Mercoledì 12 Dicembre 2018

Mede: non solo Ciaramela dal 7 al 9 dicembre la città sarà la capitale dei giochi tradizionali

  • Mede
  • 28 Novembre 2018

Sarà la comunità della Ciaramela ad ospitare, dal 7 al 9 dicembre, le Giornate dell’immateriale nel castello Sangiuliani. 
La “Rete italiana per la salvaguardia dei giochi tradizionali” sceglie Mede, città della lippa, per un ciclo di conferenze, dibattiti, assaggi dei prodotti del territorio e qualche dimostrazione pratica all’insegna dei divertimenti antichi. Per la prima volta queste Giornate escono dalle grandi città per spingersi nel cuore di un territorio agricolo, sempre col proposito mai troppo nascosto di far riconoscere questi giochi antichi, un tesoro di tutti, come patrimonio immateriale dell’umanità Unesco. Il significato di questi incontri è proprio quello di arricchire il più possibile il dossier da presentare alla commissione.
Saranno i Fio d’la lippa a fare gli onori di casa, in quello che (senza quasi muoversi) sarà un vero e proprio viaggio tra pianure, laghi e montagne alla scoperta e alla riscoperta delle tradizioni locali che si perdono spesso nel medioevo, dei modi di divertirsi in cui bastavano semplici strumenti rudimentali ma rimasti nel cuore di tutti. Sono 8 oltre a quella medese le comunità rappresentanti della “ludo-diversità” che si daranno appuntamento a Mede. 
Un evento che segue “Tocatì”, il Festival internazionale dei giochi di strada che dal 2003 si svolge a Verona ogni fine settembre. La organizza l’Associazione Giochi Antichi, a cui anche Mede è iscritta. La manifestazione è incentrata sulla riscoperta, la valorizzazione e la salvaguardia dei giochi tradizionali che vengono praticati da piccole comunità di giocatori, in quanto ritenuti parte fondamentale della cultura di un territorio. Un concetto riconosciuto anche dall’Unesco, nella Carta Internazionale del Gioco Tradizionale, stesa nel 2003. Forse è proprio questo il primo passo al riconoscimento come “patrimonio”, per cui tutti questi enti si battono.
Le comunità arriveranno sotto il campanile di San Marziano la sera del 7 dicembre, per una cena a base di prodotti tipici. L’indomani sarà interamente dedicato all’ascolto delle comunità, alla storia delle associazioni e alla relazione tra memoria storica, ambiente e creatività sociale. 
Raccontando il modo in cui il gioco è stato rivitalizzato, organizzato, reinventato ed è giocato oggi, ogni comunità potrà parlare di come questi tre aspetti siano legati tra loro. 
Il tavolo si aprirà alle 9 e si terranno sempre nella sala verde del castello Sangiuliani. Introdurranno Leandro Ventura e Stefania Baldinotti del Ministero dei beni culturali, e Valentina Zingari dell’Associazione Giochi Antichi. Dopo un intervento di rappresentanti di Tocatì, ecco i racconti delle varie comunità. 
Romperanno il ghiaccio proprio i Fiò d’la lippa. Poi, con mezz’ora di tempo ciascuna e varie pause, ecco tutte le altre comunità coi loro giochi antichi. 
Sono Sbürla la Rôda (“spingi la ruota”) di Fossacaprara nel cremonese, la Morra di Stenico in provincia di Trento,  la Pantalera piemontese – è una varietà della “pallapugno”, per giocare è fondamentale una tettoia e la Rouotta della valdostana Lillianes. 
Qui si gioca sui prati, in trenta, con delle grandi bocce. E poi ancora le Spacciàre di Noale, presso Venezia, il Trùc di Cividale del Friuli (un lancio di uova sode, col sistema di punteggio molto complicato), le Lavre di Trieste, che invece sono pietre appiattite e le Noci di Monterosso, una delle Cinque terre liguri.
La mattinata di domenica sarà dedicata alle riflessioni condivise tra responsabili delle istituzioni, ricercatori e comunità, sul racconti ascoltati il giorno prima. Infine, a mezzogiorno si gioca. 
Sarà piazza della Repubblica ad ospitare dimostrazioni di tutti e nove i giochi. 

Davide Maniaci © Riproduzione riservata