti in abbondanti porzioni per festeggiare tutti insieme attorno alla tavola.
“Il 7 gennaio – conclude Fauzi Girgis  non possono mancare i dolci, tra cui dei biscotti friabili chiamati “kahk”, oppure la “baklawa”, realizzata con foglie di finissima pasta filo, con un ripieno di pistacchi e inzuppate nella melassa, oppure la “halawa”, i cui ingredienti principali sono semi di sesamo, zucchero o miele”.

Martina Girgis © Riproduzione riservata