Giovedì 19 Settembre 2019

Janna Robecchi, a sessant’anni dalla morte

  • -
  • 11 Settembre 2019

Io penso che sia molto importante per tutte noi donne, in particolare se cristiane, riprendere i fili della memoria di figure femminili, che hanno svolto ruoli importanti nella storia della Chiesa locale e che sono state in passato dimenticate o sottovalutate.

Ritengo che ricordare il 60° di morte (avvenuta a Vigevano il 21 ottobre 1959) rappresenti una tappa di questo percorso e, noi donne, possiamo scoprire quanto dobbiamo ad altre figure femminili venute prima di noi. Recuperare la storia della memoria significa infatti anche recuperarne l’insegnamento.

Janna Robecchi è nata a Vigevano nel 1900, figlia dell’avvocato Antonio, della nobile famiglia Robecchi, già proprietaria del castello di Gambolò. La vita di Janna è avvolta nel mistero di un’esistenza travagliata eppur serena, di un’anima docile alla volontà di Dio che l’ha portata ad essere la prima Responsabile generale dell’Istituto secolare Amore-Riparazione-Apostolato (A.R.A.) ora di diritto pontificio, uno dei primi del mondo ad essere approvato dalla Chiesa nel 1948, fondato dal sangiorgese don Giovanni Tamburelli.

L’incontro “fatale” di Janna con Don Giovanni all’Alpe Veglia (Varzo) negli anni venti segnerà la sua vita. Ne fu tramite la scrittrice per ragazzi, maestra e poi direttrice didattica milanese Camilla Paloschi che con le sorelle ospitava nella villa di famiglia, in montagna, la coetanea Janna Robecchi. La famiglia Paloschi chiese al sacerdote Don Giovanni Tamburelli, presente d’estate a Veglia, di celebrare nella cappellina della villa. Nascerà tra queste due grandi persone di fede un’amicizia profonda, costruttiva, una collaborazione straordinaria, anni di intenso lavoro e di intuizioni profetiche….

Da questo momento in poi Janna non si risparmia, spende tutta la vita e tutte le sue doti per l’Istituto, la cui infanzia è stata caratterizzata da una grande fragilità, da un’assenza quasi completa di strutture definite e di protocolli formativi. 

Diventerà per centinaia di giovani donne, in un periodo storico difficile, che vede cambiamenti epocali la “Madre” così si denominerà fino al Vaticano II la Responsabile generale dell’Istituto Secolare A.R.A., sparso in tutta la penisola e presente in Svizzera, Slovenia e Venezuela.

Consacrata nel mondo, senza vita in comune nè abito religioso, in una vita contemplativa e attiva, con un amore forte a Gesù, in un generoso e concreto impegno nel sociale. 

Perché Janna Robecchi è così poco conosciuta in Lomellina? Per aver preferito “essere” piuttosto che “apparire”, cercando di nascondere le sue virtù agli occhi degli uomini. Perciò ha vissuto sempre nel silenzio e nel nascondimento, preferendo servire piuttosto che essere servita, amare piuttosto che essere amata.

Parlare oggi di umiltà, non è facile, e forse, dà anche un po’ fastidio. La parola umiltà sembra infatti portare con sé risonanze che delineano atteggiamenti, stati d’animo oramai desueti, propri del tempo passato; “abbassarsi, umiliarsi” conservano nell’immaginario collettivo connotazioni non positive. Ma l’umiltà di Janna Robecchi non è assumere un atteggiamento rinunciatario o dimesso, ma promuovere coraggiosamente la volontà di Dio.

Maria Grazia Demartini © Riproduzione riservata