Lunedì 08 Agosto 2022

La malattia, il dolore e tanta rabbia

Queste parole vogliono essere un piccolo omaggio ad una persona a me carissima, ed anche un tentativo di spiegare le ferite e i profondi segni che alcune vicende della vita possono lasciare nel cuore di chi le vive in prima persona. Credetemi che prima o poi può capitare a tutti, sia direttamente sia a familiari carissimi. Eppure c’è chi fa finta di non vedere e non voler sapere. Nessuno vuole intervenire in modo concreto.

Avete presente la sensazione che si prova uscendo da un ristorante dopo aver pagato molto caro il pranzo o la cena e sentite un gusto aspro in bocca e avete la netta sensazione di essere stati, con abilità e metodo, fregati e raggirati? Siete sicuri dei vostri diritti, di dover essere rispettati e considerati per quelli che siete, delle persone oneste e rispettose delle regole della buona educazione che ti vi hanno insegnato da ragazzi; perché è così che si deve vivere, è così che ci si comporta con il prossimo.

La vita di ciascuno dovrebbe valere come tutti gli altri. Vivendo, invecchiando, guardando la vita con occhi stanchi ma saggi, capisci quanto sia diversa la vita tra chi è una persona normale, madre lavoratrice ora inabile da anni, e altri che scrivono e dettano leggi, promesse rimaste solo parole, frasi con cui farsi belli e poi nulla, o quasi, viene mantenuto o realizzato. Così ti senti umiliato, raggirato, oltraggiato, deriso e schernito, oltre al dolore e al disagio fisico si aggiunge quell’amaro in bocca e ci si chiede perché è così, quando viene promesso di tutto e mantenuto niente. Passano i giorni, le notti, e speri che domani arrivi una lettera o una telefonata dove ti riconoscano in pratica - perché in teoria già ti hanno detto che hai tutti i “requisiti” per ottenere quella aiuto che ti permetterà di vivere con più facilità, più dignità, meno sacrifici e meno disagi. Giorno dopo giorno, si formano gli anni, e nel frattempo in famiglia anche chi sopportava e supportava il peso maggiore nella cura della persona invalida, ovvero io stesso, mi sono dovuto operare per togliere un tumore. Dopo otto mesi, un altro intervento di protesi all’anca. Pensate che questo cambi l’atteggiamento delle istituzioni? Ma va, chi se ne frega.

“Non ci sono soldi!”.

Dopo anni di attesa per vedersi assegnato l’assegno di cura - sono soldi dati come contributo a chi si cura a casa propria di un familiare disabile non mettendoli in struttura - dopo anni durante i quali hai sopportato visite, controlli, ed accertamenti vari, ti ritrovi con una dichiarazione che proclama il diritto all’aiuto economico, poi, a voce, ti dicono che la Regione, lo Stato o a chi cavolo tocca, non ha stanziato i fondi. Grazie tante. Senza un minimo di vergogna. I soldi per i loro gonfi stipendi ci sono sempre. Loro, quelli che gestiscono il frutto del nostro sudore, possono agire come vogliono, fare casini, mentre chi è a letto, malato, può solo sperare di arrivare al domani. Queste persone invalide meritano tutto il rispetto del mondo. Danno ai loro familiari tantissimo amore, tanta serenità e forza per continuare a lottare minuto dopo minuto. Ormai è la pietà, intesa come aiuto e sostegno per chi soffre, non esiste più; al massimo uno sguardo, una parola, ma i fatti concreti nulla. Solo quando verranno a mancare, si capirà quale grande importanza hanno in famiglia, quale forza di carattere li sorreggeva e li spingeva a vivere contro tutto e tutti. 

Ti ringrazio Romana, per tutto quello che hai fatto, per quello che sei stata per me e per la famiglia che abbiamo costruito insieme, la dignità con la quale hai affrontato gli ultimi anni ed in particolare gli ultimi giorni della tua vita, è stata un esempio enorme per tutti. 

Ormai regna la teoria secondo la quale se una persona arriva ad una certa età ed a certe condizioni di salute e dieta viene considerata e trattata con molta sufficienza e leggerezza. 

La scusa è la solita bufala, “mancano i soldi”, quando invece basterebbe prenderli da dove tutti sanno che ci sono. Qualsiasi madre di famiglia saprebbe amministrare con giudizio e sapienza i soldi degli italiani. 

Quanti in basso siamo caduti… Pensavo di poter cambiare, nel mio piccolo mondo, portare un sorriso in più ma mi accorgevo di quanto difficile e dura sia la verità e la giustizia. Viene negata anche l’evidenza. Anche i giorni di agonia in ospedale sono stati terribili, in una stanza con tre letti quando due erano già quasi troppi, non si riusciva a stare vicino ai propri cari, non c’erano neppure le sedie per sedersi a fianco a chi sta passando da questa vita all’eternità; per non parlare del continuo vociare in corridoio del personale, quando si chiamava per avere un aiuto per accomodare ed accudire il paziente moltissime volte ci si sentiva rispondere “un attimo” e poi passavano due ore o si doveva chiamare altre persone. 

