Lunedì 28 Settembre 2020

La prigionia di Enrico Rossi rivive domani in biblioteca

Due anni nel campo di concentramento raccontati in un diario che è diventato un libro grazie al figlio Giovanni: alle 16 e 30 “Lager con le stellette” nella sala rotonda

Una cronaca quotidiana, appuntata con una matita su un piccolo diario, scritta in caratteri piccolissimi, fitti, con dei disegni capaci di arricchire il racconto. Una cronaca rimasta per 62 anni chiusa in una scatola di metallo, sotto un armadio e che venerdì 1 febbraio tornerà a essere raccontata presso la biblioteca Francesco Pezza, alle 16 e 30. Si tratta del libro “Lager con le stellette”, edito dalla Società storica vigevanese nel 2008, che raccoglie il diario di Enrico Rossi, insegnante per una vita alle scuole medie Travelli di Mortara e prigioniero dall’8 settembre 1943 al 1 settembre 1945 nei lager nazisti. 

Un diario scritto per la fidanzata Ines Cerutti, che doveva diventare sua sposa proprio pochi giorni dopo la chiamata in guerra di quello che allora era il sottotenente di artiglieria Enrico Rossi. 

Un diario che è rimasto segreto, custodito in quella scatola di metallo fino alla scomparsa di Rossi, avvenuta il 26 gennaio del 2007. 

Dopo il ritrovamento di quella testimonianza fu il presidente Carlo Respighi a dedicare il libro dal titolo “Lager con le stellette” alla collana “Biblioteca” che viene curata dalla Società storica vigevanese. 

Una iniziativa sostenuta nel 2008 dall’allora assessore provinciale alla Cultura Marco Facchinotti e dal Comune di Mortara, oltre che dal figlio di Enrico Rossi, Giovanni, direttore dell’Informatore Lomellino e curatore della pubblicazione. 

Sono 90 pagine di racconti, sfoghi, speranze, dolori, drammi, vissuti nell’inferno dei lager, che saranno riproposti come spunto di riflessione nell’ambito delle Giornate della Memoria in programma alla biblioteca mortarese. Una specie di seconda puntata delle presentazioni già avvenute  con il libro fresco di stampa a palazzo Cambieri, all’istituto Omodeo e al castello di Sartirana, anche grazie all’Associazione nazionale ex deportati, guidata dal professor Marco Savini.

Perché la Memoria non è mai abbastanza. 


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