Mercoledì 08 Febbraio 2023

Martina Zanni, la fotografa che racconta i rifugi dell’anima

Le sue istantanee sono realizzate con una macchina fotografica di più di cento anni fa a forma cubica, che rende le immagini quasi “rovinate”, lontane nel tempo e anche da tutto e da tutti. 

Quando ha bisogno di “staccare” o di atmosfere contemplative, si rifugia nei suoi luoghi del cuore, le campagne della sua Breme. Ed è per questo forse che i suoi scatti artistici rimandino così tanto al territorio. 

Martina Zanni (nella foto), giovane fotografa bremese (classe 1997), oltre a far parte del progetto artistico “Looking for art” di Milano decide di mettersi in gioco e per la prima volta presenta i suoi lavori online, su una start-up dedicata ai giovani fino ai 30 anni. Sempre grazie a Looking for art, una delle più grandi comunità artistiche di settore, ecco anche la prima mostra personale in galleria, in via Romolo Gessi nel capoluogo lombardo. 

“L’amore per la fotografia, nato da bambina, va di pari passo con quello verso il mio territorio – racconta Martina Zanni – e forse è una vocazione. Ho studiato in un Istituto Tecnico, poi sapendo di aver sbagliato indirizzo ho deciso di iniziare il mio percorso universitario seguendo la mia passione, ora frequento la Nuova Accademia di Belle Arti con indirizzo Arti visive. La mia ricerca si concentra sui luoghi le narrazioni, e le storie che mi circondano, con cui sono cresciuta. I miei lavori solitamente sono collegati gli uni con gli altri, cerco di valorizzarli e di fere di essi un ricordo. I luoghi, gli oggetti che utilizzo per svolgere i miei progetti, mi riportano tutti alle mie origini, il mio paese e i paesi limitrofi che mi permettono nella loro semplicità e nel loro essere antico, di creare i miei progetti, molto pacati e semplici. Credo di poter definire il mio stile come “classico”, le mie fotografie si realizzano per la maggior parte tramite macchina fotografica analogica, mi rilasso e sto bene quando scatto e quando mi rinchiudo in camera oscura a sviluppare i miei rullini e a stampare le mie foto”.

Uno stile che può venire sintetizzato in “Lumen” (“luce” in latino), dove vengono messi in mostra il luogo d’origine, i posti a cui la 22enne è legata e dove quando può passa la sua quotidianità. 

“Posti – conclude – in cui io ho bisogno di stare quando mi trovo in difficoltà e posti che in qualche modo incontro nella mia giornata. Studiando in una grande città come Milano sono entrata in contatto con tanti altri giovani artisti come me che mi aiutano a credere nel mio sogno e a portare avanti la mia passione, quello che spero un giorno diventi il mio lavoro”.

Davide Maniaci © Riproduzione riservata