La nostra cara sanità è, e sta andando, sempre più alla deriva. Poi ci si riempie la bocca di belle parole d’effetto, ci diciamo cristiani, ma il “fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te” dov’è? 

“Ama il prossimo tuo come te stesso” diceva Gesù, ma chi è il tuo prossimo? Quello che ti è stato vicino, amato e curato una vita, lavorato e pagato le tasse fino a ieri? Poveri italiani, poveri anziani, derisi e lasciati consumare tra finta pietà e dolore; ma il maledetto denaro comanda e decide, indurendo i cuori e i sentimenti.

Chi dovrebbe essere in prima fila – i sindacati - a difendere noi anziani, malati, delusi, esausti, persi in questo mondo che non è più il nostro, dove non ci si parla più, dov’è la tecnologia se non la conosci ti accantona e rimani escluso dalla vita sociale. Il sindacato era l’ultima speranza per tutti i delusi dalla politica e anche dalla vita lavorativa ed ormai è perso pure lui. Ha perso mordente, sostegno, forza e fiducia della gente. 

Hanno avuto enormi scandali nelle altre sfere, coprendoli con tonnellate di silenzio. Non pensavo di dover vivere situazioni così lontane dalla ragione e dall’onesto vivere nella mia madre patria, sempre meno madre è sempre più estranea. Quale motivo avrei per essere fiero di essere italiano? Non è colpa dell’Italia ma degli italiani.

Sicuro che per anni non cambierà nulla se non si arriverà ad usare altri “armi” al posto della matita copiativa. Continuando a tirare la corda, alla fine si spezza.

Auguro a chi non ci ha aiutato non applicando gli accordi ed i sussidi destinati ai disabili di provare sulla propria pelle quanto hanno ignorato in casa d’altri. 

Solo chi ha provato o sta provando le stesse simili situazioni può capire la rabbia ed il disgusto di chi ha scritto queste righe.

Grazie a chi ne parlerà al proprio amico od amica.

Grazie. 

Antonio Battaglia

(Borgolavezzaro)

 

Stimato Signor Battaglia, capiamo le sua rabbia e il suo disgusto. Ed è prezioso che ne facciamo un messaggio per chi non l’ha ancora capito.

Perché, invece, i soldi ci sono, e tanti. Solo che dalle nostre parti le priorità sono altre. Guardi, sono però convinto che l’Italia sia alla vigilia di un cambiamento. Dopo il risultato “Rivoluzionario” del voto del 4 marzo.

Vede, all’indomani di quelle votazioni che porteranno ad un governo del tutto inedito per formazione politica, un rappresentante del Movimento 5 Stelle, incalzato da “giornalisti” di regime disse “Il nostro obiettivo è portare al centro dell’azione politica la qualità della vita dei cittadini”. Già, sarebbe banale, ma la sua tremenda testimonianza dimostra che ormai da molti anni questo non accade. Anzi, il contrario.

I cittadini sono da molti anni uno strumento per consolidare un potere che agisce contro di loro. 

Un potere che si occupa di banche, poteri economici più o meno occulti, multinazionali, importazione di stranieri, guerre tra bande rivali più o meno mafiose. E il risultato che si vive in Italia deriva da questo. La sua storia eriva da questo.

Le cito solo un esempio banale. 

L’Europa si è dotata di una banca privata europea, noi siamo ogni giorno messi di fronte ai problemi di spread, abbiamo un esercito enorme di persone che si interessano di immigrati, spenderemo milioni e milioni per progetti che mai saranno realizzati (pensiamo solo al ponte sullo stretto di Messina).

Eppure l’Europa non si è mai curata di fare strutture centralizzate per sconfiggere le più gravi malattie. Pensi solo cosa provoca nella società il cancro, non solo in termini umani, ma anche economici. Sembrerebbe banale, ovvio che l’Europa finanziasse con miliardi di euro una struttura di ricerca che unisca il meglio della scienza europea. Invece nulla.

Pensi che da noi sono i volontari eccezionali (come il nostro amico Riccardo Tacconi di Mortara) che tengono aperti ambulatori gestiti con enormi sacrifici da piccole associazioni.

Questa è follia, oppure è il frutto di un mondo che ritene che anche una grave malattia, che anche la sofferenza, come il suo caso racconta, sia un modo per speculare. Come è un modo per speculare tagliare la sanità pubblica, gli ospedali pubblici, solo per arricchire la sanità privata. Cioè per speculare.

A lei la nostra incondizionata solidarietà.

Giovanni Rossi

 

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