Mercoledì 11 Dicembre 2019

L'avventura di Marco Filisetti, in bici in 10 Paesi e 4300 chilometri

  • Mede
  • 29 Agosto 2018

Dai 42 gradi di una (insolitamente) caldissima Varsavia ai 3 di Capo Nord in pochi giorni, pedalando anche per 26 ore consecutive e dormendo in alberghi sgangherati infestati dai ragni. 
Ma anche emozioni fortissime, ancora nitide, come le “notti artiche” illuminate a giorno e la sensazione di stare compiendo un’impresa. 
L’estate di Marco Filisetti, 25enne di Mede che nella vita di tutti i giorni fa il commesso a Voghera ma era anche ciclista di professione, è stata scandita dai 4.370 chilometri in sella alla sua Btwin Ultra 940Cf, attraverso dieci nazioni, dal 28 luglio al 9 agosto. Partecipava alla NorthCape 4000, una gara di ultracycling sponsorizzata da Decathlon, con un percorso obbligatorio e quattro tappe fisse (Praga, Varsavia, Tallinn e Rovaniemi in Finlandia, il paese di Babbo Natale) e nessun aiuto esterno. Con lui quattro ragazzi da tutta Italia, Daniele Rellini di Perugia, Davide Girlanda di Verona e Paolo Esempi di Genova. Un’app installata sul telefonino controllava che non ci fossero cambi di velocità sospetti o tentativi di barare, mentre due auto degli organizzatori giravano avanti e indietro, senza farsi notare. 
“Siamo arrivati quinti su 150 partecipanti – racconta il ciclista, classe 1993 – anche se, giorni dopo, ci hanno notificato una penalizzazione di 12 ore che mi lascia l’amaro in bocca e che ci ha retrocessi di quattro posizioni. L’incomprensione con due avversari americani non penso che fosse colpa nostra, ma la giuria non l’ha vista così. Siamo partiti da Arco di Trento il 28 luglio, pedalando in totale per 174 ore, a 25 chilometri orari di media. Abbiamo tenuto un’andatura cauta all’inizio, poi abbiamo scoperto di essere tra i primi e abbiamo accelerato. Dormivamo in bed & breakfast o in piccoli hotel trovati sul momento. Non era possibile prenotarli prima perché le tappe si decidevano giorno per giorno. In Lituania un albergo era completamente infestato dai ragni e abbiamo dormito nel corridoio. Per non perdere tempo mangiavamo generalmente barrette ipercaloriche. Ho dormito in media quattro ore per notte”. 
E poi il caldo. Le temperature, soprattutto in Polonia, hanno superato i 40 gradi. Marco Filisetti ha rimediato perfino un’insolazione, alla faccia dei luoghi comuni che vogliono “mite” l’estate dell’Europa nord-orientale. Ma appena dopo il traghetto per Helsinki è cambiato tutto. Temporali, 10 gradi, cielo cupo fino alla volata finale, un’unica lunghissima tappa da Rovaniemi fino a Capo Nord. 
“Abbiamo pedalato per 26 ore di fila – racconta il medese – e penso di aver sfiorato più volte il colpo di sonno. Combattevo il torpore accelerando la pedalata, per aumentare il ritmo cardiaco. Per fortuna è arrivata la pioggia. C’erano 3 gradi, era freddissima, mi ha tenuto sveglio”. 
Ma l’arrivo a Capo Nord ha ripagato di tutti gli sforzi. Un’emozione fortissima, sia perché era quasi un anno che Filisetti e gli altri sognavano l’impresa, sia per la sensazione di “fine del mondo”, di non poter andare più avanti neanche volendo. “La prima cosa che ho fatto – ricorda lui – è stata guardare il telefonino e cercare la mia posizione sulla mappa. Poi l’ho confrontata con Mede. Era lontanissima, e io quella strada l’avevo percorsa in bicicletta. Poi la brutta sorpresa: a Capo Nord eravamo da soli e avevano soppresso tutti gli autobus per tornare alla civiltà. Temevamo già di dover dormire all’aperto e congelare. Ci ha salvati un pullman di turisti tedeschi, che una volta saputa la nostra storia ci hanno tirato su e accompagnato ad Honningsvåg, il primo paese. Era il pomeriggio di giovedì 9 agosto”. 
La soddisfazione è immensa, ma Marco Filisetti pensa ancora più in grande. Del resto pedala da quando aveva 6 anni e, a 21, per un anno èstato professionista nel team Marchiol. Ma lo stipendio non era certo quello di un calciatore, e ha preferito studiare e prendere la laurea in scienze motorie.
“Il mio obiettivo – conclude – è quello di vincere la Transamerica, un coast-to-coast dalla Virginia all’Oregon, negli Stati Uniti che si tiene a luglio. È la gara più faticosa del mondo. Non puoi superare i 12 giorni totali, ci vuole un allenamento durissimo. Mi hanno raccontato di uno che l’ha vinta, che durante il tragitto ha dormito per nove ore totali. Prima di vincere dovrò partecipare almeno tre o quattro volte, ma nessun italiano è mai arrivato primo”. 

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