Venerdì 03 Aprile 2020

Mede: la Caritas sta per inaugurare il Servizio migranti ma il 60% dei poveri è italiano

  • Mede
  • 19 Dicembre 2018

Sta per nascere un “servizio migranti” all’interno della Caritas parrocchiale, con 4 volontari con l’obiettivo proprio di aiutare all’integrazione i nuovi arrivati da lontano. 
Sostituisce quell’associazione “Jerry Masslo” che anni fa aveva anche aperto uno spazio preghiere per gli islamici, poi chiuso. Ma questo servizio è soltanto l’ultimo arrivato di una rete complessa che comprende una 20ina di volontari attivi, cento famiglie aiutate mensilmente con la borsa alimentare e in tanti altri modi e soprattutto quasi tutti gli enti della città che collaborano, in un modo o nell’altro. 
“I bisognosi – spiega il parroco, don Renato Passoni – spesso non sono le persone che chiedono in modo plateale, ma quelle silenziose, che bisogna andare a cercare. Aiutiamo circa cento famiglie, erano 270 al momento della nostra fondazione, circa 20 anni fa. Questo perché noi organizziamo anche dei colloqui preliminari con le nuove persone che ci chiedono aiuto, per vedere chi sono e se è possibile indirizzarle o aiutarle in qualche modo. In generale molti poveri hanno cercato di andare via da Mede, e adesso tra i richiedenti ci sono sempre più italiani, circa il 60 per cento. Non c’è una bella situazione in giro, i problemi principali sono proprio il lavoro, la casa, la serenità dei figli”. Le raccolte alimentari, fatte all’esterno dei supermercati del paese, sono tre, l’ultima a fine novembre. In questa gran parte delle derrate raccolte (scatolame, conserve, olio e cibi secchi come pasta o riso) vanno al banco alimentare di Muggiò, presso Milano, che coordina tutta la Lombardia e ne “re stituisce” a Mede il 25 per cento. Sono 5 i volontari che si occupano della raccolta e della distribuzione delle borse che contengono il cibo, ogni martedì. Le varie famiglie ne hanno diritto una volta al mese. 
“In più – prosegue don Renato – abbiamo un servizio guardaroba, aperto il giovedì, con vestiti in buono stato. Il centro di ascolto, fondamentale, è attivo dal maggio dello scorso anno e organizza incontri individuali per capire (e possibilmente risolvere) le problematiche di chi ci chiede aiuto. Sono 107 finora i colloqui intrapresi, per 74 famiglie. Non ci chiedono soltanto di sfamarli, ma anche altri aiuti come pagare i trasporti scolastici per i figli. Qui entra in gioco anche il progetto Stella Polare, diocesano, con un’assistente sociale e una psicologoca”.  Le persone a presentarsi per chiedere aiuto sono quasi sempre donne, che portano sulle loro spalle tutto il peso dei problemi e della famiglia e, spesso, anche dell’imbarazzo di dover ammettere di essere in dicoltà, e spesso vengono indirizzate dai volontari allo sportello lavoro della fondazione “Le vele” o ai servizi sociali del Comune, in una sinergia tra enti che forse è il vero tesoro dei paesi e delle piccole città rurali.
“La Caritas – prosegue Passoni – apre anche a tutti i paesi del circondario, che spesso sono troppo piccoli per tirare su un gruppo di volontari autonomi o per avere risorse significative. Allo stesso modo anche noi contiamo sull’aiuto di altre due realtà, il Cat, con 2 volontari, rivolto alle dipendenze da alcol e dal gioco d’azzardo, e il Centro di aiuto alla vita, che so stiene le donne incinte e le dissuade se hanno pensiero di abortire”. 
Infine fino al 2022, salvo rinnovi, rimarrà aperta la Casa della carità, una stanza con letto e bagno che può orire alloggio temporaneo a persone senza fissa dimora, o che hanno subìto uno sfratto, in attesa che possano trovare una sistemazione. Al vitto ci pensa la casa di riposo di Mede. Una decina di volontari Caritas, due volte al mese, vanno lì a trovare anziani e malati. 
“La Casa della carità in via Cavour – conclude don Renato – è il segno tangibile che da noi la carità è di casa. Il nostro scopo è farsi carico dei problemi degli altri, le persone devono capire che non sono sole e che i loro guai diventano anche i nostri. Noi viviamo unicamente di oerte, proprio per questo ogni donazione è ben accetta. Un altro obiettivo è gestire direttamente la Ca’Nosa, acquistata a fine anni ’90 e sistemata. Chiederemo alla fondazione Caritas di potercene occupare direttamente. I nostri volontari frequentano corsi di aggiornamento mensili, sono persone preparate”. 
E poi c’è il “servizio migranti”, in fase di definizione, che andrà incontro a questa nuova categoria di persone a rischio esclusione.

Davide Maniaci © Riproduzione riservata