Domenica 29 Marzo 2020

Microcast: lavoratori in municipio, Facchinotti “costretto” all’incontro

La via della protesta porta direttamente al municipio di Mortara. D’altra parte le iniziative di piazza sembrano rappresentare l’unico mezzo che hanno i lavoratori della Microcast per essere ascoltati dalle istituzioni. Infatti ieri, martedì 28 gennaio, buona parte dei lavoratori dell’azienda di strada Pavese  ha scioperato e ha dato vita ad un corteo di protesta che da piazza Trieste ha raggiunto piazza Martiri della Libertà. 

Poi, davanti al municipio è stata la volta delle legittime rivendicazioni di lavoratori e lavoratrici che non hanno ricevuto lo stipendio di dicembre, aspettano la tredicesima e, soprattutto, non hanno certezze sul futuro della fabbrica. 

Un’incertezza che coinvolge 74 famiglie. “Vogliamo conoscere il piano industriale – ha detto Gianluigi Sgorba, segretario provinciale della Fiom – e non accetteremo che le future decisioni vengano prese sulla pelle dei lavoratori”. L’importanza dello sciopero e dell’unità dei lavoratori è stata sottolineata da Lorena Bini (Fiom-Cgil). Scendere in piazza serve  a rompere il muro di silenzio. 

“Dopo il primo sciopero - sottolinea Lorena Bini - abbiamo ottenuto un acconto sullo stipendio di gennaio. Ora, dopo l’annuncio di questo secondo presidio anche altre istituzioni hanno dovuto rispondere alle nostre richieste.  Senza queste azioni non saremmo stati ascoltati allo stesso modo. Quindi non ci fermeremo qui”. Poi una delegazione, in rappresentanza dei 74 lavoratori della Microcast, ha incontrato il sindaco in municipio. E’ il primo incontro dopo che, già nel mese di novembre, i sindacati avevano chiesto un confronto con Marco Facchinotti. Meglio tardi che mai. Ma tra le proposte più applaudite in piazza Martiri della Libertà resta quella del consigliere di minoranza Giuseppe Abbà. “So perfettamente che in queste situazioni un Comune non ha molti strumenti di pressione – suggerisce Abbà – ma una cosa si può e deve fare. Invito l’amministrazione a stanziare un fondo di solidarietà per sostenere i lavoratori in difficoltà perché rimasti senza stipendio. Anche se la fabbrica non paga, le bollette e le rate del mutuo arrivano comunque. Nelle situazioni di maggior disagio l’ente pubblico dovrebbe intervenire con un sostegno tangibile”.

Luca Degrandi © Riproduzione riservata