Lunedì 27 Gennaio 2020

L’altra faccia del denaro

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  • 07 Novembre 2018

La vendita della chiesa degli ex Ospedali Riuniti di Bergamo all’Associazione musulmani (sempre di Bergamo), dopo gli assurdi tagli dei Pronto soccorso in Lomellina, sono casi emblematici di come le istituzioni, anche in Lombardia, finiscano per incartarsi quando si parla di soldi. Ovvero di come sia stupido e fuori dal tempo posizionare il denaro al centro delle istituzioni. La cronaca racconta che l’associazione (a cui fanno riferimento circa 3 mila musulmani della Bergamasca) si è aggiudicata l’asta dell’Azienda ospedaliera Papa Giovanni XXIII sborsando circa 453 mila euro e superando per soli 9 mila euro l’offerta della comunità ortodossa romena che aveva in uso la cappella dal 20 agosto 2015.
Insomma una sfida tra romeni e musulmani nella patria della Lega, bel colpo!
E’ chiaro che adesso la Regione Lombardia, che ha gestito l’asta, correrà ai ripari e certamente la chiesa dell’ospedale non diventerà una moschea. 
Ma il caso apre uno spiraglio importante su una realtà politica lombarda su cui il presidente della Regione, il leghista Attilio Fontana, sta certamente intervenendo per una svolta tanto attesa quanto necessaria. 
Con la inevitabile premessa del problema della tradizionale e pericolosa “resistenza” che i funzionari delle istituzioni spesso portano avanti. 
Ma fatta la premessa, che è sostanziale, al centro di questa riflessione ci sono due concetti: il primato del denaro su tutto e quel concetto demenziale di “Stato – Azienda” che i cittadini italiani hanno sofferto per 25 anni, pagando il prezzo altissimo di una crisi senza precedenti. 
Due concetti che sono stati il detonatore del radicale cambiamento politico che sta avvenendo in Italia e che non appartengono alla Lega di Matteo Salvini e Attilio Fontana e al governo Movimento 5 Stelle - Lega. 
Perché vendere una chiesa di un ospedale per fare cassa in Lombardia è una decisione folle.
Perché il denaro a tutti i costi non può essere la bussola che guida una pubblica amministrazione.
E questo vale ancora di più in Lombardia, non fosse altro che per gli scandali della Sanità che hanno costellato la Regione lombarda, in cui sono stati coinvolti personaggi come il presidente della Regione, Roberto Formigoni, passando per assessori e “bracci destri” svariati.  Quelli che se ne andavano in giro a parlare di eccellenze lombarde mentre i malati devono aspettare anche anni per fare esami che possono significare sopravvivere. Mentre la gente si sta rompendo le scatole di patire guai ignorati dalle istituzioni. 
E certamente il presidente Fontana ha la sensibilità di accorgersene, come non hanno fatto in passato i suoi predecessori. Dunque per la Regione Lombardia è giusto ricordare che mezzo milione di euro sono spiccioli che non giustificano la vendita di una chiesa e che sono spiccioli i soldi necessari a mantenere un vero pronto soccorso a Mortara e Mede.
Attilio Fontana, che è persona di estrema intelligenza, sa perfettamente che la visione aziendale delle istituzioni che ha caratterizzato il percorso politico di Silvio Berlusconi non può “contaminare” il cambiamento politico che è in atto in Italia. Gestire una istituzione pubblica, qualunque sia, non ha nulla a che vedere con la gestione di un’azienda. E il fatto che Berlusconi vada in giro a rimpiangere questa sciocchezza è un esempio di “politica terminale” che porta all’uno per cento dei voti. 
Insomma una chiesetta di Bergamo non si vende, e un pronto soccorso in mezzo a piccoli paesi non si taglia, perché chiunque capisce benissimo che (tanto per fare un esempio dei tanti) con i sette milioni dati al Gal di Mede (non si sa ancora per fare cosa) si sarebbero dotati gli ospedali lomellini di quegli strumenti che in un pronto soccorso significano la vita e di quei medici che non ci sono. Perché la Lomellina non può avere come ospedale quello di Vigevano e basta.
Un ultimo spunto di riflessione per il rinnovamento politico: i lombardi non possono dimenticare che in Regione comandava gente come Roberto Formigoni, uscito macinato e condannato da pesantissime inchieste giudiziarie, oppure Roberto Maroni, che non ha certo brillato per “eccellenza lombarda”: basterebbe ricordare il disastro di Expo. Per non parlare di personaggi come la già consigliere regionale Nicole Minetti, quella della nipote di Mubarak e delle “serate eleganti” di Arcore. 
Fontana sa che in Italia di gente del genere non si vuole più sentire parlare.  Davvero e per sempre.

Giovanni Rossi © Riproduzione riservata