Venerdì 23 Ottobre 2020

Mede, da sabato mostra delle opere di Virgilio Forni al castello Sangiuliani

  • Mede
  • 27 Giugno 2018

Si intitola “Un Caravaggio di campagna” ed è la mostra di pittura dedicata a Virgilio Forni, che sarà inaugurata da sabato prossimo 30 giugno nelle sale del Castello Sangiuliani e resterà aperta per tre settimane rispettando gli orari delle biblioteca, nei giorni feriali dalle 14 e 30 alle 18 e 30 e il sabato dalle 10 alle 12 e 30. Una raccolta di alcune decine di opere curata da Giorgio Forni, “creatore” del castello di Sartirana ed esperto d’arte di fama internazionale. Una mostra che è stata preceduta da una analoga iniziativa a Bucarest, in Romania, e che avrà un seguito a Malta, dove verrà affiancata da alcune opere del “vero” Caravaggio. 
La personale medese serve anche ad offrire un inedito punto di visuale su uno dei personaggi certamente più poliedrici della storia lomellina. Quel Virgilio Forni che è stato tra i padri dell’Ente nazionale risi negli anni ‘30 e che ha presieduto a lungo la Sapri, tra le prime società italiane che si dedicarono allo sviluppo dell’agricoltura. 
Tra i cinque fratelli Forni, eredi di una vera “dinastia” di agricoltori con base al castello di Valeggio, Virgilio fu quello che sviluppò la più  straordinaria sensibilità artistica, prima coltivando strette amicizie con grandi firme dell’arte nel secolo scorso (basterebbe ricordare Lucio Fontana e Aligi Sassu) e poi cimentandosi lui stesso nella pittura. Con i risultati straordinari che tutti potranno ammirare da sabato al castello Sangiuliani.
“Speso penso che è da lui che ho ereditato la passione che ha fatto dell’arte la mia vita – racconta Giorgio Forni – A Milano Virgilio si era volutamente trovato in una sorta di cenacolo di grandissimi dell’arte, che lui frequentava assiduamente, sia nella metropoli lombarda che ad Albisola, dove trascorreva le vacanze. Spesso lo seguivo nei suoi incontri e rimanevo naso all’aria ad osservare quelle incredibili creature di mani e di menti sublimi. Se ne parlava, si restava ore ad ascoltare”.
Ma l’ingresso in prima persona nel mondo dell’arte è stato del tutto casuale. E si collega ad una delle grandi passioni della vita di Virgilio Forni, l’agricoltura, l’arte e la caccia. 
“Successe – racconta ancora Giorgio Forni – che partecipò ad una gara di cani da caccia al beccaccino. Adorava la campagna e la caccia era da lui considerata una vera arte, anch’essa. Ma superando un piccolo fossato ebbe una forte contrattura che lo costrinse a letto per settimane. L’uomo aveva una vitalità indomabile ed era oggettivamente un problema tenerlo fermo. Proprio Lucio Fontana suggerì di regalargli tele e pennelli. E così iniziò”.
La produzione artistica fu subito proporzionale alla sua vitalità, dimostrando una innata facilità nel ritrarre immagini della sua vita quotidiana, dalla caccia ai prodotti del suo orti, agli autoritratti. Decine e decine di opere di pregio. Poi la prima mostra.
“Era il 1951 – continua Giorgio Forni – e la mostra nacque davvero per scherzo. La allestirono alla celebre Galleria Ranzini di via Brera, a Milano, gli artisti suoi amici. Ma a Virgilio dissero che si trattava di una mostra da non perdere di un giovane artista emergente. Lui non sapeva nulla. Poi, entrando nella galleria, scoprì lo scherzo. Inutile dire che quella prima esperienza fu subito un successo”.
Virgilio Forni scomparse nel 1968 e fino all’ultimo Giorgio Forni gli fu accanto, che prima della sua scomparsa allestì una sua mostra, “la seconda” come sottolineava Virgilio. 
Ora i quadri di Forni tornano a farsi apprezzare dalla sua gente, a Mede. Con una vera raccolta di quadri oggi posseduti dai nipoti.
“Anche in questo caso – aggiunge Forni – la storia è piuttosto singolare. Quando Virgilio scomparve la moglie decise di censire tutte le sue opere e di dividerle in parti uguali tra i nipoti. Devo ammettere che i 55 quadri che sono in mio possesso dopo la mostra di Bucarest sono in viaggio per Malta. Per cui la mostra che aprirà sabato al Sangiuliani di Mede è allestita con una raccolta delle opere che erano nelle case degli altri nipoti. Perché l’ho chiamata “Un Caravaggio di campagna”? Il motivi sono più di uno. Il primo è che alcuni suoi quadri sono chiaramente ispirati al grandissimo pittore e un altro motivo del tutto personale risale ai miei viaggi con lui a Roma, al Ministero dell’agricoltura. Mi portava spesso a vedere le opere di Caravaggio in San Luigi dei Francesi”. 
E il titolo delle mostra è quasi dovuto. 

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