Venerdì 28 Febbraio 2020

Mortara on stage: sabato tocca a Stefano Chiodaroli e alla sua “follia contagiosa”

“Breaking bread”, come una delle più belle serie tv di tutti i tempi ma con il termine “bread”, pane, per richiamare il panettiere al posto di “bad”, cattivo. Uno dei suoi personaggi più celebri. Ma lo spettacolo di Stefano Chiodaroli non si esaurisce certo in un gioco di parole. La quindicesima stagione del festival Mortara on Stage continua sabato prossimo alle 21, sempre presso l’auditorium di viale Dante.

Il cabaret di un “profeta non in patria” (a Vigevano, dove vive, dicono che è vigevanese, nella natia Varese che è varesino, a Mortara non dicono niente) si presenta in una fase particolarmente fortunata per l’artista, reduce da una commedia dai toni assolutamente seri come “Te lo dico pianissimo” e da un horror assolutamente sui generis come “Tafanos”. “Del vecchio panettiere, il personaggio di Zelig e Colorado Cafè che tutti ricordano, c’è sicuramente ancora qualcosa – anticipa l’attore – ma ultimamente nel mio percorso è il monologo, la parola, ad aver preso il sopravvento sui personaggi e sul loro furore. Adesso tutto si trasforma in racconto. Dieci anni fa magari sarei salito sul palco e avrei interpretato il panettiere, Ornello il fotomodello, il semidio Tempesta Ormonale. Avrei fatto ridere, certo, ma sacrificando la narrazione. Avrei tenuto tutto legato ad un filo piuttosto sottile”. Adesso Chiodaroli, dopo averne compiuti 56, continua con coerenza quello che sta già portando da tempo sui palchi italiani nel ruolo di stand-up comedian. La voce è più bassa, le battute più calibrate, fulminanti. Non è un caso che “Breaking bread” voglia dire sia “panettiere distrutto”, o qualcosa del genere, sia una citazione chiara alle icone americane degli ultimi anni come il telefilm con protagonista il pusher Walter White.

“Di certo però – prosegue Chiodaroli – non si tratta di un cabaret classico perché io sono matto, la mia follia è contagiosa, mi piace mostrarla e vedere l’effetto che fa. I miei personaggi son tutte maschere, anche il panettiere era una maschera. Storicamente la maschera non nasconde, semmai rivela senza pudore. Più vado avanti nel tempo più mi diverto a raccontarmi a viso aperto per quello che sono. Mi dà grande libertà, mi diverte, dà ricchezza emotiva al mio spettacolo. Bello o brutto che io sia, mi ritengo sempre leale con quel che mi viene in mente, diretto e sanguigno. A Mortara io voglio divertire. Conosco l’Auditorium, mi va a genio, potrei scatenarmi”.

Il panettiere ritorna, non più interpretato da un trentenne Chiodaroli che prova a farsi largo a spallate e a colpi di farina tra gli altri cabarettisti milanesi ma da un uomo di mezza età, che lascia andare alcune battute ma ne guadagna altre. Il denominatore è sempre lo stesso: dire ciò che gli passa per la testa, senza paura di essere irriverente.

Davide Maniaci © Riproduzione riservata