Lunedì 26 Ottobre 2020

La festa di San Pio X, un esempio per tutti

Si sono voluti chiamare Snpx, usando il vezzo degli sms, che vuole si tolgano le vocali, perché tanto ci si intende. Sono il gruppetto di ventenni (esatto, ventenni!) che organizza ormai da due anni la festa del quartiere di San Pio X, il quartiere di Mortara, oltre il sottopassaggio ferroviario. La festa che, è bene ricordarlo, è la più antica di Mortara e in Lomellina è seconda, in ordine di tempo, soltanto a quella dell’asparago di Cilavegna. Una festa nata attorno alla parrocchia del quartiere, cresciuta con il contributo degli abitanti, e capace di superare le inevitabili difficoltà che il tempo porta con sé, sballottata dall’era del parco nuovi nati, quando tutto si poteva, e della gelateria Hollywood, fino a quella delle panchine rimosse in piazza Giovanni XXIII e dei giardinetti usati come gabinetti, oppure dell’abituale “non abbiamo soldi” che è diventato il vangelo secondo gli amministratori pubblici. Tranne poi scoprire che i soldi, quando si vuole, ci sono, eccome se ci sono!
Il gruppo degli Snpx si è mosso all’insegna della tolleranza, del fare buon viso a cattivo gioco, fino alla sopportazione delle fin troppe banalità con cui la festa del quartiere rischiava di venire seppellita. Perché è bene chiarire che senza di loro la festa poteva diventare un ricordo. E invece con tanta passione e altrettanta professionalità (sostenuta da robusti strumenti di conoscenza scolastica) i “meno che trentenni” si sono avventurati in quel mondo para geriatrico che caratterizza tutte le manifestazioni lomelline, che, a differenza della festa di San Pio X, hanno come obiettivo “mettere in berta”, insomma riempirsi le tasche di quattrini, troppo spesso con la scusa di far festa a qualsiasi cosa. Lo dimostrano le baruffe, se non le risse, che caratterizzano tantissime pseudo – feste a base di gambe sotto il tavolo, feste dove (ma che strano!) i conti non vengono mai resi pubblici, nonostante i soldi arrivino a palate.
Loro no. Gli Snpx hanno per prima cosa chiarito di non volerci guadagnare e di fare la scommessa di portare avanti una festa che si pagasse da sola, cioè con i proventi della festa stessa. In teoria una scommessa che avrebbe dovuto spalancare le porte delle istituzioni, almeno per quanto riguarda l’enorme malloppo degli adempimenti burocratici che possono (possono, non devono) essere richiesti anche se si fa una festa di un quartiere di una cittadina di soli 15.000 abitanti. E invece no. Il percorso degli Snpx verso la festa del loro quartiere è sempre stato una sorta di gara a ostacoli, in cui la burocrazia si eccita di se stessa, in cui chiudere al traffico una viuzza diventa una smazzata di carte bollate. Mentre per altre occasioni una intera città viene blindata, a San Pio X, quartiere di Mortara, spuntano problemi, precauzioni, accorgimenti, osservazioni, per quasi tutto, perché qui la festa non deve soprattutto dare fastidio. Ma a chi dà fastidio una festa di quartiere?
Anche perché, se si volesse proprio fare della dietrologia politica facile facile, il quartiere di San Pio X è stato il punto di partenza della Lega a Mortara e il maggiore serbatoio di voti, come quartiere popolare un tempo appannaggio della sinistra.
Ma gli Snpx hanno abbassato la testa, come si addice per un quartiere popolare, hanno incassato i soliti “non abbiamo soldi” e il loro entusiasmo, in cambio, ha fatto trovare loro tanti amici che si sono affezionati a quelle facce pulite che evitano di pensare che tutto debba essere fatto a scrocco di soldi pubblici, come, invece, quasi sempre succede in Lomellina. 
E così tra cibo di strada di altissima qualità, sport, buona musica di artisti cittadini, auto storiche e tanta voglia di fare, da venerdì prossimo il quartiere di San Pio X, quello che qualcuno chiamava con supponenza Shangai, mette il numero 53 in cima alla sua festa. 
Un esempio che dovrebbe far pensare molti amministratori, per una festa da non perdere.
Giovanni Rossi © Riproduzione riservata