Lunedì 29 Novembre 2021

“La corna dal fabrìcon”. Da Giuseppe Abbà e Luca Degrandi un libro sulle lotte operaie.

Per i giovani (cui è soprattutto dedicato) è una scoperta. Per chi c’era una valanga di ricordi. Per tutti un brusco risveglio per riuscire a leggere un futuro lontanissimo.
“La corna dal fabrìcon”, con il sottotitolo di “Lotte operaie a Mortara” esce in questi giorni nelle librerie della zona (A Mortara è presso “Le mille e una pagina” e “La bottega dei sogni”) a firma Giuseppe Abbà, con la indispensabile collaborazione di Luca Degrandi, nostro apprezzato collaboratore. 
Sono 128 pagine di un libro finalmente di sinistra. Di sinistra nella forma, che ricorda la vasta letteratura degli anni ‘70, quando in piazza si andava per difendere i diritti dei lavoratori sfruttati e non le voglie di qualche capoccia politico. 
Di sinistra nei contenuti, che affrontano con serenità e chiarezza il tema sempre scottante del rapporto tra aziende e lavoratori: un rapporto di amore e odio, perché i lavoratori sono indispensabili alle aziende, come è l’azienda che dà lavoro, ma anche perché la tentazione di “sfruttare” i lavoratori è sempre stata al centro della lotte per raggiungere migliori condizioni di lavoro. 
Sempre fino a un recente passato in cui la difesa dei lavoratori è finita inghiottita dalle regole della finanza.
Per questo “La corna dal fabrìcon” è un libro tremendamente attuale, se non “futuribile”, per la tremenda attualità del tema che serpeggia in ogni sua pagina, che è la democrazia nelle aziende.
Capita così che 50 anni esatti di cronache di mobilitazioni operaie in Lomellina sembrino di straordinario interesse in un mondo in cui una dipendente dell’Ikea (paronese) viene gettata per strada insieme al suo bambino handicappato o in un mondo in cui i dipendenti di Amazon sentono girare l’ipotesi dei braccialetti elettronici che consentano al “padrone” di sapere anche quando si va in bagno. Tutto questo il libro a cura di Giuseppe Abbà e Luca Degrandi non lo dice espressamente. Ma lo si capisce.
Il libro invece prende in esame le vertenze sindacali e le lotte operaie che si svolsero a Mortara dagli anni ‘60 nella maggiori ditte locali, alle prese con il boom economico, ma anche con una crescente necessità di consentire alle classi più deboli una graduale marcia verso condizioni di vita più umane.
Si parla di Scac, Saff, Sacic, Solfrene, Ursus Cuoio, Casassa, Parein, Buttazzoni, Marzotto, Gallo, Ubertone, Comet, Banf e Zarine, Cioè di quella Mortara degli imprenditori che sembra davvero lontana anni luce, proprio come la coscienza di classe dei lavoratori, divenuti oggi zimbelli di multinazionali che possono licenziare da un minuto all’altro senza alcuna giustificazione, grazie alla demolizione di ogni tutela dei diritti dei lavoratori.
E forse proprio la tremenda vicinanza tra quel passato e l’attualità del precariato, della più sfrenata corsa al capitalismo senza regole, può essere stata la molla che ha convinto Giuseppe Abbà, per tredici anni sindaco di Mortara per il Partito comunista e poi segretario provinciale di Rifondazione per 22 anni, a decidere di fare un vero libro di sinistra, raccontando la storia recente dal punto di vista degli operai, di quei lavoratori che a Mortara, in migliaia, ogni mattina si muovevano per entrare in fabbrica al suono della sirena della Marzotto, cioè  “La corna dal fabrìcon”.
Una colonna infinita di quelle che venivano chiamate “tute blu” intente a conquistare il pane per le loro famiglie, i libri per i figli che volevano studiare per affrancarsi dal destino di essere anche loro operai. 
Un percorso che è la storia di decine e decine di professionisti affermati e benestanti della Lomellina odierna, che sono colore i quali da quelle lotte operaie hanno conquistato il diritto allo studio e la possibilità di accedere a quell’ascensore sociale che li ha portati dall’essere “figli di operai” a borghesi. 
Magari guardando oggi con distacco le persone che allora consentirono a papà e mamma di mettere insieme sacrifici e diritti, lotte e stanchezza per raggiungere un po’ di benessere.
Il libro è scritto con la precisione del cronista di razza, con la dovizia di particolari che si impone a chi parla della sua vita e della sua generazione. Scritto dal punto di vista di un uomo di sinistra, votato alla lotta a favore dei deboli, a favore dell’uguaglianza dei diritti.
In più si possono trovare immagini e moltissimi volantini che raccontano quegli anni di speranza e di entusiasmo, perché “cambiare si può, cambiare si deve”.
Non mancano neppure alcune copie delle pagine dell’Informatore Lomellino, dove si fanno cronache in tempo reale di allora.
Allora quando si lottava per la dignità, pur nella consapevolezza di avere una assoluta necessità di mantenere il posto di lavoro. 
Allora quando la politica era la base di ogni discussione che aveva al centro l’individuo.
Un tuffo a occhi chiusi nel passato (o nel futuro) che legge i fatti dalla parte dei più deboli: cioè un tuffo, ma al cuore, per chi abitualmente legge cronache a senso unico in cui il lavoro è una palla al piede per aziende 2.0.
Senza che nessuno riesca a spiegare neppure cosa voglia dire.
Per tutto questo il libro va comprato e va letto. Perché vale enormemente di più dei 10 euro che costa, perché è strumento per conoscere, per scoprire e per ricordare. 
Verrebbe da dire che finalmente esce un libro lomellino in cui non si raccontano balle o banalità, non si parla di mondine o improbabili visioni bucoliche, non si guarda con emozioni di maniera a un passato rivisitato o mai esistito. 
Nel libro ci sono persone con lo sguardo fiero, che lottano per i diritti di tutti. In una Mortara che era affollata di negozi, che aveva un ospedale con Medicina, Chirurgia, Traumatologia, Ostetricia, Pronto soccorso, con le cucine che preparavano pasti cucinati da cuoche mortaresi, con camici fatti a Mortara, scarpe fatte a Mortara. 
Una città che la sera si illuminava di lampioni e bar, con le strade che si riempivano di biciclette e i marciapiedi che si affollavano per la passeggiata sul corso. Per rivivere quella Mortara, magari per sperare che ritorni, si consiglia di andare in libreria e investire 10 euro per passeggiare nel tempo, quando a Mortara, ogni mattina,  il tempo era scandito ascoltando “La corna dal fabrìcon”.

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