Domenica 22 Maggio 2022

La pietra miliare fantasma a San Lorenzo

Ma chi si ricorda ancora della pietra miliare romana di marmo, a lato della chiesa di San Lorenzo? Un reperto con più di 1.700 anni di storia, quasi invisibile, dimenticato da tutti e soprattutto lasciato nell’incuria. Tra pochi anni potrebbe diventare irriconoscibile. Soltanto un sasso anonimo. Se lo chiede lo storico locale Simone Tabarini, mortarese d’adozione e curatore della pagina Facebook “Storie di Lomellina”.

“Le scritte sulla pietra sono invisibili – è l’allarme di Tabarini, classe 1988 – e non c’è nessuna targa che possa descrivere o riportare quello che rappresenta. In realtà la sua storia è gloriosa e, se venisse valorizzata a dovere, potrebbe diventare una vestigia importante. Però si trova in disparte, vicino alla chiesa, nessuno può ammirarla a dovere. Nessuno ci fa caso. Potrebbe essere in un museo e invece è soggetta alla pioggia, al vento, all’umidità e allo smog”. La pietra miliare è stata ritrovata nei primi del ‘900 durante alcuni scavi presso via Roma. Nel 1914 fu spostata presso il lato settentrionale della chiesa di San Lorenzo, dove risiede tuttora, durante alcuni lavori di rifacimento della facciata. Riporterebbe (per quanto è possibile leggere, la scritta non è in buone condizioni) “Domino Nostro Imperatori Caesari Flavio Constantino Maximo vittoria Augusto pontifici Maximo”. D-N-IMP-CAE-F-NSTANTINO-VIC-PO-MAX. La pietra risalirebbe ad un periodo compreso tra il 306 e il 337 Dopo Cristo, quando Costantino il Grande dominava l’Impero Romano. L’imperatore che spostò la capitale da Roma a Costantinopoli, ora Istanbul, e decise una volta per tutte che ognuno era libero di professare la religione che più gli andasse a genio. Ma forse adesso solo gli specialisti conoscono la sua esistenza, o gli studenti delle scuole medie più brillanti. Eppure è stata una delle figure più importanti della storia dell’umanità.

“Oltre alle scritte ormai quasi illeggibili – prosegue Tabarini – la pietra miliare sul lato settentrionale della chiesa è fissata con una grappa metallica esposta alla ruggine. L’abbandono mi sembra totale, 17 secoli di storia e nessuno che cerca di proteggerla. Nei prossimi anni il freddo e l’acqua quasi sicuramente distruggeranno il marmo, già di per se colpito dai vari secoli passati”. Tabarini, ricercatore instancabile e puntiglioso, propone anche un altro etimo per “Mortara”. Non “Mortis Ara”, l’altare dei morti dopo la disastrosa battaglia del 773 tra Franchi e Longobardi con la disfatta di questi ultimi, ma “Martis Arx”. Rocca di Marte. Un nome degli antichi romani che veneravano il Dio della guerra. “Attorno alla chiesa di San Lorenzo – prosegue lo storico nato a Vigevano – era presente un insediamento di origine romana. Ne fa cenno lo storico Francesco Pezza. Non a caso venne ritrovata, dove oggi sorge via Roma, una colonna miliare, oggi situata a lato sempre della chiesa di San Lorenzo. Inoltre nella frazione Medaglia vennero portate alla luce alcune tombe proprio dell’epoca descritta. Parlare di “castrum”, l’accampamento militare, non è difficile. Guardando Mortara dall’alto si scopre che quasi tutte le vie del centro seguono una via retta tipica dei romani (come Torino o Pavia). I segni di una colonizzazione romana ci sono e probabilmente sono sotto i nostri occhi senza che nessuno se ne accorga”.

Davide Maniaci © Riproduzione riservata