Domenica 22 Maggio 2022

L’ultima chiamata a sinistra

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  • 13 Giugno 2018

Le prime parole pronunciata all'affidamento dell'incarico di governo a Giuseppe Conte sono state quelle della ferma volontà di migliorare la qualità della vita di tutti gli italiani. Tutti.  Un messaggio forte che interrompe oltre 30 anni di governi che hanno lavorato per aumentare le disparità sociali, per smobilitare la Giustizia, per favorire gli interessi privati su quelli pubblici, limitare la libertà di stampa, per dare potere alla finanza, per alimentare la fuga dal sud del mondo.  E l’elenco potrebbe continuare.Governi che si sono definiti di destra o di sinistra in termini di fantasia, si pensi solo a Craxi che si diceva di sinistra o Berlusconi che si dice di destra, oppure a Prodi e Renzi che con un enorme sforzo di fantasia si dicono di sinistra. 
Il governo di Giuseppe Conte, quello che ha avuto e ha un consenso popolare senza precedenti nella storia della Repubblica, nasce raccogliendo una pesantissima eredità di sedicente sinistra che ha scardinato ogni minima garanzia di equità sociale. 
Basterebbe pensare che oggi sette milioni di persone hanno fatto debiti per potersi curare (cioè costrette a pagarsi le cure in strutture private) in perfetto allineamento con quello smantellamento degli ospedali lomellini che significa solo favorire le strutture di cura private. 
Impossibile non aggiungere il commento del presidente del Consiglio sulla Giustizia, definita, sempre nel suo primo discorso, “Giustizia censitaria”, cioè basata sulla ricchezza dell’imputato. Chi è ricco è anche innocente.
Un quadro reale, vero, bruciante, per una nazione in cui proprio i grandi temi della sinistra sono stati del tutto ignorati: basterebbe pensare alla smantellamento dei diritti dei lavoratori, alla disperazione dei giovani disoccupati, alla tremenda tendenza di diminuzione dei titoli di studio tra i giovani.
Da qui la comprensibilissima rabbia della muta di fiancheggiatori degli interessi “forti” che contro il governo Conte stanno spendendo ogni energia, finendo palesemente nel ridicolo, in una battaglia del tutto preconcetta contro quello che il governo Conte non ancora ha fatto. 
Si pensi al reggente del Pd, l’ex ministro dell’agricoltura Maurizio Martina, che per l’agricoltura italiana è stato il vero grande assente, che nulla ha fatto per difendere un settore mai così strategico come oggi, che si è visto in Lomellina due volte: a Mede per sostenere la sfortunata campagna elettorale di Antonella Bertarello, e a Mortara per sostenere la sfortunata campagna elettorale di Matteo Renzi. 
Un vero portafortuna.
Si pensi al ministro Graziano Delrio, ministro delle Infrastrutture e dei trasporti nei governi Renzi e Gentiloni, che con la bava alla bocca ha urlato al presidente del consiglio Giuseppe Conte di andare a studiare. Già, ministro delle infrastrutture e dei trasporti, bisognerebbe mandarlo a calci nel sedere su una nostra linea ferroviaria o sul ponte di Casei Gerola o della Becca. Insomma, tutti quelli che nulla hanno fatto, o peggio, è evidente che oggi siano i maggiori nemici di un governo che vuole cambiare le cose. E’ evidente che una Rai che paga milionate di euro un tizio ex imitatore che conduce il festival di Sanremo sia furibonda. E’ evidente che i giornali, le radio e le televisioni che grufolano nel piatto di Berlusconi, una trentina più o meno, si accaniscano contro la il M5 Stelle e la Lega, perché loro sono dalla parte dei pochi che hanno molto, non dei tanti che hanno poco. 
Si potrebbe continuare per ore, ma il problema è che in questo panorama la sinistra italiana è giunta all’ultima chiamata. La sinistra che ha alimentato il fiume di quasi 16 milioni e mezzo di voti che ha premiato il governo Conte, con una maggioranza parlamentare senza precedenti.
Ora la sinistra, che si legge Pd nel dopo Renzi e Liberi e Uguali, certamente non può votare per un governo di cui non fa parte, perché le regole dei rapporti tra minoranza e maggioranza certo non si cambiano. Ma non può perdere anche questa sua ultima possibilità per esserci, di stare dalla parte delle scelte giuste di questo governo, per fermare la pura follia di un era di governo della finanza che persino Donald Trump (che fa anche il finanziere) sta arginando dentro e fuori gli Stati Uniti.
La sinistra non può permettersi di estinguersi volontariamente per seguire i dettati dei finanzieri italiani che si sono impossessati dei grandi quotidiani  e che ci vengono a raccontare che il nostro nemico è lo spread. E’ no, il nemico degli italiani è la sanità a pagamento, è la disoccupazione, è la mancanza di soldi per far studiare i figli o pagare l’affitto di casa, è una rete di trasporti che il ministro Delrio ha ignorato, è un sistema fiscale che strangola i poveracci per far godere i ricconi.
E la sinistra su questi grandi, enormi, temi non può dichiarare guerra al governo del cambiamento del presidente Giuseppe Conte.
Ci pensi la base dei partiti di sinistra, quella che ancora non vuole abbandonare una nave che fa acqua da tutte le parti. Ci pensi e trasmetta il messaggio a chi non può continuare a pensare che sia la Boschi e la banca di papà il futuro di una sinistra italiana che partendo da Togliatti e Berlinguer si ritrova con il reggente Martina. 
La sinistra ha uno straordinario patrimonio di idee, ha ancora brave persone che guardano sbigottite un partito, il Pd, che come massimo obiettivo si illudeva di fare un governo con Silvio Berlusconi. 
Non perda questa ultima chiamata.

Giovanni Rossi © Riproduzione riservata