Martedì 21 Maggio 2019

La Torre vince il Palio dopo 32 anni

Trentadue anni. Trentadue anni e nove giorni, per la precisione. Un totale di 11.689 giorni. Un digiuno lunghissimo, tanto da sembrare eterno. 

Poi, domenica scorsa, la svolta. La Torre ha vinto il Palio. E i primi a non crederci erano loro. Il primo era lui, Daniel Fleba, il capitano debuttante. 

Un capitano che è riuscito a fare ciò che schiere di suoi illustri predecessori non sono riusciti a fare. Daniel Fleba ha rotto una maledizione. Ha saldato il debito con la sorte per la sua Contrada. 

30 settembre 2018, questa è la data che resterà impressa nella storia della Contrada giallo-nera. 

Erano da poco passate le 18 di domenica scorsa quando la freccia scoccata da Renato Diforti si è conficcata nel cerchio colorato di nero nel bersaglio. La pedina della Torre che stazionava sulla casella numero 60 può così avanzare di tre caselle e saltare di gioia sulla casella 63. Mentre nel centro della piazza il capitano viene lettaralmente travolto dalla gioia dei suoi contradaioli. E in quel mucchio di abbracci e abiti in velluto, le lacrime si fondono con i sorrisi. 

Piangono i contradaioli, piangono di gioia. Piangono per una vittoria inaspettata, una vittoria che mancava dal 1986. Quando molti di loro non erano neppure nati. 

Il Palio 2018 si è aperto con la Contrada il Moro davanti a tutti, alla casella 10, poi le Braide alla 7, San Cassiano alla 5, la Torre alla 4, Sant’Albino alla 3, San Dionigi alla 2 e il Dosso alla 1. Dopo la prima tornata di frecce San Cassiano sorpassa le Braide e recupera ben 4 caselle al Moro. La sessione di rapidità condanna subito i bianco-verdi: San Cassiano, vincendo, totalizza 10 punti e dalla 19 finisce nel pozzo alla 29 e viene esclusa dalla sessione di tiro successiva. 

Il Moro prende il largo, le Braide seguono da distante e dietro tutte le altre. La terza sessione di tiro conferma le posizoni delle pedine sul tabellone. Dopo la quarta sessione, il Moro arriva a tiro di Palio. 

Si apre una sessione di sfide. San Dionigi, a sorpresa, invece di sfidare il Moro, che occupava la casella 53, sfida San Cassiano che occupava la casella 43. 

L’arciere di San Cassiano totalizza 5 punti sul gufo, poi tocca a Piero Ferraris che pareggia il punteggio di Giuseppe Puliserti. Sfida pari e vittoria alla contrada sfidata. 

Poi tocca a San Cassiano che prova a guadagnare caselle sfidando il Moro. Cinque punti per i bianco-verdi e 5 anche per Ramon Turcati, arciere del Moro. Ancora una volta il pareggio premia la Contrada sfidata. 

Si va alla sessione di tiro e il Moro manca la vittoria per due millimetri e totalizza 11 anziché 10. A questo punto la pedina giallo-verde va sulla casella 62, mentre tornano in gioco anche San Cassiano e Braide. 

Altre sfide: Dosso e Sant’Albino provano a rubare la prima posizione al Moro. Ramon Turcati è però infallibile sul gufo: sbaraglia il Dosso e contro Gianni Di Grazia di Sant’Albino finisce con uno spettacolare 6 a 6. E ancora una volta il pareggio premia il Maro che difende così la primissima posizione. 

Dopo l’ennesima sessione di tiro nessuno riesce a chiudere. 

Moro e Braide sbagliano ancora, San Cassiano finisce nel labirinto e perde la possibilità di tirare nella sessione di tiro seguente. 

I giochi sembrano fatti, ma Moro e Davide Vicini per le Braide sbagliano ancora. A questo punto sono in gioco Moro, Braide, San Cassiano e Torre. Le prime tre contrade sbagliano per l’ennesima volta. 

La Torre no. 

Renato Diforti con un chirurgico tre regala la vittoria alla Contrada di palazzo Lateranense. 

Gli orafi invadono la piazza e inizia la festa sotto lo sguardo delle altre Contrade. Una vittoria conquistata dopo 32 anni diventa un po’ una vittoria per tutte le Contrade. Non si vedano contradaioli arrabbiati, anzi in molti rimangono per vedere la festa dei contradaioli giallo-neri. 

Il Palio 2018, che si era aperto nel segno della commozione per il ricordo di Fabio Petrocchi, contradaiolo giallo-nero ed ex presidente dell’associazione Merito et Tempore scomparso la settimana scorsa, si è così concluso con la commozione di gioia della Torre. 

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