Giovedì 19 Settembre 2019

Il ricordo di Santo Pelliccia, eroe della Folgore

  • -
  • 11 Settembre 2019

Direttore, eccomi anche se il vento dell’Est potrebbe fare pensare o, quantomeno credere. che sia in atto una qualsiasi forma di resa. Ai primi giorni di settembre e’ mancato l’ultimo leone della Folgore, tal Santo Pelliccia, e noi vi direte che ce ne frega? 

Ovvio la storia é scritta dai vincitori e l’oblio che la società consegna ai vinti é oltremodo vergognoso. 

Costui era l’ ultimo dei 300, non vi sto proponendo Troy, sopravvissuto di Al Alamein, quelli che dagli inglesi han ricevuto l’onore delle armi, Churchill definì la Folgore come leoni, dicendo di aver vinto tutti meno che loro, se il soldato tedesco ha forse stupito il mondo, la Folgore ha stupito a detta di Rommel, (scusate se poco) il soldato tedesco. 

Ebbene costui lucido sino alla fine ha partecipato a tutte le solennità e dispiaceri della Brigata che Lui interpretava, va solo poco ricordato come le imprese di coloro senza munizioni nottetempo compivano incursioni, sottraendo esplosivi che di giorno usavano eroicamente per attaccare i carri armati inglesi, facendosi attraversare dal mezzo e risorgendo da una buca dopo il loro transito infilavano nel serbatoio l’esplosivo distruggendo il mezzo. 

Niente, raccontiamoci quel che volete o, se non volete intanto noi le raccontiamo lo stesso, è la storia non scritta che rovescia le dighe, grazie ....comunque. 


Caro Destro, ben tornato. Molto carina questa tua chiusa, “... è la storia non scritta che rovescia le dighe”. Importante anche il fatto che venga ricordati fatti di guerra, in un’epoca in cui le guerre non sono mai state così numerose, ma, fortunatamente,un po’ lontane da noi, dopo che per secoli i più tragici teatri di guerra erano europei.

Importante, infine, e per nulla comune, che un fatto storico come una battaglia sia raccontato dal punto di vista degli sconfitti. 

Forse questo è l’aspetto più suggestivo della tua suggestiva testimonianza “non mancina”. Hermann Goering, il braccio destro di tale Hitler, diceva che “I vincitori saranno sempre giudici e i perdenti sempre gli accusati”.

Niente di più vero, anche se nel caso del tuo ricordo dell’ultimo combattente della Folgore la logica è del tutto contraria. C’è un aspetto sottinteso della tua lettera che mi pare sia ancora da aggiungere, vale a dire l’ipocrisia di un mondo che predica pace e prepara la guerra, nel rispetto di un detto latino senza tempo. Aggiungerei di un mondo che fa la guerra appena può. Tu a testa alta riporti sui binari dell’orgoglio un evento bellico, tremendamente tragico, in cui vincitori e vinti si sovrappongono, si confondono, nella lettura del valore, dell’eroismo. 

E questo è un’abituale visuale degli sconfitti.

Su tutto io aggiungerti per chiudere il gusto tutto italiano per gli “eroi”.  L’italico vezzo di creare in ogni situazione una figura eroica che offusca tutto intorno e fa svanire soprattutto le responsabilità. 

Responsabilità per gli scarponi di cartone dati agli alpini, per i carri armati di latta che venivano aperti come scatole di sardine dai “tank”, responsabilità per i convogli che univano la penisola all’Africa e che venivano regolarmente affondati da navi e sommergibili nemici. Noi avremmo avuto bisogno di meno generali corrotti e ci siamo ritrovato con più eroi.

Pensiamo solo ai nostri primi anni di scuola: imparavamo Pietro Micca, Enrico Toti, il “Balilla” (che non era una varietà di riso...) e magari non sapevamo il nome del presidente della Repubblica. Da noi va così. E tu sapientemente ce lo hai ricordato.   (gr)

Il destro (Livio Antonelli) © Riproduzione riservata