Mercoledì 23 Gennaio 2019

L’Omodeo non è più lo stesso, l’anno inizia senza “l’Aldo”: Muffa è andato in pensione

Una vita dedicata alla scuola e soprattutto agli studenti. 
Si può riassumere così la carriera ultra trentennale di Aldo Muffa, una figura di riferimento per tutti gli alunni mortaresi e dei dintorni. 
Con il 1 settembre scorso, infatti, il collaboratore scolastico conosciuto e amato da generazioni di studenti è andato ufficialmente in pensione, concludendo un ciclo lungo trentadue anni e passato interamente in mezzo ai ragazzi. 
Abruzzese di nascita, ha un passato trascorso in Lombardia per sette anni come membro dell’arma dei Carabinieri, di cui quattro trascorsi a Stradella nel reparto di pronto intervento come autista specializzato nella guida veloce, grazie alla sua grande passione per i motori. 
Negli ultimi anni della sua carriera nelle forze dell’ordine è stato trasferito nella vicina caserma di San Giorgio Lomellina, arrivando per la prima volta nelle nostre terre. 
Proprio tra le nostre risaie conosce la moglie, che lo spinge a restare al nord. 
Congedatosi dall’arma, trascorre tre anni come autista personale e guardia del corpo di Massimo Moratti, che trasporta insieme ai primi tre figli del magnate su e giù tra l’Italia e il resto dell’Europa. 
E poi, sempre seguendo il lungimirante consiglio della moglie, rientra tra i primi dieci candidati in concorso per entrare a far parte del personale ATA, personale amministrativo, tecnico e ausiliario delle scuole, grazie al quale viene assegnato alla scuola media “Travelli” di Mortara, dove viene assunto il 3 ottobre 1987. 
Trascorsi 24 mesi dall’assunzione, entra ufficialmente di ruolo prestando giuramento davanti alla preside Spanò all’inizio degli anni Novanta, appassionandosi al mondo della scuola e soprattutto ai tantissimi ragazzi che lo circondano ogni giorno. 
Viene assegnato a diverse scuole mortaresi, oltre le scuole medie anche l’indirizzo di agraria e dell’alberghiero all’istituto “Ciro Pollini”, per poi passare al liceo “Angelo Omodeo”, prima per un breve periodo e poi dall’anno scolastico 2003/2004 fino allo scorso anno, in cui ha concluso la sua lunga carriera.
“Il  rapporto tra un collaboratore scolastico e i ragazzi che frequentano l’istituto – spiega Aldo Muffa – è simile al rapporto che lega un padre a un figlio. 
In tutta la mia carriera scolastica durata trentadue anni, posso dire di non aver mai discusso con uno studente, ma di aver sempre instaurato un legame di seria e serena complicità, che mi lega ancora adesso agli studenti che ho incontrato in tutti questi anni”.
I collaboratori scolastici, all’interno di una scuola, non si fanno carico solo delle mansioni per mantenere in ordine l’edificio scolastico, ma anche di tutte le competenze che assicurano la sicurezza e la gestione dell’intera struttura scolastica e si può dire si facciano carico del benessere di tutti gli studenti.
“Negli anni – continua Aldo Muffa – la parte più bella del mio lavoro è stato senza dubbio il rapporto con i ragazzi. Ho sempre avuto un buon rapporto con i dirigenti e un rapporto di rispetto con tutti gli insegnanti, ma i ragazzi danno una vitalità e una gioia eccezionali, riescono a far passare una intera giornata di lavoro più in fretta, tanto che arrivi a sera e nemmeno te ne accorgi”.
Il rapporto con i giovani studenti è stato per il collaboratore in pensione proprio quello che può avere il “bidello tuttofare”, sempre presente tra i corridoi dell’istituto per sostenere i ragazzi in qualunque esigenza durante le mattinate scolastiche e una figura che infonde sicurezza anche al di fuori dalla scuola, in occasioni felici come accompagnatore in alcuni viaggi d’istruzione o in caso di emergenza, per assistere i ragazzi in situazioni di infortunio e in altre circostanze eccezionali. 
Nei trentadue anni trascorsi tra i banchi di scuola, Aldo Muffa ha anche notato alcuni cambiamenti che hanno trasformato in parte la scuola moderna, che non sempre sono positivi.
“Oggi vedo sempre di più una mancanza di comunicazione, tra la scuola e i ragazzi e anche tra i ragazzi stessi – spiega – Alcuni anni fa, oltre a ritrovarsi di più tra loro e a fare più gruppo, ad essere più compatti, i ragazzi probabilmente avevano anche una visione diversa del ruolo dell’insegnante, che veniva rispettato maggiormente e aveva un valore maggiore per il ruolo che ricopriva. Per quanto riguarda invece il mondo scolastico, vedo che tutto è in accelerazione, va troppo veloce e mi sembra che non lasci a tutti gli alunni il tempo di raggiungere l’obiettivo. 
Poiché mi sono occupato per anni della sicurezza della scuola, infine mi sento di aggiungere che forse si potrebbe fare un pochino di più per quanto riguarda la manutenzione degli edifici, per lasciarli sempre in uno stato di perfetta efficienza e sicurezza”.
Ma ora che ha finalmente raggiunto la pensione, Aldo Muffaritornerebbe ancora a scuola, per incontrare i figli dei ragazzini che incontrava tra i corridoi durante i primi anni della sua lunghissima carriera?
“Sì – afferma sicurissimo – per i ragazzi, per il loro affetto e la loro energia, per il loro nùbisogno di avere un punto di riferimento, ritornerei tra i banchi senza dubbio”.

Beatrice Mirimin © Riproduzione riservata