Martedì 10 Dicembre 2019

La differenziata non conviene: più si differenzia e più si paga

Il grande paradosso: più differenzi più paghi. Come se far bene all’ambiente facesse male alle tasche dei contribuenti. Eppure i dati dicono questo. Evidentemente ci deve essere un problema di gestione. Perché la fotografia che emerge dai dati (aggiornati solo fino al 2017) pubblicati da Ispra (Istituto superiore per la ricerca ambientale) è desolante.

Negli anni è aumentata la raccolta differenziata e di pari passo è anche aumenta la tassazione pagata dai cittadini. Tutto questo a fronte di un servizio quantomeno rivedibile. Una situazione che rasenta l’assurdo. Il 2017, in assenza di dati più aggiornati, è stato l’anno record. Il costo di gestione dei rifiuti calcolato sugli 85 mila abitanti distribuiti sui 41 Comuni che all’epoca aderivano al Clir è stato di 107 euro al chilo. Una parabola ascendente partita nel 2011, quando il costo pro capite al chilo era di 95 euro. Da allora i cosi sono sempre cresciuti. E di conseguenza anche la Tari, la tassa rifiuti, si è fatta sempre più pesante. Quest’anno, a Mortara, l’aumento votato in consiglio comunale è stato del 15 per cento. Significa che i contribuenti scuciranno, rispetto all’anno precedente, 386mila euro in più. Tutto per coprire la “maxi fattura” del Clir che ha chiesto al Comune di Mortara circa 2milioni e 700mila euro per la gestione della raccolta e smaltimento rifiuti. Eppure la raccolta differenziata viene fatta con successo. Nel 2016 si è sfiorato il 70 per cento di differenziata, nel 2017 la percentuale raggiunta è stata superiore al 63 per cento. Però anche i costi di gestione del rifiuto differenziato, e quindi riciclabile e rivendibile come materia prima, sono sempre cresciuti. Tanto che nel 2016 i costi della gestione dei rifiuti differenziati hanno superato quelli per la gestione dei rifiuti indifferenziati. Non basta considerare il fatto che i rifiuti differenziati sono ora in quantità maggiore per giustificare questo andamento. Anzi, una domanda è lecita. Come mai non ci sono utili significativi dalla vendita delle materie prime ricavare dalla raccolta differenziata. Ma i costi non sono l’unico punto dolente. Anche la qualità del porta a porta lascia a desiderare. Infatti alcuni Comuni hanno già rotto con il Clir e sono usciti dal Consorzio. In fuga dalla ditta con sede a Parona i Comuni di Candia, Rosasco, Sant’Angelo, Castelnovetto, Zeme, Castello D’Agogna, Robbio e Cilavegna. 

Luca Degrandi © Riproduzione riservata